Neres e Lang, il segreto di Conte: amicizia e colpi per il Napoli  

La fantasia, la velocità e i gol della coppia di jolly hanno rilanciato le ambizioni della squadra in due partite
Fabio Tarantino
4 min

Neres e Lang sono amici per la palla, si divertono in campo come fuori, hanno imparato a conoscersi e ora sfruttano lo spazio a disposizione per esaltarsi con giocate poetiche e decisive. I protagonisti di Napoli-Atalanta, i nuovi esterni che segnano un nuovo inizio tattico, hanno replicato anche in Champions contro il Qarabag. Pur senza segnare, sono partite dai loro piedi, dal loro talento, le azioni principali, come la rovesciata da spiaggia del brasiliano che stava per diventare gol dell'anno o altre intuizioni che avrebbero meritato miglior sorte. Una conferma dopo la Dea, dopo la doppietta di Neres e il primo gol con la maglia del Napoli di Noano, il rapper che di mestiere resta comunque un attaccante che non vede l'ora di mostrar di sé altre virtù oltre quelle già proposte al pubblico del Maradona. 

Napoli, brilla Neres 

Neres è tornato e diventa per Conte una risorsa preziosa, una variabile notevole che gli avversari, forse, non avevano del tutto previsto. Era a secco di gol da un anno prima di sabato, aveva segnato l'ultima rete il 4 gennaio al Franchi prima di un lungo letargo interrotto dalla doppia fiammata contro l'Atalanta, indizi di rinascita che poi si sono alimentati della giocata show in Champions e di una traversa improvvisa. Questo è Neres, versione inedita, professione goleador. Poi c'è l'altro, professione funambolo, il solito esterno che quando parte è una furia, va a una velocità insostenibile per gli altri e diventa imprendibile. Volendo, ci sarebbe anche la versione falso nove, intuizione vincente di Conte contro l'Inter riproposta, in alcuni frangenti, anche martedì. Contro il Qarabag, Neres ha spesso attaccato la profondità e poi, nel secondo tempo, col cambio modulo, si è avvicinato a Hojlund costruendo da seconda punta con efficacia blindata. 

Lang in crescita 

Di Neres si conosceva già tanto, di Noa Lang non ancora. C'era il sospetto potesse essere qualcosa di simile al giocatore intravisto nell'ultima settimana per l'investimento estivo, oltre 25 milioni al Psv, per l'insistenza del colpo (era stato cercato già a gennaio) e poi per il curriculum, i due campionati vinti con la dieci sulle spalle in Olanda, i venti gol in due stagioni, lo show contro la Juve in Champions e una personalità evidente già in conferenza, nel giorno della presentazione, quando si descrisse come il giocatore per cui «pagare un biglietto e venire allo stadio». Chi era al Maradona nelle ultime due ha capito cosa intendesse dire, Lang, quel giorno. Pur non essendo ancora al top, pur avendo proposto di sé una versione parziale, le giocate sono evidenti, il suo calcio è delizia per gli occhi, sono tocchi di suola e d'esterno, tentativi di dribbling e cross tesi anche col mancino che non sarebbe il suo piede principale. Quando Lang ha palla, e la riceve allargandosi a sinistra, tutto può accadere e qualcuno magari dalle tribune s'alza pure in piedi. Neres è più diretto, neppure il tempo di riceverla che è già fuggito via con uno stile tutto suo, molto efficace, meno elegante. Alla fine conta la sostanza, almeno nel calcio. 

 

 

 


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