Ditelo con i Flores

Dopo anni di inferno, il Benevento ritrova la B da super potenza anche grazie al coraggio di cambiare
Ettore Intorcia
4 min

Nella primavera del 2006, quando rilevò il club nella vecchia C2, Oreste Vigorito raccontò di essersi «comprato un’emozione». Compresa nel prezzo c’era un’ossessione collettiva, la Serie B che il Benevento e i suoi tifosi inseguivano da sempre: sarebbe arrivata dieci anni dopo, non senza fatica, non senza delusioni, non senza lacrime. Poi sarebbe arrivato anche tutto il resto: le due promozioni in A e momenti entrati di diritto nell’immaginario collettivo della storia recente del nostro calcio, dal gol di Brignoli contro il Milan di Gattuso al blitz a San Siro, fino al colpo allo Stadium contro la Juve di Cristiano Ronaldo. Che, statistiche alla mano, ha lasciato l’Italia senza riuscire a segnare né battere il Benevento... Nel frattempo i giallorossi hanno scoperto un’altra inconfutabile verità: provare a riprendersi qualcosa che ti hanno portato via può logorarti più della caccia alla chimera sempre inseguita e mai catturata.

Tre anni di inferno per poi stravincere!

I tre anni d’inferno a qualcosa sono serviti: si sono tradotti in un campionato vinto con prepotenza e numeri impressionanti, dagli 80 punti in 35 giornate al +47 di differenza reti, una naturale propensione alla goleada e un ruolino praticamente impeccabile negli scontri diretti. Il 2-1 al Catania del 5 marzo ha scritto il finale della storia con largo anticipo, il blitz in casa della Salernitana (già travolta all’andata e al momento a -20) ha certificato quello che tutti già sapevano.

Il giorno in cui cambia tutto

La data chiave resta però un’altra: 11 novembre, via Auteri e squadra ad Antonio Floro Flores, promosso dalla Primavera. Una scelta non banale, coraggiosa ma ponderata, frutto di una visione. Perché il Benevento in tutti questi anni ha investito talmente tanto nel settore giovanile - il simbolo di quest’anno è Prisco - da avere il progetto ambizioso di coltivare il talento anche in panchina. Floro Flores si è rivelato l’uomo giusto al posto giusto. E nel momento giusto: quando tutto poteva incrinarsi, ha restituito le certezze a un gruppo che aveva smarrito il feeling, quantomeno tattico, con Auteri.

 

Il merito più grande? Aver decifrato il contesto senza imporre dogmi tattici, il che ha in sé qualcosa di rivoluzionario per una generazione di allenatori cresciuti con il mito di Guardiola e Ha aspettato, ha ricostruito un’identità, ha portato la squadra a suonare il suo spartito senza che se ne accorgesse. Per lui è già il momento di confermarsi. Ma se è vero, come insegna Noodles, che «i vincenti li riconosci alla partenza», le premesse ci sono tutte. 

 

 


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