Panatta incorona Sinner e gli dà appuntamento a Parigi: "Ha pure una settimana di riposo… io non l’ho avuta"

Il vincitore dell’edizione 1976 esalta Jannik: "Meglio di così non poteva andare. Numero uno del mondo, giocatore straordinario e ragazzo educato in campo e fuori"
Erika Primavera
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«Adriano, ce l’abbiamo fatta». Già, perché se ieri quella coppa è finita tra le mani di Sinner, è merito pure di Panatta. L’ultimo imperatore di Roma e l’ultimissimo: in mezzo cinquant’anni di attese in lentissima evoluzione dal bianco e nero del 1976 all’arancione carota del 2026. Quando finalmente it’s coming home. «Abbiamo riportato a casa un trofeo molto, molto importante», le parole di Jannik a chiudere un’epoca. Basta con le telefonate a Panatta, basta con il tormentone sull’erede che non arriva. Il cronometro s’è fermato, ecco Sinner.

Memorie di Adriano

«Finalmente un altro italiano ha vinto a Roma», il Panatta pensiero. «Meglio di così non poteva andare: è il numero uno del mondo, un giocatore straordinario ma anche un ragazzo educato in campo e fuori. Un esempio per tutto lo sport». La festa era pronta da un po’, neanche un accenno di scaramanzia, l’invito a Panatta quasi naturale per contingenze temporali e di affetto. La Sinner mania del terzo millennio si fonde nella nostalgia del Novecento Panatta, la vittoria di uno il ricordo da conservare, quella dell’altro una memoria che non svanisce. Basta chiedere ai 12.500 del Centrale che ieri hanno acclamato l’eroe di gioventù e del tennis d’altri tempi, mai così eterno. Oltre le battute: «Mattarella mi ha detto che si ricordava quando ho vinto io, abbiamo parlato tra persone anziane e devo dire che ha un’ironia molto spiccata».

Panatta e il ricordo del 1976

Sul piccolo palco allestito per la premiazione Sinner ci scherza su. «Non posso dire che ti ho visto giocare, forse i miei genitori neanche si erano messi insieme», ride il nuovo re di Roma. Eppure tutti ricordano Adriano contro Vilas. «È un fatto abbastanza straordinario. Forse perché il tennis è esploso lì, poi sono nati tantissimi circoli». Nazionalpopolare, gli piace ripetere, e non da ieri ma da tempi non sospetti. Dunque, ribadiamo. «A me inorgoglisce che io e i miei compagni dell’epoca - da Bertolucci a Zugarelli - abbiamo sdoganato il tennis, è diventato uno sport che tutti potevano praticare e questo non ce lo toglie nessuno». Sì, nei trionfi di Sinner c’è proprio un pezzetto di merito di Panatta.

Il bis a Parigi

Il trofeo di Roma doveva passare dalle mani di Adriano a quelle di Jannik ma - ubi maior - il Presidente Mattarella ha stravolto i piani. Panatta avrà la sua seconda chance: segnate sul calendario domenica 7 giugno, finale del Roland Garros. Parigi, come Roma, ricorderà il trionfo di Adriano l’italien. «Quando io e Jannik ci siamo abbracciati gli ho detto guarda che vengo eh, vorrei proprio darti la seconda Coppa. Lui mi ha risposto “magari” e io gli ho detto “stai tranquillo che ce la fai”». Poi però, giusto per un attimo, Adriano è sceso in campo per piazzare una volée. «Volete sapere se anche Jannik farà la doppietta? Ha tutte le doti per fare il bis. Ora ha pure una settimana di riposo… io non l’ho avuta. Nel 1976 ho vinto Roma e il lunedì mattina sono partito». Game set match.


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