Il Napoli punta tutto su Hoijlund: il “gioco dei numeri 9” senza Lukaku
Tutto su Hojlund. Adesso più di prima, forse più di quanto il Napoli avrebbe voluto a questo punto della stagione. L’indisponibilità di Lukaku modifica le gerarchie alle spalle del danese, abitudini e anche una parte dei pensieri di Antonio Conte, che si ritrova con un solo centravanti vero, disponibile per il finale di campionato. Uno soltanto, stanco perché praticamente non s'è mai fermato, ma pur sempre uno. E in una corsa dove ogni dettaglio pesa, non è esattamente un particolare.
Napoli, tutto su Hojlund
La responsabilità, dunque, finisce inevitabilmente sulle spalle del danese. Tocca a lui reggere il peso dell’attacco, dei duelli, della profondità, del lavoro sporco e, possibilmente, anche dei gol. Tocca a lui essere riferimento, sbocco e minaccia. Un’investitura piena, obbligata, perché in rosa oggi non c’è un altro numero nove naturale in grado di garantire lo stesso tipo di presenza. E allora, prima ancora che una scelta, Hojlund diventa una necessità.
Cosa succede se Hojlund si ferma?
Il punto però è un altro, ed è anche quello che più preoccupa Conte: cosa succede se Hojlund si ferma? Anche solo per un raffreddore. Perché da qui alla fine il Napoli non può permettersi di scoprirsi senza centravanti. E allora le alternative vanno pensate, prima che servano davvero. La prima porta a Giovane, che però resta una soluzione di emergenza più che una vera alternativa. Può adattarsi, attaccare la profondità, può dare freschezza e corsa, ma non è un nove di ruolo e non ha né il corpo né le abitudini del centravanti classico, essendo una seconda punta. Può essere una toppa, non ancora una struttura. C’è anche l’idea, intrigante, di De Bruyne da falso nove. Conte ci aveva già lavorato per qualche spezzone a fine agosto, quando in rosa c’erano solo Lucca e Ambrosino come riferimenti offensivi puri. Un’ipotesi diversa, più tecnica che fisica, che cambierebbe il modo di attaccare del Napoli: meno duelli spalle alla porta, più associazioni, più movimento, più qualità tra le linee. Una soluzione magari da partita in corsa, non necessariamente da usare per novanta minuti.
McTominay torna a fare la punta?
E poi c’è la tentazione più sorprendente: McTominay. Non sarebbe un’invenzione totale, perché ai tempi delle giovanili del Manchester United qualche volta Scott ha già fatto il centravanti, ruolo ricoperto anche per degli spezzoni in prima squadra, soprattutto in situazioni di emergenza o di partita sporca. Ha tempi d’inserimento, presenza fisica, senso del gol e quella capacità quasi naturale di occupare l’area senza viverla da estraneo. Non sarebbe un attaccante “vero”, ma potrebbe diventare un centravanti funzionale, magari per una porzione di gara o in un assetto più diretto. Tutte idee, intuizioni, prove possibili. Ma nessuna, oggi, vale la certezza che dà Hojlund. Ed è qui che si chiude il cerchio: il Napoli può anche immaginare piani B, C o D, ma il suo attacco, da qui alla fine, resta appeso soprattutto alla tenuta del danese. Unico, titolare, indispensabile. E adesso anche un po’ di più.
