Napoli, i Fab Four sono in crisi: la mossa di Conte per centrare la Champions
Napoli-Lazio, la partita che ha segnato la settima sconfitta in campionato dei campioni d’Italia uscenti e che ha interrotto l’imbattibilità al Maradona in Serie A dopo 26 risultati utili di fila, chiudendo la striscia aperta più lunga nei cinque tornei top d’Europa, non è stata una semplice giornata storta: è stata uno snodo. C’era un Napoli e da venerdì, contro la Cremonese, dovrà essercene un altro fino al raggiungimento della quota Champions aritmetica: per blindare la qualificazione servono 8 punti nelle ultime cinque partite, ma se la squadra regalerà altre prestazioni come l’ultima sarà un’impresa anche battere squadre invischiate nella lotta per non retrocedere come il Pisa (in guai veri) e la stessa Cremonese. Il Napoli riprenderà la preparazione oggi e Conte, dopo l’autoanalisi di sabato e gli spunti sulla motivazione offerti da Spinazzola, un senatore, sarà inevitabilmente chiamato a valutare cambiamenti. Magari anche profondi.
Napoli, il crollo con la Lazio nel momento migliore
L’aspetto mentale merita certamente la copertina, soprattutto considerando che il Napoli era reduce da cinque vittorie consecutive e un pareggio: ovvero, il miglior rendimento d’Italia nel periodo. Dottor Jekyll e mister Hyde. Così, all’improvviso: un paradosso. Sia Spina sia l’allenatore hanno evocato la seria possibilità di un contraccolpo creato dal pareggio di Parma, un risultato che ha scritto anche la parola fine nel libro del sogno scudetto proibito, ma il crollo registrato con la Lazio è stato peggiore di quello di novembre a Bologna. Troppo brutto per essere vero e aggravato da una galleria di errori e orrori tecnici e tattici sia di squadra sia individuali, con momenti surreali in fase difensiva e un dato che cristallizza la resa in fase offensiva: zero tiri nello specchio della porta. Un vuoto assoluto che in casa non si registrava da oltre vent’anni. Inutile sparare la raffica dei colpevoli: l’idea è che fatta eccezione per Politano e Alisson, non certo brillanti ma quantomeno a galla, il percorso tattico inaugurato dalla nuova era dei Fab Four potrebbe essere già giunto al capolinea contro la Lazio.
I Fab Four non convincono, tocca ad Alisson Santos
La formula con McTominay e De Bruyne alle spalle di Hojlund e la coppia di mediani Anguissa-Lobotka non convince. Non lo aveva fatto a Cagliari - a prescindere dall’iniziale presenza di Gilmour con Lobo - e tantomeno contro Milan e Parma. Frank e KDB, soprattutto, sono uno fuori fase e l’altro stranamente (troppo) impreciso: ci può stare dopo tanti mesi di stop, per carità. Quella del Napoli, a ben guardare, è stata una discesa progressiva in fase di sviluppo offensivo e nella creazione di pericoli, culminata nell’ultimo dato dei tiri-0. E al contrario, le tante vittorie in serie sono state il frutto di un’ottima fase difensiva e della qualità dei singoli: da Politano e Hojlund, a McTominay e Alisson. Gli ultimi due nomi non sono citati casualmente. McT vive un palese disagio tattico: ama guardare la porta, giostrare da mezzala ed è letale negli agguati, mentre da trequartista vaga spesso spalle alla porta o inutilmente largo a sinistra. Ali, invece, in quella posizione rende al massimo e soprattutto è l’unico a dare brio e imprevedibilità puntando l’uomo, creando superiorità e tirando: 5 volte a Parma e un palo con la Lazio. A prescindere da una difesa a tre o a quattro, sembra sempre più difficile proseguire con i Fab e soprattutto senza Alisson.
