Kimi Antonelli, mai visto uno così: ha conquistato tanti tifosi delusi dalla Ferrari
Giù le mani dall’argomento, pericoloso come i fili dell’alta tensione. Toto Wolff e l’intero cerchio magico della Mercedes, compresa la famiglia Antonelli, non vogliono che si parli di Andrea Kimi come di un candidato al titolo mondiale. Comprensibile ma non vero, serioso ma non serio. I numeri, che hanno sempre la testa dura, dicono altro, e con essi il linguaggio del corpo di questo ragazzino che all’improvviso si è trasformato in un leader. Dalla sua cornucopia escono: un secondo posto e poi le prime tre vittorie della carriera così in fila nei primi quattro GP, tre pole consecutive, una leadership iridata rafforzata a Miami, la capacità di far convivere in sé un impeccabile professionista e lo scolaro vivace nell’ora di ricreazione, quella di far sembrare semplici cose difficili, i sorrisi, la squadra conquistata, un distacco quasi regale che sta innervosendo a Russell. E poi altre cose: una ad esempio è fare paradossalmente la fortuna della Ferrari, offrendo ristoro ai tifosi italiani affamati di successi; un’altra è continuare a sbagliare le partenze, tendenza che come per magia induce all’ottimismo: non osiamo immaginare cosa accadrà quando Kimi riuscirà anche a scattare bene.
Tris di primi
Prima, seconda e terza vittoria. Siamo andati a guardare come e quando le hanno ottenute i più grandi della Formula 1 - quelli che hanno vinto almeno tre titoli, i due italiani campioni del mondo e Fernando Alonso per meritata wild-card - e vi invitiamo a leggere la tabella qui allegata. Se togliamo da ogni considerazione i pionieri - ovvio che Farina, Fangio e Ascari abbiano vinto immediatamente gare e titoli: era l’alba della Formula 1 -, l’unico a star davanti ad Antonelli per i tempi rapidi in cui è divenuto vincente è Lewis Hamilton. Il quale fu devastante (McLaren 2007) per Alonso, più o meno come oggi Antonelli lo è per Russell.
Cambio marce
E in questo incrocio di destini, guardate che bel cambio merce ha azzeccato la Mercedes: ha dato il costosissimo e leggermente scotto (dal 2022) Lewis alla Ferrari e ha messo in macchina un classe 2006 di Bologna. Che ora sta facendo le cose alla Hamilton prima maniera, e costa forse una sesta frazione di quel salario. Per non parlare poi del nostro orto: mai un pilota italiano aveva ottenuto consecutivamente le prime tre vittorie, peraltro in corrispondenza delle prime tre pole position. Dovesse centrare a Montreal (24 maggio) la quarta - ma non gli si sta chiedendo nulla eh? - sarebbe un record assoluto: mai nessuno ha infilato le sue prime quattro perline con un colpo secco di ago e filo.
Il fastidio Russel
Dicevamo che George Russell mastica amaro: «Contento che il weekend sia finito - diceva domenica sera - Miami rimane per me una pista ostica. Ho fiducia in me: non ho certo dimenticato come si guida!» Che è sempre un’excusatio non petita, visto che nessuno glielo ha direttamente imputato. «George sarà fortissimo a Montreal, dove è sempre andato bene - ha detto Kimi, che a diciannove anni mostra di saper stare al mondo - Io non mi aspettavo di ritrovarmi così, al comando e con venti punti di vantaggio: è un momento splendido, ma la stagione è ancora lunghissima e le variabili saranno infinite». A cominciare dal corposo pacchetto di evoluzione che la Mercedes porterà in Canada, mentre la McLaren ha messo giù un sessanta per cento delle novità che ha pronte in fabbrica, e il resto arriverà alla prossima uscita. Assieme alla scossa che la Red Bull si sta dando, nubi grigie transitano sopra la Ferrari di Fred Vasseur, sempre acquattato nella trincea del potenziale inespresso. La novità è che, aspettando la Ferrari, l’Italia ha trovato una nuova, ottima ragione per saltare in piedi sul divano.
