La strategia di Carnevali alla Juve: dalle plusvalenze alla rivoluzione italiana, tutte le mosse del nuovo dirigente
La macchina Juve si è rimessa in moto. Botta di conti e vertice di mercato. I riflettori si sono accesi per l’insediamento di Carnevali alla Continassa e presto si spegneranno, perché il club bianconero ha bisogno di lavorare e di accelerare i tempi in silenzio. Venti giorni di ritardo nella programmazione rispetto alla conclusione della stagione sportiva si possono recuperare in fretta, ma questo è il momento delle riflessioni, degli approfondimenti e delle trattative in fase embrionale, da stoppare o da mandare avanti o da rivedere. Prendete il caso di Boga, ex Sassuolo: si sapeva già sarebbe stato riscattato, Carnevali non ha perso tempo e ha dato subito l’impulso a formalizzare un’operazione su cui non esistevano dubbi. È cambiato il dirigente apicale della Juve, non sono mutate le prospettive, i numeri, le richieste di Spalletti per rinforzare la squadra.
Nodo plusvalenze
Il nuovo amministratore delegato e direttore generale ha trascorso il suo primo giorno di lavoro negli uffici bianconeri incontrando la dirigenza al gran completo: vertice di mercato con Chiellini e Ottolini, esame dei conti con l’area finanziaria del club, passando ovviamente per le foto di rito e il saluto ai dipendenti. Per agire con un quadro più preciso possibile ha approfondito gli aspetti economici. La Juve è attesa dal settlement agreement con l’Uefa entro un mese: multa da negoziare e restrizione della lista per l’Europa League da presentare a “saldo zero” rispetto all’ultima di Champions a inizio settembre. L’ideale, per presentarsi all’inizio di luglio con le idee più chiare sui rinforzi da consegnare a Spalletti, sarebbe vendere tanto e bene, piazzando subito gli esuberi. La Juve ha bisogno di realizzare plusvalenze, 12-13 milioni da realizzare per fine giugno garantirebbero un po’ di respiro ai conti. Sono meno rispetto ai 20-30 ipotizzati qualche giorno fa.
Yildiz non si tocca
Yildiz, come aveva chiarito Comolli, è il cardine su cui Elkann intende ricostruire la Juve di Spalletti. Carnevali non derogherà. Qualche sacrificio è prevedibile e la scelta verrà orientata dalle offerte. In tanti sono potenzialmente appetibili: da Bremer a Cambiaso passando per Thuram, ma l’autentica opera di sfoltimento e ottimizzazione dei costi passerà da diversi altri giocatori. Possono andare via (o restare) Di Gregorio, Perin, Cabal, Gatti, Miretti, Koopmeiners, Zhegrova, David, Openda oltre a sistemare (o decidere di trattenere) i prestiti di rientro: Arthur, Joao Mario, Rugani, Nico Gonzalez, Douglas Luiz. Un lavoro enorme attende Carnevali nelle prossime settimane, ma c’è anche la possibilità di realizzare una vera e propria rivoluzione. Un dato è certo e allontana qualsiasi equivoco: il nuovo Ceo, Chiellini, Ottolini e Spalletti condivideranno qualsiasi mossa. Niente algoritmi, che pure avrebbero potuto misurare (per Comolli) anche la personalità e il carattere dei rinforzi, requisito indispensabile reclamato da Lucio.
Più italiani per la Juventus
La Juve, nell’ultima stagione, ha scontato un deficit di temperamento e la campagna-acquisti l’ha indebolita rispetto all’organico allestito da Giuntoli e Thiago Motta. Una linea guida, nell’ottica di un ciclo almeno biennale, è chiara. Carnevali nel tempo cercherà di “italianizzare” la Signora, perché solo così si può durare a lungo, come insegna la storia recente. Un nucleo indigeno è indispensabile: era così per la Juve di Buffon, Chiellini, Bonucci, Barzagli, Marchisio e Pirlo. Da lì bisogna ripartire, anche ringiovanendo.
