Italia, è il momento di guardare avanti

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Alberto Polverosi
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Lo spavento finale ha quasi tolto la voglia di festeggiare e quando il generoso Gil Manzano ha fischiato la fine si è sollevato un sospirone che da Leverkusen ha raggiunto Roma, via Allegri. Con quell’intervento di Cristante su Mudryk in pieno recupero abbiamo rischiato l’osso del collo, si vede che lassù qualcuno ci ama. Così, insieme alle grandi nazionali d’Europa ci saremo anche noi in Germania. E se la Francia porta Mbappé, l’Inghilterra si presenta con Bellingham e Kane, il Portogallo con Ronaldo e Bernardo Silva, il Belgio con Lukaku e la Spagna con tutti quei ragazzini-fenomeni, noi porteremo il nostro spirito, quello che ci ha sorretto nel finale convulso di ieri, quando quell’onda gialla sembrava impazzita e noi lì a pregare che finisse presto, finisse subito. Non abbiamo più quei giocatori, da anni, ma adesso abbiamo qualche certezza in più. Venivamo da notti agghiaccianti, dall’incubo svedese di Milano e da quello macedone di Palermo, in mezzo abbiamo vinto il titolo europeo e in Germania andremo per difenderlo e onorarlo.

Chiesa, il punto di forza della Nazionale

A Leverkusen abbiamo fatto per un’ora abbondante la partita che volevamo fare, una partita attenta, senza pensare troppo allo 0-0, abbiamo sofferto qualche minuto nelle prime battute del primo tempo, ma siamo sempre stati dentro il gioco, lo abbiamo controllato e sviluppato, un po’ di gestione e un po’ di spinta, senza strafare perché non era il caso, ma anche senza rinunciare. Poi però abbiamo perso di vista l’orizzonte, siamo rimasti intrappolati in quei movimenti a ondate con cui gli ucraini puntavano la porta di Donnarumma, sul conto del quale conviene fare, prima o poi, qualche considerazione. Per esempio: sicuri che Vicario sia inferiore? Il piano iniziale di Spalletti era quasi perfetto, ma col primo cambio ha rovinato, suo malgrado, quanto aveva preparato. Aveva pensato alla staffetta dei centravanti, il piccolo e rapido (Raspadori) nel primo tempo, il massiccio e potente (Scamacca) nel secondo. Mossa giusta quella del napoletano, mossa sbagliata quella dell’atalantino che in campo ha fatto diventare matto il ct: tutto quello che faceva, era sbagliato. Meno male che Chiesa ha fatto la partita vera, con strappi e recuperi pazzeschi. Oggi è il vero punto di forza della Nazionale e la sua crescita ci conforta, ci dà speranza.

Italia, ora si può guardare avanti

Alla vigilia la gente chiedeva solo la qualificazione ed è arrivata. Come abbiamo detto alla vigilia, fare gli schizzinosi adesso, dopo quello che abbiamo patito nelle notti della Svezia e della Macedonia, non è proprio il caso. Abbiamo giocato fin quando ci siamo riusciti. Poi dietro, raccolti, a difesa dello 0-0 e a chiudere con la difesa a cinque, senza arrossire. Siamo questi oggi, vorremmo essere diversi, più tecnici, ma non abbiamo i mezzi (i giocatori) per riuscirci. Dobbiamo accontentarci, perfino godere di una qualificazione così tormentata. Il lavoro di Spalletti è iniziato da poco, gli va dato tempo, ma soprattutto bisogna pregare che il calcio italiano gli offra qualche risorsa. A Leverkusen ci sono stati dei momenti in cui il palleggio dell’Ucraina è sembrato di maggior qualità del nostro. L’Ucraina, non il Brasile. Ma intanto ora possiamo guardare avanti, quando per anni potevamo guardare solo indietro.


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