Addio Conte, il Maradona prepara la standing ovation: cosa succederà oggi. Il Napoli pensa al nuovo allenatore
Sarò Conte una volta ancora. L’ultima. Un anno e un giorno dopo lo scudetto: dal 23 maggio 2025 al 24 maggio 2026. Sembra ieri, sembra una vita. Napoli-Udinese, la partita che alle 18 chiuderà il campionato regalando al popolo azzurro la passerella finale da campioni d’Italia, sarà un homenaje. Un omaggio all’allenatore che per 91 volte (oggi) ha guidato la squadra con il fuoco nell’anima attraverso l’Italia, l’Europa e l’Arabia Saudita e riempiendo di orgoglio gli occhi della sua gente. Che in due anni ha conquistato il quarto tricolore e la terza Supercoppa italiana di una storia centenaria. Che nei 718 giorni trascorsi dal suo arrivo al suo addio ha onorato istante dopo istante la maglia che i suoi ragazzi hanno sudato in ogni partita e in ogni allenamento. Antonio Conte lascerà il Napoli intorno alle 19.45, giusto il tempo di ascoltare il triplice fischio con cui l’arbitro Zanotti di Rimini decreterà la fine di un’epoca di trionfi, e poi per tutti comincerà un’altra storia: per lui, sospeso in un futuro da definire, e per il club, già a caccia del nuovo pilota di un gruppo ancora ambizioso e rinforzato nel cuore e nella testa da un’esperienza indimenticabile per i sacrifici, i successi e la sofferenza. Il Napoli è maturato a trecentosessanta gradi dopo l’incontro con uno degli allenatori più vincenti degli ultimi 14 anni, o quantomeno è questo l’auspicio, ma da stasera sarà già futuro. È il calcio, è la vita. È il business. Ma prima di assecondare gli eventi e di seguire il flusso, beh, è già possibile intravedere all’orizzonte le due scene finali: in una ci sono Conte e i suoi giocatori che lottano per dedicarsi l’ultimo regalo dopo la conquista della qualificazione in Champions, quel secondo posto che con un punto sarà aritmetico; nell’altra ci sono Conte che saluta con gli occhi lucidi o con le lacrime, chissà, e i cinquantamila del Maradona in piedi. Standing ovation. Arrivederci, Antonio Conte. Sipario.
Il Napoli, Antonio Conte e De Laurentiis
Il 24 maggio sembra proprio una data del destino: oggi Aurelio De Laurentiis, l’uomo che un giorno disse a sé stesso che avrebbe portato Antonio a Napoli dopo aver nuotato con lui nella magia delle Maldive, compirà 77 anni. Buon compleanno, champagne. E tanta emozione, certo: Conte è un amico del presidente e le rispettive famiglie sono legatissime. C’è affetto, c’è stima, c’è un legame che va oltre il calcio e che resiste agli affari: l’allenatore andrà via a zero, senza buonuscita nonostante un altro anno di contratto. Lascerà il suo importantissimo ingaggio sul tavolo insieme con un pezzo di cuore, rapito da una Napoli che ha saputo vivere intensamente come un cittadino di Chiaia o dei Camaldoli, e poi brinderà alla vita con Aurelio. E insieme ai titoli di coda scorreranno i numeri: 90 partite al timone tra campionato, Champions, Supercoppa e Coppa Italia; 53 vittorie, 19 pareggi e 18 sconfitte. Non è stato tutto perfetto, ci mancherebbe, ma la perfezione è divina e questa è una storia di uomini e grandi sportivi.
Lo sprint del Napoli
Antonio Conte se ne va e sarà un grande passato. Ma il Napoli è già ripartito: da domani si entrerà nel vivo della successione e sarà una poltrona per due. Uno sprint tra Max Allegri, l’altra enciclopedia delle vittorie che ha conteso a Conte il dominio del nostro calcio negli ultimi 15 anni, e Vincenzo Italiano, il tecnico che forse più d’ogni altro è stato capace di evolversi anno dopo anno attraverso il gioco, due finali europee e una Coppa Italia, conquistando il diritto a una panchina d’élite. E in ogni caso sarà un successo.
