Roma, il mercato con il bilancino e i paletti dell’Uefa  
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Roma, il mercato con il bilancino e i paletti dell’Uefa  

Dalle plusvalenze ai risultati: tante le variabili in gioco per la sostenibilità del club giallorosso
Giorgio Marota
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In un calcio che è sempre più materia per ragionieri, dove i calcoli si sostituiscono ai sentimenti, il termine “settlement agreement” è entrato giocoforza nel vocabolario del popolo romanista. Più che una punizione, si tratta di una sorta di dieta: l’Uefa, di fatto, ha imposto al club giallorosso questo accordo (valido dal 2022 al 2026) e i relativi target da raggiungere in seguito al mancato rispetto del requisito del pareggio di bilancio per il periodo 2019-2022, ma lasciando libertà al club di trovare il modo per venirne a capo. Nyon si limita a misurare, di anno in anno, i risultati raggiunti. E chi sbaglia, paga: i Fridekin sono stati già sanzionati due volte con multe minime (2 e 3 milioni) per aver solamente sfiorato gli step prefissati, nell’ultimo caso incassato 18 milioni di plusvalenze entro il 30 giugno; comunque, hanno fatto meglio di Chelsea (sanzione da 20 milioni a luglio) e Barcellona (15), riuscendo a rimettere la Roma sulla carreggiata della sostenibilità.  La ratio della norma è che una società può spendere solamente quello che incassa, con una deviazione “accettabile”. Parallelamente, il mercato di Massara prosegue col bilancino: tanto entra e tanto esce, come dimostrano i 56 milioni spesi finora per i cartellini e i 50,7 incassati, proprio perché in prospettiva è necessario ridurre i costi a parità di ricavi.

Roma, le regole  

La Roma, in qualsiasi caso, si è impegnata con Nyon a registrare un deficit massimo di 60 milioni a fine 2026. Visti i 185 milioni di perdite nel 2020-21 e i 219 nel 2021-22, non si tratta di un obiettivo banale. La proprietà, in qualsiasi caso, ha migliorato il trend intervenendo in particolare sul monte ingaggi, che alla fine della passata stagione risultava tagliato di 20 milioni rispetto al 2023-24.  Difficile dire già oggi quante plusvalenze serviranno nel prossimo mercato estivo. Le variabili sono troppe: dalle operazioni di mercato alla gestione degli ammortamenti, fino al monte ingaggi e ai risultati. Nel frattempo, il costo dei giocatori nella lista dell’Europa League dovrà essere inferiore a quello dell’anno scorso: anche limare troppo, dunque, non conviene, visto che il parametro sarà poi il riferimento sotto al quale scendere la prossima stagione. Uno dei motivi per cui tutti gli ultimi ds passati dalla Capitale continuano a preferire prestiti con diritti di riscatto anziché acquisti immediati - come nei casi di Ferguson, Ghilardi e Bailey - è relativo proprio al costo annuale di ogni singolo giocatore, composto da ammortamento e ingaggio lordo.  

Sanzioni 

D’ora in avanti, come se non bastasse, chi partecipa alle competizioni Uefa non può destinare più del 70% dei ricavi (era il 90% nel 2023-24 e l’80% nel 2024-25) a stipendi, ammortamenti e commissioni. È tutto sotto Il controllo del Club Financial Control Body (CFCB), che monitora bilanci e proiezioni finanziarie. Nei casi più gravi di violazione si può arrivare anche all’esclusione dalle coppe, come capitò alla Juve nell’estate del 2023 in seguito al caso plusvalenze e ai giudizi italiani che resero nulle le rendicontazioni presentate dai bianconeri proprio nell’ambito del settlement agreement.

 

  

 

 

 


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