Milan, 503 milioni investiti e 315 incassati: risultato un solo trofeo in quattro anni
In filosofia economica la chiamano "decrescita felice", proposta di modus vivendi teorizzata dal francese Serge Latouche. La si può applicare senza troppi sforzi anche al Milan: dal 2021-2022, anno della conquista del 19esimo scudetto, i rossoneri hanno man ridimensionato i propri obiettivi, vedendo vincere sempre le rivali storiche (se non per la Supercoppa Italiana del gennaio 2025) e festeggiando oltremodo traguardi, come le qualificazioni in Champions League e gli attivi di bilancio, certamente positivi, ma non esattamente all'altezza dei trionfi passati del club e dei desideri dei tifosi. Quest'anno non farà eccezione: nessun trofeo vinto, Inter (o, in caso di miracoli, Napoli) con lo scudetto sul petto e sorrisi in via Aldo Rossi per l'eventuale piazzamento nei primi quattro posti, che darà riaccesso a Maignan e compagni alla massima competizione europea e riempirà le casse del club di denaro fresco. Per un club come il Milan, non esattamente il migliore dei mondi possibili.
Era Cardinale
Tale decrescita è iniziata con l'avvento di Gerry Cardinale dal Milan e, in generale, dall'arrivo del nuovo management post Elliott. Il primo anno, con ancora Paolo Maldini al timone dell'area tecnica del club, l'ultimo sussulto: il Milan si gioca le semifinali di Champions League contro l'Inter, in un doppio match terminato con l'ampia vittoria dei nerazzurri. Poi, la leggenda milanista viene licenziata e, con lui, fa le valigie anche il ds Ricky Massara. Inizia una nuova era: l'amministratore delegato Giorgio Furlani vede aumentare i suoi poteri anche sul lago sportivo, coadiuvato dall'ex capo-scout Geoffrey Moncada, promosso a direttore tecnico. Non una grande idea: il Milan, complice la ricca cessione di Tonali, fa tanti acquisti, ma viene eliminato ai gironi di Champions League, esce ai quarti di Europa League contro la Roma e arriva secondo in campionato dietro l'Inter, vincitrice dello scudetto proprio nel San Siro rossonero. L'arrivo di Zlatan Ibrahimovic come Senior Advisor della proprietà non aiuta, anzi: nella passata stagione, le scelte tecniche dello svedese e del resto della dirigenza condannano il Milan ad un clamoroso ottavo posto in classifica. L'ultima stagione è, infine, quella in corso, caratterizzata dagli arrivi di Tare e Allegri per cercare di sistemare la situazione.
Mercati
Un circolo vizioso senza fine, dunque. Ogni anno un ricominciare, spesso e (mal) volentieri puntando su scelte non esaltanti, come per i calciatori. Eppure, di soldi, ne sono stati spesi tanti, per un totale di più di 500 milioni di euro in quattro anni di mercato: nel 2022/23 62 milioni di euro, nel 2023/24 132 milioni, nel 2024/25 139 milioni e nel 2025/26 170 milioni, a fronte di una campagna cessioni sempre abbondante (soprattutto di calciatori chiave, come Tonali, Theo e Reijnders) per un totale di 315 milioni di incassi. È chiaro che, per il prossimo futuro, il Milan abbia bisogno della qualificazione in Champions League e Allegri lavorerà per questo. Ma in estate serviranno scelte azzeccate e, soprattutto, unità d'intenti in dirigenza.
