Napoli, c'è posto in attacco: quanti protagonisti "inventati" e alternati da Conte

Dall'intuizione Vergara all'arrivo di un giocatore come Alisson Santos, senza dimenticare i Fab Four: come è cambiata la squadra azzurra nell'arco della stagione
Fabio Tarantino

NAPOLI - Alle spalle di Rasmus Hojlund, la costante dell’attacco del Napoli, s’è mossa quasi una squadra intera pronta a supportarlo. Ognuno con le proprie caratteristiche. In principio c’erano tre dei Fab Four con l’aggiunta di Politano, era il Napoli del 4-1-4-1 d’inizio stagione, quello nato dopo l’arrivo di De Bruyne per far coesistere tutti i big del centrocampo. Poi, nel pieno dell’emergenza, si è passati al tridente classico, quindi ai due dietro la punta, quelli sulla trequarti del modulo attuale, il 3-4-2-1, il vestito perfetto anche con i primi rientri, con KDB di nuovo al centro della manovra e con McTominay rientrato proprio a Cagliari. Dietro Hojlund si sono alternati in tanti, pedine mosse dalle mani sapienti di Conte, allenatore esperto e camaleontico, un visionario della tattica e del calcio, l’illusionista che dalle difficoltà ha ricavato opportunità.

Conte, la mossa che ha cambiato il Napoli

A DESTRA. Così è nata l’intuizione Vergara, oggi infortunato ma nel pieno dell’inverno perno del Napoli che si aggrappava ai superstiti della rosa. Tre gol, Chelsea, Fiorentina e Como, e un exploit tecnico che poteva portarlo a giocare i playoff con l’Italia se solo non si fosse fermato sul più bello. Gennaio e febbraio sono stati i suoi mesi in quella che oggi è la posizione di De Bruyne, tornato titolare a Cagliari in un ruolo che aveva ricoperto già al City. KDB aveva iniziato la stagione da centrocampista centrale accanto ad Anguissa nei quattro dietro Hojlund con Politano a destra e McTominay finto esterno dall’altra parte (dove aveva giocato anche Spinazzola a Torino coi granata). Dietro di loro, la regia di Lobotka. Era il primo Napoli con quattro frecce alle spalle di Rasmus.

Napoli, le origini del cambio modulo: dal 4-1-4-1 al 3-4-2-1

SI CAMBIA. Dall’Inter in poi, però, qualcosa è cambiato. Dopo il 25 ottobre, il 4-1-4-1 va in archivio senza KDB, Conte torna all’antico: con Lecce e Como va di 4-3-3, prima con Lang e Politano esterni, poi con Neres e sempre Politano ai lati dell’ex United. A Bologna, gara svolta, a sinistra ci va Elmas. Sarà l’ultima volta della difesa a quattro. Dopo la sosta, dall’Atalanta in poi, nasce il Napoli del 3-4-2-1, quello della vittoria della Supercoppa a Riyadh. E diventa ad un tratto il Napoli di Neres, decisivo con le sue reti, tra cui la doppietta in finale contro il Bologna.


© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Napoli

La svolta: da Vergara all'arrivo di Alisson Santos

LA SVOLTA. Brilla, con lui a destra, la squadra azzurra. Brilla anche con Lang a sinistra, che segna la prima rete proprio contro la Dea dopo la sosta. Poi, però, Elmas lo supera nelle gerarchie. Neres, a destra, è invece insostituibile. L’inerzia è positiva, il vento soffia a favore del Napoli, poi all’Olimpico, 4 gennaio, si ferma anche Neres. Così Conte cambia di nuovo. Politano fa il titolare a Milano con l’Inter l’11 gennaio. Poi Vergara diventa il nuovo protagonista. A sinistra, invece, Elmas non si tocca. Almeno fino all’arrivo di Alisson.

Alisson Santos subito titolare a sinistra, poi il rientro dei big

DA FEBBRAIO. Diventa lui, con i gol alla Roma e poi al Torino, il nuovo titolare a sinistra, mentre l’altro colpo di gennaio, Giovane, si muove a destra ma partendo sempre dalla panchina (titolare solo col Como in Coppa Italia). Lì, a destra, ci va a volte anche Elmas. Come col Lecce. Ma col Cagliari, prima della sosta, ecco l’ennesimo nuovo tandem: McTominay a sinistra, De Bruyne a destra. Avanti, dietro Hojlund, c’è sempre posto.

 


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NAPOLI - Alle spalle di Rasmus Hojlund, la costante dell’attacco del Napoli, s’è mossa quasi una squadra intera pronta a supportarlo. Ognuno con le proprie caratteristiche. In principio c’erano tre dei Fab Four con l’aggiunta di Politano, era il Napoli del 4-1-4-1 d’inizio stagione, quello nato dopo l’arrivo di De Bruyne per far coesistere tutti i big del centrocampo. Poi, nel pieno dell’emergenza, si è passati al tridente classico, quindi ai due dietro la punta, quelli sulla trequarti del modulo attuale, il 3-4-2-1, il vestito perfetto anche con i primi rientri, con KDB di nuovo al centro della manovra e con McTominay rientrato proprio a Cagliari. Dietro Hojlund si sono alternati in tanti, pedine mosse dalle mani sapienti di Conte, allenatore esperto e camaleontico, un visionario della tattica e del calcio, l’illusionista che dalle difficoltà ha ricavato opportunità.

Conte, la mossa che ha cambiato il Napoli

A DESTRA. Così è nata l’intuizione Vergara, oggi infortunato ma nel pieno dell’inverno perno del Napoli che si aggrappava ai superstiti della rosa. Tre gol, Chelsea, Fiorentina e Como, e un exploit tecnico che poteva portarlo a giocare i playoff con l’Italia se solo non si fosse fermato sul più bello. Gennaio e febbraio sono stati i suoi mesi in quella che oggi è la posizione di De Bruyne, tornato titolare a Cagliari in un ruolo che aveva ricoperto già al City. KDB aveva iniziato la stagione da centrocampista centrale accanto ad Anguissa nei quattro dietro Hojlund con Politano a destra e McTominay finto esterno dall’altra parte (dove aveva giocato anche Spinazzola a Torino coi granata). Dietro di loro, la regia di Lobotka. Era il primo Napoli con quattro frecce alle spalle di Rasmus.

Napoli, le origini del cambio modulo: dal 4-1-4-1 al 3-4-2-1

SI CAMBIA. Dall’Inter in poi, però, qualcosa è cambiato. Dopo il 25 ottobre, il 4-1-4-1 va in archivio senza KDB, Conte torna all’antico: con Lecce e Como va di 4-3-3, prima con Lang e Politano esterni, poi con Neres e sempre Politano ai lati dell’ex United. A Bologna, gara svolta, a sinistra ci va Elmas. Sarà l’ultima volta della difesa a quattro. Dopo la sosta, dall’Atalanta in poi, nasce il Napoli del 3-4-2-1, quello della vittoria della Supercoppa a Riyadh. E diventa ad un tratto il Napoli di Neres, decisivo con le sue reti, tra cui la doppietta in finale contro il Bologna.


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