Malen strega la Roma, bufera social sull'Aston Villa: "Perché l'abbiamo venduto?"

L'olandese incanta l’Olimpico con un impatto eccezionale: 3 gol nelle prime 4 uscite, come il Re Leone Batistuta. E intanto a Birmingham i tifosi si ribellano sui social
Jacopo Aliprandi

ROMA Tutti pazzi per Malen. E stavolta l’immagine è ancora più potente, più simbolica, più… Ruggente. Perché a Roma, quando un centravanti lascia un segno così, il paragone non è banale: è regale. Un rendimento alla Batistuta, e già qui si capisce la portata dell’uragano che si è abbattuto sull’Olimpico. Tre gol in quattro partite. Esattamente come lui. Come Gabriel Omar Batistuta, “Il Re Leone”, l’ultimo attaccante capace di atterrare nella Capitale e far tremare subito le porte e i cuori. Due giocatori imparagonabili nelle qualità, chiaro, ma con lo stesso impatto, la stessa ferocia sotto porta, la stessa sensazione di potenza inevitabile. Non un inserimento graduale, non un periodo di rodaggio: Malen è entrato e ha morso. E i numeri, freddi solo in apparenza, raccontano una storia caldissima: neanche Voeller, Balbo, Dzeko e Lukaku avevano iniziato così. Solo Batistuta. Solo il Re Leone. Ma ogni epoca ha il suo simbolo. E se allora la Roma aveva il Re Leone, oggi ha un’altra creatura da area di rigore. I tifosi lo hanno già ribattezzato con un gioco di parole che dice tutto: “l’aniMalen”. Istinto, scatto, fame. Un predatore moderno, che vive di profondità, che sente l’odore dello spazio e lo attacca prima ancora che la difesa capisca il pericolo.

Malen alla Vialli

È il centravanti che a lungo la Roma non ha avuto. Scatto fulmineo, guizzi vincenti, piede delicato quando serve qualità e non solo forza. Ma soprattutto, smarcamento. Movimento continuo, lettura delle traiettorie, mezzalune tagliate come un coltello nel burro. Gasperini lo ha spiegato con un altro paragone pesante: «Ha la potenza e la capacità di smarcarsi di Vialli. Nei movimenti simili sulla profondità, su queste mezzalune, su questi controlli mi ricorda Gianluca». Potenza da animale, cervello da attaccante vero. Il prototipo perfetto per il gioco di Gasp. Dietro c’è il lavoro di tutti: Massara lo ha trattato, Friedkin ha dato il benestare, Gasperini ora se lo gode. Un’operazione costruita, voluta, difesa. E oggi esaltata da un impatto che profuma di grande storia romanista.


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Malen, l'impatto

Fuori dal campo, “l’antiMalen” ha conquistato lo spogliatoio con la stessa rapidità con cui attacca l’area. Legami forti con i leader (e lo è subito diventato anche lui), da Mancini a Cristante, passando per Pellegrini ed El Shaarawy. Intesa naturale con Dybala, punto di riferimento per i giovani. I consigli di Rensch, l’amicizia con Svilar, rapporti che intrecciano campo e vita privata: si è inserito da uomo squadra, non da solista. Poi però, quando si accendono le luci, l’istinto prende il sopravvento. All’Olimpico, sotto lo sguardo di Totti, ha tirato fuori un colpo da artista, un cucchiaio che ha fatto alzare lo stadio in piedi. E lui, con rispetto e semplicità: «Ho visto Francesco sullo schermo durante la partita. Ho visto tanti suoi gol e l’ho visto segnare anche pallonetti incredibili, quindi è stato bello riuscire a fare una cosa del genere». Roma oggi ha di nuovo un animale d’area, uno che fa rumore quando corre e paura quando calcia. L’Aston Villa, invece, mastica amaro. «Ma perché abbiamo dato via Malen per riprenderci Bailey dalla Roma? Gli abbiamo fatto solo un favore», scrivono i tifosi inglesi. Qui, intanto, il boato è diverso. Sembra quasi un ruggito. Non più quello del Re Leone. Ma quello nuovo, feroce e affamato, dell’antiMalen. E la caccia alla Champions è appena iniziata.

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ROMA Tutti pazzi per Malen. E stavolta l’immagine è ancora più potente, più simbolica, più… Ruggente. Perché a Roma, quando un centravanti lascia un segno così, il paragone non è banale: è regale. Un rendimento alla Batistuta, e già qui si capisce la portata dell’uragano che si è abbattuto sull’Olimpico. Tre gol in quattro partite. Esattamente come lui. Come Gabriel Omar Batistuta, “Il Re Leone”, l’ultimo attaccante capace di atterrare nella Capitale e far tremare subito le porte e i cuori. Due giocatori imparagonabili nelle qualità, chiaro, ma con lo stesso impatto, la stessa ferocia sotto porta, la stessa sensazione di potenza inevitabile. Non un inserimento graduale, non un periodo di rodaggio: Malen è entrato e ha morso. E i numeri, freddi solo in apparenza, raccontano una storia caldissima: neanche Voeller, Balbo, Dzeko e Lukaku avevano iniziato così. Solo Batistuta. Solo il Re Leone. Ma ogni epoca ha il suo simbolo. E se allora la Roma aveva il Re Leone, oggi ha un’altra creatura da area di rigore. I tifosi lo hanno già ribattezzato con un gioco di parole che dice tutto: “l’aniMalen”. Istinto, scatto, fame. Un predatore moderno, che vive di profondità, che sente l’odore dello spazio e lo attacca prima ancora che la difesa capisca il pericolo.

Malen alla Vialli

È il centravanti che a lungo la Roma non ha avuto. Scatto fulmineo, guizzi vincenti, piede delicato quando serve qualità e non solo forza. Ma soprattutto, smarcamento. Movimento continuo, lettura delle traiettorie, mezzalune tagliate come un coltello nel burro. Gasperini lo ha spiegato con un altro paragone pesante: «Ha la potenza e la capacità di smarcarsi di Vialli. Nei movimenti simili sulla profondità, su queste mezzalune, su questi controlli mi ricorda Gianluca». Potenza da animale, cervello da attaccante vero. Il prototipo perfetto per il gioco di Gasp. Dietro c’è il lavoro di tutti: Massara lo ha trattato, Friedkin ha dato il benestare, Gasperini ora se lo gode. Un’operazione costruita, voluta, difesa. E oggi esaltata da un impatto che profuma di grande storia romanista.


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