De Laurentiis senza filtri al New York Times: "Se Conte vuole andarsene può dirlo ora"
La "campagna americana" di Aurelio De Laurentiis si arricchisce di un nuovo tassello. Il giorno di Pasqua, nella sua villa di Beverly Hills, il presidente del Napoli invita The Athletic e, di conseguenza, il New York Times che gli dedica così un ampio servizio. De Laurentiis, come da tradizione, non si nasconde: il calcio italiano presente e futuro, le decisioni di Conte sulla Nazionale, gli agenti vampiri e il padre di Kvara. I temi sono tanti e il presidente del Napoli, tra un ricordo e l'altro, li affronta tutti. Il futuro di Conte - sospeso tra la voglia (e il contratto) di Napoli e una tentazione Nazionale - è il primo: "Prima di tutto, al momento non abbiamo un presidente della federazione. Quindi nessuno può decidere di chiederglielo. Perciò, prima di tutto, dobbiamo risolvere il problema della federazione. Altrimenti, dovremo aspettare le nuove elezioni della federazione, a metà giugno. Antonio Conte è una persona molto seria. Ha un contratto con me. Non mi abbandonerà mai all'ultimo minuto. Perché creerebbe un grosso problema per il Napoli. Se si sacrifica dopo due anni in cui ha costruito un Napoli fortissimo... è anche una sua creazione. Quindi ucciderebbe il suo bambino, abbandonandolo proprio all'ultimo minuto. Oppure... decide subito e dice: "Vorrei andarmene". In tal caso avrei il tempo, tra aprile e maggio, di trovare qualcun altro che lo sostituisca. Altrimenti, non credo che il signor Conte abbandonerà mai il Napoli. È una persona seria e professionale. Se fossi un allenatore, prima di accettare ci penserei cento volte". Il legame tra i due è forte e De Laurentiis ricorda come è nato: "Ci siamo conosciuti dieci anni fa alle Maldive. Eravamo in vacanza, nuotavamo insieme. Ho conosciuto sua moglie e sua figlia. Mentre pescavamo, mi ha parlato della sua teoria sul calcio. Mi ha affascinato. Era come uno scrittore che mi racconta la storia di un film grandioso, incredibile, da realizzare. Quando è arrivato il momento, non ho esitato a contattarlo e a convincerlo a venire ad allenare il Napoli. Ed è stato un matrimonio felice. Antonio è come... ti ricordi il film di Stanley Kubrick sui militari?". Si riferisce a Full Metal Jacket (1987), il film incentrato su un sergente istruttore che usa metodi punitivi per preparare le truppe al combattimento nella guerra del Vietnam. "Baa baa baa baa baa baa baa baa baa", canticchia De Laurentiis, dondolandosi sulla sedia al ritmo della colonna sonora. "Questo è Antonio Conte. Quando lavori per 100 milioni di tifosi, hai un'enorme responsabilità. Non puoi scherzare. Ma i giocatori hanno 17, 18, 21 anni. Sono ragazzi, guidano Ferrari o Aston Martin, quindi possono sbagliare. Perciò devi guidarli con mano ferma. Antonio è perfetto da questo punto di vista. Inoltre, è un grande allenatore perché ha un'idea di come difendere. Quando difendi, probabilmente vinci. Se vuoi solo attaccare, probabilmente perdi. Forse è più emozionante, ma probabilmente non vinci niente."
De Laurentiis: "I procuratori vampiri che succhiano soldi"
Il futuro del Napoli, ma anche quello del calcio italiano troppo spesso, a suo dire, vittima dei procuratori. Già in passato ADL non era stato tenero (ed è arrivata anche la reazione dell'Assoagenti), stavolta ribadisce: "Nell'industria cinematografica americana, l'agente è fondamentale perché può garantire il successo di un regista, di uno sceneggiatore o di un attore. Nel calcio, invece, l'agente è solo un vampiro che succhia soldi da ogni dove!". Soldi, tema che ricorre spesso nell'intervista, soprattutto quando De Laurentiis ricorda la cessione a gennaio di Kvara al Psg in piena lotta scudetto: "Quando abbiamo iniziato a lavorare con Conte, abbiamo ricevuto un'offerta di 200 milioni di euro dal PSG e da altri club per cedere Victor Osimhen e Kvara insieme. Conte disse: "Osimhen potete venderlo, ma per favore non vendete Kvara. Questo è stato un grosso errore perché dopo ho avuto grossi problemi con il padre e l'agente. Qualsiasi giocatore di età inferiore ai 28 anni, dopo tre anni di contratto, può liberarsi praticamente per niente. E poiché questo giocatore e il suo agente erano assolutamente determinati a lasciare Napoli, ho deciso che era meglio venderlo".
Le regole per cambiare il calcio secondo De Laurentiis
Tra un ricordo e l'altro, il presidente del Napoli svela un po' della sua ricetta per rivoluzionare il calcio: meno squadre, partite più brevi, cartellini gialli e rossi a tempo e anche club che abbiano solo un bacino di utenza importante. Dichiarazioni, inevitabilmente, destinate a far discutere: "Nelle governo del calcio un membro vale un voto e allora devono far giocare tutti, perché hanno bisogno dei voti. Quindi, se il signor Ceferin vuole essere rieletto, deve accontentare tutti. San Marino ha lo stesso peso elettorale dell'Italia o dell'Inghilterra! Per voi è normale? Io non credo! E in secondo luogo... Non si può avere una squadra di una piccola città con 50.000 abitanti. Perché quando la squadra gioca su DAZN o su SKY, quanti spettatori guarderanno? 3.000? 4.000? E la pubblicità? Perché Sky o DAZN devono pagare un sacco di soldi per questo tipo di partita?". De Laurentiis, dice The Athletic, ritiene che il campionato si divida di fatto tra poche squadre – "Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma" – che si contenderanno sempre trofei o un posto in Europa, e poi 10 squadre che lottano per evitare la retrocessione. "Quindi devi avere… almeno un milione di tifosi. Se ne hai 100.000 o 200.000, devi essere in un altro… girone". Ma quei club, come il Sassuolo (di una città di 40.000 abitanti), non si sono forse guadagnati la promozione, proprio come il Napoli, dando lustro alla loro comunità e alla loro città? Il giornalista chiede, De Laurentiis fa un gesto di diniego con la mano. “Ma il Napoli ha 100 milioni di tifosi: è diverso". Ed è per questo - anche - che De Laurentiis non lo vuole lasciare. Potrebbe tornare fisso al cinema con un progetto speciale (come quando voleva i diritti de Lo Squalo prima di Spielberg) oppure vendere o lasciare tutto ai figli. Certezze non ce ne sono ma... "preferisco lavorare che giocare a golf, a tennis, che andare in ferie. Faccio un lavoro fantastico e per tutta la vita mi sono sentito come se fossi sempre in vacanza".
