De Bruyne, rientro da fenomeno: ha acceso il Napoli, quanto mancava

Ha riportato la classe pura: archiviati per necessità i Fab Four, ricama da destra alle spalle di Hojlund
Fabio Tarantino

Due passaggi chiave, tredici in totale vincenti, dieci in avanti a verticalizzare per le punte, due recuperi: i numeri del secondo tempo di Kevin De Bruyne contro il Lecce, la sua partita da artista della trequarti, spiegano l'eleganza del belga e l'incidenza avuta all'interno di un pomeriggio che stava per diventare sera non solo per la luce ormai svanita. Serviva una scintilla e ne sono arrivate due e non è un caso che dal torpore il Napoli si sia risvegliato con KDB in campo. Quarantacinque minuti ad alta intensità, ad alto calcio, con testa alta e sguardo rivolto verso la porta, tocchi di prima e trame in verticale a mandare a nozze soprattutto Alisson che, pur senza segnare, poi lo ha ringraziato in campo e sui social. C'è stato un Napoli senza De Bruyne e uno con Kevin, l'illusionista della manovra che al Napoli è mancato tanto. Troppo. Un'ingiustizia calcistica nel momento decisivo della stagione al primo anno in Italia dopo un affare che aveva fatto vibrare una primavera già frizzante per lo scudetto.

Napoli, De Bruyne è un rimpianto

Ad ogni tocco palla, sabato, s'amplificava nel vederlo giocare il rimpianto per aver perso De Bruyne per oltre quattro mesi, 132 giorni e diciannove weekend, 28 partite in totale senza, dal 25 ottobre - quando s'è fatto male - al 6 marzo, quando è tornato in campo nel finale contro il Torino. Nel mezzo c'è stata la tempesta e il mare mosso, una lesione di alto grado del bicipite femorale della coscia destra, l'operazione ad Anversa del 29 ottobre, la riabilitazione in Belgio e poi il ritorno in Italia mentre il Napoli perdeva a Bergamo il 22 febbraio. KDB è tornato in grande forma, ha sorpreso tutti, si è rimesso a correre e oggi è già determinante. Sabato scorso ha giocato l'intero secondo tempo al posto di Elmas e per venerdì si prenota anche per una maglia da titolare. Si vedrà, dipenderà dai prossimi giorni, dalle risposte del campo. Presto oggi per dirlo. Manca ancora tempo. Di sicuro, Conte sa bene che ora De Bruyne è di nuovo una risorsa. Come a inizio stagione. Ma con una novità rispetto a quando s'era fermato dopo il rigore all'Inter, il quarto gol in campionato dopo averle giocate tutte, dieci su dieci (e tre di Champions) prima dell'infortunio.

 


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Napoli

De Bruyne, la posizione in campo

Oggi il Napoli non gioca più con i Fab Four, non avrebbe potuto avendoli persi a turno un po' tutti. Nel 3-4-2-1, De Bruyne - che a inizio stagione era centrale con Lobotka nel 4-1-4-1 e si alternava tra regia e trequarti - sta agendo a destra alle spalle di Hojlund, in quello che fino a pochi giorni fa era stato il ruolo di Vergara. Ed è lì che sabato si è divertito a costruire calcio con i suggerimenti in profondità di Gilmour e poi i movimenti a turno di Alisson, Hojlund in avanti oppure Politano alla sua destra. KDB riceveva, puntava, avanzava. Un'artista degli ultimi trenta metri. Ci ha provato anche dal limite, palla fuori non di molto. Sulla trequarti, la sua dimora per anni, si è avvicinato danzando, al suo ritmo, a quel Mondiale che è il grande obiettivo personale di fine stagione. Il quarto della sua lunga e gloriosa carriera. Nel mezzo, l'altra grande ambizione collettiva: consegnare al Napoli un'altra qualificazione in Champions League ma senza porsi limiti, continuando a vincere per vedere fin dove sarà possibile arrivare. Di solito, quando hai KDB in squadra, l'orizzonte ha confini ribelli. LPS

 


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Due passaggi chiave, tredici in totale vincenti, dieci in avanti a verticalizzare per le punte, due recuperi: i numeri del secondo tempo di Kevin De Bruyne contro il Lecce, la sua partita da artista della trequarti, spiegano l'eleganza del belga e l'incidenza avuta all'interno di un pomeriggio che stava per diventare sera non solo per la luce ormai svanita. Serviva una scintilla e ne sono arrivate due e non è un caso che dal torpore il Napoli si sia risvegliato con KDB in campo. Quarantacinque minuti ad alta intensità, ad alto calcio, con testa alta e sguardo rivolto verso la porta, tocchi di prima e trame in verticale a mandare a nozze soprattutto Alisson che, pur senza segnare, poi lo ha ringraziato in campo e sui social. C'è stato un Napoli senza De Bruyne e uno con Kevin, l'illusionista della manovra che al Napoli è mancato tanto. Troppo. Un'ingiustizia calcistica nel momento decisivo della stagione al primo anno in Italia dopo un affare che aveva fatto vibrare una primavera già frizzante per lo scudetto.

Napoli, De Bruyne è un rimpianto

Ad ogni tocco palla, sabato, s'amplificava nel vederlo giocare il rimpianto per aver perso De Bruyne per oltre quattro mesi, 132 giorni e diciannove weekend, 28 partite in totale senza, dal 25 ottobre - quando s'è fatto male - al 6 marzo, quando è tornato in campo nel finale contro il Torino. Nel mezzo c'è stata la tempesta e il mare mosso, una lesione di alto grado del bicipite femorale della coscia destra, l'operazione ad Anversa del 29 ottobre, la riabilitazione in Belgio e poi il ritorno in Italia mentre il Napoli perdeva a Bergamo il 22 febbraio. KDB è tornato in grande forma, ha sorpreso tutti, si è rimesso a correre e oggi è già determinante. Sabato scorso ha giocato l'intero secondo tempo al posto di Elmas e per venerdì si prenota anche per una maglia da titolare. Si vedrà, dipenderà dai prossimi giorni, dalle risposte del campo. Presto oggi per dirlo. Manca ancora tempo. Di sicuro, Conte sa bene che ora De Bruyne è di nuovo una risorsa. Come a inizio stagione. Ma con una novità rispetto a quando s'era fermato dopo il rigore all'Inter, il quarto gol in campionato dopo averle giocate tutte, dieci su dieci (e tre di Champions) prima dell'infortunio.

 


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