Ranieri e Gasperini, i punti di rottura
Per la prima volta in oltre mezzo secolo di carriera Claudio Ranieri, 74 anni e non gliela racconti, ha deciso - sì, era consapevole della situazione di svantaggio - di giocare da perdente, sconfitto in partenza dalla classifica, dalla popolarità dell’“avversario” e dal momento.
Perché l’ha fatto? E, soprattutto, perché pubblicamente? Perché prima di una partita di campionato, ancorché «facile», e con un obiettivo, il posto Champions, ancora raggiungibile? Perché ha picchiato durissimo definendo Gasperini la quarta scelta della Roma (così sono state interpretate le sue parole) e ricordando che la squadra arrivava - con lui - da un quinto posto a un solo punto dalla Juve qualificata alla coppa più prestigiosa?
Ha voluto salvaguardare l’immagine della Roma, sottolineandone la prevalenza su tutto e tutti? Ha cercato di proteggere il gruppo squadra e non solo Malen e Wesley, indicati dall’altro come gli unici acquisti centrati? Ha difeso il lavoro di Massara? Non aveva sopportato le prime contestazioni della piazza, la sua amatissima Roma?
In altre parole: non ne può più di Gasperini, nonostante non ci siano stati screzi tra i due?
Ranieri ha cominciato presto a capire Gasperini, allenatore fantastico, carattere che qualcuno definisce «impossibile», e sapeva bene che dopo un’uscita così forte e mirata la rottura sarebbe risultata inevitabile .
Gli americani, che erano all’oscuro di tutto, non hanno certamente gradito, la frattura è insanabile anche perché la città di Roma maliziosa, dietrologica e presentissima non perdona e adesso ha in mano delle certezze , non delle voci, sulle quali imbastire eventuali processi.
Siamo a un passo dall’«o noi o lui», o dall’«o io o loro», anche se Claudio, persona e professionista degnissimo, sarebbe verosimilmente disposto a proseguire pur se con accenti diversi.
Dove ha sbagliato Gasperini, secondo Ranieri? Nell’attaccare apertamente il mercato e la linea dei giovani; nel contestare l’operato dello staff medico; nel portare l’opinione pubblica sempre dalla sua parte: c’è riuscito anche dopo il 2-5 di San Siro; nel dare sistematicamente la colpa agli altri; nel farsi consigliare da Pietro Leonardi, amico personale del tecnico da undici anni fuori dal calcio dopo la radiazione ma in attesa delle motivazioni della Cassazione che lo ha assolto da tutti i reati contestatigli: Leonardi è stato l’ispiratore degli arrivi di Malen e Wesley, il cui agente Siqueira è un suo ex giocatore.
Gasperini, uno che ha cambiato il calcio (cit. De Zerbi), non conosce le mezze misure nemmeno con i calciatori, la sua è una gestione muscolare ma estremamente redditizia sotto tutti i punti di vista; Ranieri ha ottenuto risultati straordinari con un atteggiamento diametralmente opposto e anche per questo la coesistenza non è semplice.
Alla fine resta la maledizione di una società che non riesce a stare tranquilla, nemmeno quando può contare su superprofessionisti come Mourinho, Ranieri e Gasp. La proprietà è poco presente e allora perché non si dota di un alto dirigente serio e credibile in grado di evitare la collisione perfino tra due stelle con identici obiettivi?
