Malen strega la Roma, bufera social sull'Aston Villa: "Perché l'abbiamo venduto?"
ROMA - Tutti pazzi per Malen. E stavolta l’immagine è ancora più potente, più simbolica, più… Ruggente. Perché a Roma, quando un centravanti lascia un segno così, il paragone non è banale: è regale. Un rendimento alla Batistuta, e già qui si capisce la portata dell’uragano che si è abbattuto sull’Olimpico. Tre gol in quattro partite. Esattamente come lui. Come Gabriel Omar Batistuta, “Il Re Leone”, l’ultimo attaccante capace di atterrare nella Capitale e far tremare subito le porte e i cuori. Due giocatori imparagonabili nelle qualità, chiaro, ma con lo stesso impatto, la stessa ferocia sotto porta, la stessa sensazione di potenza inevitabile. Non un inserimento graduale, non un periodo di rodaggio: Malen è entrato e ha morso. E i numeri, freddi solo in apparenza, raccontano una storia caldissima: neanche Voeller, Balbo, Dzeko e Lukaku avevano iniziato così. Solo Batistuta. Solo il Re Leone. Ma ogni epoca ha il suo simbolo. E se allora la Roma aveva il Re Leone, oggi ha un’altra creatura da area di rigore. I tifosi lo hanno già ribattezzato con un gioco di parole che dice tutto: “l’aniMalen”. Istinto, scatto, fame. Un predatore moderno, che vive di profondità, che sente l’odore dello spazio e lo attacca prima ancora che la difesa capisca il pericolo.
Malen alla Vialli
È il centravanti che a lungo la Roma non ha avuto. Scatto fulmineo, guizzi vincenti, piede delicato quando serve qualità e non solo forza. Ma soprattutto, smarcamento. Movimento continuo, lettura delle traiettorie, mezzalune tagliate come un coltello nel burro. Gasperini lo ha spiegato con un altro paragone pesante: «Ha la potenza e la capacità di smarcarsi di Vialli. Nei movimenti simili sulla profondità, su queste mezzalune, su questi controlli mi ricorda Gianluca». Potenza da animale, cervello da attaccante vero. Il prototipo perfetto per il gioco di Gasp. Dietro c’è il lavoro di tutti: Massara lo ha trattato, Friedkin ha dato il benestare, Gasperini ora se lo gode. Un’operazione costruita, voluta, difesa. E oggi esaltata da un impatto che profuma di grande storia romanista.
