Un Mondiale per gli azionisti: l’ultima trovata di Infantino

Leggi il commento sugli scenari futuri, per la competizione iridata, che stanno facendo discutere
Pippi Russo
6 min

Chiagne e incassa. Gianni Infantino aveva fatto appena in tempo a scrivere un messaggio di dimensioni esagerate per vittimizzare se stesso e prendersela coi dispensatori d’odio; i quali, fra l’altro, gli rimproverano di avere trasformato la Fifa in una cinica macchina da soldi. Ma intanto, con la mano lasciata libera dalla digitazione, pianifica lo spacchettamento del prodotto Mondiale di calcio, da vendere in quota per realizzare ulteriori monetizzazioni. Perché proprio di prodotto si parla: un asset da mettere in vendita con la prospettiva di ricavare il massimo ritorno possibile. E perché, ormai, quello del denaro è il solo linguaggio che il capo del calcio internazionale intende. Tentando pure di convincerci tutti quanti che dovremmo essere contenti, e che grazie a questa pioggia di denaro il calcio sta vivendo un’era di prosperità mai vista. A patto di non vedere che, in ultima analisi, il messaggio per gli appassionati è sempre quello: pagherete caro, pagherete tutto.

La notizia di Times e Financial Times: la strategia della Fifa per i Mondiali

La notizia, data ieri da Times e Financial Times, è la seguente: la Fifa starebbe pianificando di vendere una quota dei Mondiali di calcio in cambio di 10 miliardi di dollari (che in euro sono circa 7,8 miliardi). La confederazione del calcio mondiale manterrebbe un pacchetto di maggioranza, mentre quote di minoranza verrebbero messe a disposizione delle 211 federazioni nazionali affiliate e di investitori privati. Un progetto di chiara matrice neoliberista (trasformare qualsiasi cosa in un asset commerciabile sul mercato), ma predicato dal presidente Fifa che insiste a propagare il messaggio del calcio messo a disposizione dei popoli. 

L'ipotesi del Mondiale a cadenza biennale e la razione furiosa della Uefa

Giocoforza, al momento i dettagli del progetto sono vaghi. E in fondo potrebbe trattarsi di uno dei tanti boatos messi in circolazione da Fifantino per misurare la reazione delle istituzioni calcistiche e dell’opinione pubblica mondiale, ottenendo di piazzare comunque un paletto. Un meccanismo già sperimentato al tempo in cui si fece largo l’ipotesi dei Mondiali da celebrarsi con cadenza biennale: progetto mai perseguito sul serio, che però poi è stato rimpiazzato con l’allargamento a 48 squadre del format di fase finale
È in questo quadro che rientra il coro di reazioni negative animate dopo la diffusione della notizia. Compresa quella dell’Uefa, che in un comunicato furente ha parlato di una linea oltrepassata. L’ennesima, verrebbe da dire, dato che la confederazione europea aveva già menzionato l’immagine della “linea rossa” quando c’è stato da commentare la revoca del cartellino rosso dell’attaccante statunitense Balogun per volere di Trump.

Infantino e il percorso per trasformare la Fifa in una merchant bank

Ma al di là delle reazioni singole, resta il messaggio: Infantino sta ultimando il percorso di trasformare la Fifa in una merchant bank. La sua personalissima Piazzetta Cuccia. Un posto dove è possibile commissionare agiografie scritte da insipidi bordocampisti, e vantarsi di distribuire a pioggia denaro per programmi nazionali di sviluppo sulla cui accountability non è possibile fare la minima verifica. Però lui si lamenta delle parole d’odio e invita i detrattori a godersi le partite di calcio. Ma magari, caro Fifantino: il problema è che ci siamo lasciati distrarre dall’ultimo hydratation break e abbiamo preferito dedicarci a altri consumi. In fondo è proprio ciò che vogliono gli inserzionisti, vero?


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