Pagina 2 | Vergara, talento e personalità: si è preso il Napoli e ora sogna la Nazionale

Classe pura, personalità e due gol in quattro giorni: i tifosi sono pazzi di Antonio

Il ragazzo ha coraggio: presentarsi in campo con i calzettoni abbassati alla Sivorino, alla seconda da titolare in Serie A con il Napoli e per giunta contro la Juve a Torino, era un bel rischio. Ma Antonio Vergara, 23 anni, trequartista e forse mancino non per caso, ha tre doti fondamentali con cui schiaffeggia i pericoli del suo mestiere: talento puro, la gioia del calcio e due occhi furbi e scugnizzi, neri come olive, da film di De Sica (Vittorio). Lui, invece, sulla tibia sinistra ha tatuato i versi di una poesia di Eduardo: una d’amore, quella del cuore analfabeta. L’ha dedicata alla squadra e alla città. La sua città: Napoli ovunque, sulla pelle e nel destino. Era tutto scritto: aveva 10 anni quando Gianluca Grava, il direttore del settore giovanile, andò a vedere un po’ di ragazzini sul campo di calcetto della scuola calcio della famiglia Lodi e lo notò. Lo scoprì e lo volle subito, perché aspettare? Correva il 2013, fu pagato più o meno 15mila euro. Oggi non ha un prezzo, ha anche firmato con il Napoli fino al 2030. O meglio: vale milioni di euro, ma chi può dire quanti? Un bel po’. Doppia cifra. Di certo, il valore è cresciuto negli ultimi sette giorni: è trascorsa una settimana dal primo gol con il Napoli, in Champions, contro il Chelsea. Con una ruleta in faccia a gente da Premier e un sinistro affilato nello stadio del dio mancino. Il bis tre giorni dopo: con la Fiorentina, cavalcando come un purosangue. E sempre di sinistro: quel piede è d’oro, può farci tutto. Che fosse bravo, ma bravo davvero, s’era già capito da tempo e c’era solo da scegliere: il controllo a seguire di tacco in ritiro, l’assist contro il Cagliari, lo scatto di Torino con Yildiz aggrappato (e ammonito) alla sua maglia. Ma se il telecronista inglese di Napoli-Fiorentina lo chiama, «’o piccirillo», raccontando il suo gol e trattandolo come un niño prezioso, allora vuol dire che il ragazzo ha cominciato la scalata. E pensare che allo Stadium, in una scena da Troisi, l’arbitro Mariani gli parlò in inglese. E Antonio, con personalità: «Sono italiano, prima cosa...». E meno male.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Napoli

Vergara, viva Italia

Troppo clamore e troppo rumore? Può darsi. Ma Antonio ha fame, non si bea: dopo quel capolavoro contro i Blues ricominciò a correre come un mediano e a difendere come si deve nel calcio moderno. E poi, dicevamo, il pallone è gioia e i talenti italiani sono rari: alla nidiata dei Pio, dei Palestra e dei Leoni si è unito anche Vergara. Il presente e il futuro del Napoli, magari il futuro della Nazionale: il nostro calcio ha bisogno di ragazzi come queste magnifiche quattro speranze per rialzare la testa. La chiamata di Gattuso è un sogno? Certo. Ma anche possibile come l’esordio all’improvviso da titolare in campionato contro il Sassuolo senza Neres, tanti infortunati e troppi problemi: prima d’allora aveva giocato 17 minuti in A, 10 in Champions e 2 in Supercoppa. È stato bravo a cogliere il suo momento, così come Conte a credere in lui: ora ne ha fatte cinque di fila con 2 gol in quattro giorni.

Vergara, talento doc

In Coppa Italia aveva già giocato da titolare - debutto assoluto - e servito un assist a Lucca. All’uscita si prese un mare di applausi. E fu così che il popolo del Maradona s’innamorò: non si parla che di lui, e non soltanto in città. Un napoletano del vivaio dopo Gaetano, un talento di Frattamaggiore dopo Insigne. Un talento made in Naples che prima di sfondare s’è fatto le ossa in prestito in C con la Pro Vercelli e in B con la Reggiana. A Reggio, a settembre 2023, ci rimise un crociato a 20 anni. Un mese dopo qualcuno lo notò con le stampelle e il gesso al Maradona: era in tribuna per Napoli-Milan. A sognare di giocarla, un giorno. Beh, ad aprile gli conviene non prendere impegni.


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Vergara, viva Italia

Troppo clamore e troppo rumore? Può darsi. Ma Antonio ha fame, non si bea: dopo quel capolavoro contro i Blues ricominciò a correre come un mediano e a difendere come si deve nel calcio moderno. E poi, dicevamo, il pallone è gioia e i talenti italiani sono rari: alla nidiata dei Pio, dei Palestra e dei Leoni si è unito anche Vergara. Il presente e il futuro del Napoli, magari il futuro della Nazionale: il nostro calcio ha bisogno di ragazzi come queste magnifiche quattro speranze per rialzare la testa. La chiamata di Gattuso è un sogno? Certo. Ma anche possibile come l’esordio all’improvviso da titolare in campionato contro il Sassuolo senza Neres, tanti infortunati e troppi problemi: prima d’allora aveva giocato 17 minuti in A, 10 in Champions e 2 in Supercoppa. È stato bravo a cogliere il suo momento, così come Conte a credere in lui: ora ne ha fatte cinque di fila con 2 gol in quattro giorni.

Vergara, talento doc

In Coppa Italia aveva già giocato da titolare - debutto assoluto - e servito un assist a Lucca. All’uscita si prese un mare di applausi. E fu così che il popolo del Maradona s’innamorò: non si parla che di lui, e non soltanto in città. Un napoletano del vivaio dopo Gaetano, un talento di Frattamaggiore dopo Insigne. Un talento made in Naples che prima di sfondare s’è fatto le ossa in prestito in C con la Pro Vercelli e in B con la Reggiana. A Reggio, a settembre 2023, ci rimise un crociato a 20 anni. Un mese dopo qualcuno lo notò con le stampelle e il gesso al Maradona: era in tribuna per Napoli-Milan. A sognare di giocarla, un giorno. Beh, ad aprile gli conviene non prendere impegni.


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