Batistuta e il giudizio sugli attaccanti di oggi: "Eravamo meglio noi, ora ci sono un sacco di spazi"
A tutto Gabriel Omar Batistuta. Dai primi passi mossi nel mondo del calcio all'arrivo in Italia, fino ai tanti infortuni che hanno condizionato la carriera dell'attaccante argentino, protagonista in Serie A con le maglie di Fiorentina e Roma. Il tutto, senza dimenticare il calcio di oggi, molto diverso dalla Serie A degli anni '90, vissuta a distanza anche da un "intervistatore" speciale come Rio Ferdinand.
Batistuta e il primo incontro con Bielsa
Gabriel Batistuta è partito dall'Argentina e da una situazione familiare tutt'altro che facile. Il calcio, all'inizio, non sembrava essere nel suo futuro, come confermato nel corso della chiacchierata con Rio Ferdinand: "Giocavo a basket, quindi ho imparato a saltare, mi ha aiutato molto. Giocavo a calcio, a tennis, quindi muovi più velocemente i piedi, ma il calcio non era il mio obiettivo nella vita quando ero giovane. Volevo diventare medico. Il problema è che la famiglia non era benestante finanziariamente, ho dovuto fare qualcosa per pagarmi gli studi. Ho iniziato a giocare a calcio e mi sono trasferito da casa a Rosario, a 500 chilometri da casa. È stata la prima volta che ho incontrato Bielsa, perché era un super professionista e io non sapevo nulla del calcio professionistico. Ho dovuto imparare tutto: ad allenarmi, a mangiare correttamente, avevamo 18 anni e non riuscivamo a capirlo. Poi lo abbiamo capito e ci ha indicato la via. È stato l'allenatore più importante della mia vita".
Batistuta e l'esperienza alla Fiorentina: "All'inizio Firenze non mi piaceva e la città non mi amava"
Un inizio agrodolce, poi una storia d'amore infinita con la Fiorentina: "Firenze all'inizio non mi piaceva. Ho dovuto costruirmi come Batigol. Quando avevo 10 anni, non ero Batigol. Quando avevo 15 anni, non ero Batigol. Quando avevo 20 anni, non ero Batigol. Ho lavorato molto per migliorare me stesso e costruire quell'attaccante che conosci. Quando sono arrivato a Firenze, la città non mi amava all'inizio e ho dovuto lavorare. Il lavoro non era così buono ed era una piccola squadra, perché lottavamo per non scendere in B. La mente mi ha aiutato a cambiare. Metti tutte le energie e inizi a lavorare, a migliorare e ad allenarmi, per cercare di risolvere i problemi finanziari della mia famiglia. Poi ho iniziato ad amare Firenze, ho iniziato ad amare i tifosi della Fiorentina, ho capito che volevano vincere qualcosa, perché non vincono mai niente. Quell'idea mi ha fatto restare in quella città, cercando di fargli vincere qualcosa".