Conte, prima la Champions col Napoli poi il futuro: il tecnico e De Laurentiis pronti a chiarire i programmi
È ancora una questione di pendenze: ma questa volta non dovrà cadere dalla Torre di Pisa, dopo il volo da quella degli Asinelli. Culturalmente e artisticamente, la partita che oggi andrà in scena alle 12, nella giornata della contemporaneità, può essere presentata così: il Napoli proverà a riprendersi all’Arena Garibaldi ciò che ha perso con il Bologna al Maradona. La Champions. La qualificazione aritmetica: mancano 3 punti per mandare in vacanza la calcolatrice e quel senso di fastidio inevitabile provocato dalla sconfitta con il solito Italiano, quasi una nemesi per chi si sta giocando l’Europa, e dall’unica vittoria nelle ultime cinque (con la Cremonese). Ma la sfida con il Pisa, con tutto il dovuto rispetto nei confronti di chi ha vissuto una stagione tribolata ma sta comunque onorando il campionato e l’orgoglio della sua gente, offre una grande chance: la squadra di Hiljemark è già retrocessa in Serie B, ha perso 11 delle ultime 12 partite e non vince dal 15 marzo. Da quel giorno, 7 sconfitte in serie con 2 gol fatti e 17 subiti. Come se non bastasse, in casa ha il peggior rendimento dei cinque tornei top e il peggior attacco del campionato (9 reti), nonché la peggior difesa della Serie A (66 gol subìti). Il classico testacoda: si sfideranno la seconda e l’ultima in classifica. E il divario di punti, guarda caso, equivale più o meno ai milioni europei che il Napoli ha la necessità di conservare nel caveau di famiglia: 52 punti. Settanta contro 18.
La chiusura di un cerchio. Poi il futuro
Il campo non è un foglio di carta, ci mancherebbe, ma Conte e i suoi non possono permettersi un altro passo falso a due giornate dalla fine: il cerchio va chiuso oggi, anche perché il turno precedente ha trasformato una tranquilla passeggiata in Champions in una serpentina all’ora di punta in mezzo al traffico. Napoli alle spalle dell’Inter, Juve a -2, Milan e Roma a -3, Como a -5 e la mina vagante Udinese all’ultima giornata al Maradona, nel weekend del 77° compleanno di De Laurentiis (domenica prossima): il piano è quello di non rovinare la festa a nessuno e anzi di trasformare il finale di una stagione per niente brutta ma neanche bellissima, in una passerella per blindare il secondo posto. Il primo passo è la qualificazione aritmetica, dicevamo. Così da potersi dedicare immediatamente al punto cruciale nei prossimi sette giorni: il futuro. In un certo senso, oggi potrebbe già essere domani: nel momento in cui il Napoli rimetterà il naso in Europa, il nuovo corso comincerà contestualmente con il riscatto automatico di Hojlund dal Manchester United, obbligatorio in caso di Champions a fronte di 44 milioni di investimento. E ancora: da domani, con la coppa in tasca, ogni giorno sarà buono per chiarire una volta per tutte il destino della panchina. Conte ha ancora un anno di contratto, è noto, ma allo stesso tempo fu proprio lui a spiegare un concetto: «C’è la voglia di continuare, ma non lego la mia permanenza al contratto: incontrerò il presidente e se non dovesse esserci più sintonia o non dovessimo più vedere certe situazioni nella stessa maniera, saluterò con grande affetto». Parole pronunciate il 14 marzo: difficile credere che in due mesi non abbiano mai affrontato l’argomento. Ma se non è oggi, è già domani.
