Alisson è lo spaccapartite di Conte: i numeri da fenomeno che lo rendono un affare per il Napoli
L'intuizione
Alisson è la classica intuizione: l’ha avuta il ds Manna in un momento di grande difficoltà. Il rapporto con Lang, uno dei maggiori investimenti dell’estate, s’era appena interrotto (bruscamente) con il prestito al Galatasaray e reperire un sostituto in fretta e a costi estremamente contenuti, per l’obbligo del saldo zero, appariva un’impresa. Lo spettro della riedizione del precedente mercato di gennaio si stava materializzando per la seconda volta in un anno solare, ma Ali ha smentito tutti avvalorando l’investimento di Manna: 3,5 milioni per il prestito oneroso e 16,5 per il riscatto. Totale, 20: un affare, alla luce del rendimento del brasiliano. Acconciatura a razzo e razzi negli scarpini.
Il premio
Velocissimo, coraggioso, concreto. Mica scenografico: Alisson punta, attacca e colpisce. Scomodare il suo fenomenale predecessore di nome Kvara non è ancora possibile, nonostante giochi sulla fascia sinistra e viva nella casa di Posillipo che fu di Khvicha, ma dire che sia un dribblatore micidiale come Neres è cosa buona e giusta. Sia chiaro: ha 23 anni, non è considerato un titolare inamovibile e di strada deve farne, ma Ali ha il senso del suo calcio nel diminutivo. Sa volare. Con lui in campo, la produzione offensiva aumenta in termini di imprevedibilità, pericolosità, occasioni, tiri e gol: dopo cinque partite in blues con i Fab Four, venerdì è arrivata una scarica di rock. Tre, dicevamo, le reti realizzate in Serie A in dieci presenze: con la Roma da subentrato, con il Toro e la Cremonese da titolare. La miglior media gol/minuti è un premio: è ovvio che non basta soffermarsi sui numeri e che bisogna analizzare tanti aspetti nella storia stagionale di un calciatore, ma il caso di Alisson è significativo. E il sospetto che i dati vadano oltre ogni ragionevole dubbio è davvero fondato.
