Italia, dieci motivi per crederci: dallo spirito, alla tattica al Ct apparso lucido

L'analisi dei punti di forza degli azzurri che lasciano ben sperare in vista della finale dei playoff in Bosnia, dove ci sarà in palio il pass per i Mondiali 2026
Fabrizio Patania

FIRENZE (dall'inviato) - Coraggio Italia, sognare il Mondiale si può e ci sono almeno dieci buoni motivi per crederci. Basterà scaraventare la paura all’incrocio dei pali, un po’ come è successo a Bergamo. Tonali ha schiaffeggiato il pallone e gli irlandesi con un destro al volo dal limite dell’area e Kean ha spento ogni apprensione con il raddoppio. Due colpi da ko.

L'autostima riguadagnata dall'Italia

Ecco la prima verità: quattro anni dopo, a una distanza di 900 chilometri in linea d’aria, ci bloccava il fantasma della Macedonia. Dal punto di vista emotivo e mentale, pesava il timore di ripetere la notte di Palermo. L’Italia affrontava la semifinale con un solo vero allenamento e venendo dal crollo di San Siro a metà novembre con la Norvegia. Ora è diverso. Questa è una finale da dentro o fuori. Le tensioni condizioneranno anche i bosniaci. Gli azzurri hanno ripreso confidenza con il campo e riguadagnato autostima. Potevamo segnare più di due gol all’Irlanda del Nord.

 

 


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L'attacco azzurro dà garanzie

L’attacco ci trasmette tranquillità. Kean è una furia, aspettava i playoff da un paio di mesi, si è presentato con personalità, un gol e una condizione fisica ottimale. Se trova il campo aperto, ti può fulminare con uno scatto. Pio Esposito può avere in maglia azzurra lo stesso impatto di Rossi nel ‘78 e di Altobelli, durante il Mondiale spagnolo, quando sostituiva Graziani. Freddezza e rendimento, un bomber spietato. Retegui non è apparso il solito a Bergamo, ma era e resta un fighter, abituato alla lotta e al combattimento. Quei tre davanti ci possono garantire i gol per volare in America anche se dietro manca solidità.

Il gruppo granitico della Nazionale

Scamacca è rimasto, Vicario ha chiesto e ottenuto una stanza in ritiro a Coverciano, Di Lorenzo vorrebbe seguire gli azzurri in Bosnia. Gattuso, in pochi mesi, ha creato un gruppo granitico. Nessuno a Zenica tradirà la causa e l’ambiente ostile produrrà una reazione. Non ci aspettiamo le stesse esitazioni del primo tempo con l’Irlanda del Nord. Non era solo tensione emotiva. Il ct, con onestà e schiettezza, ha indicato una motivazione tattica. Voleva Barella e Tonali in attacco, ma non aveva chiesto a Locatelli di restare così schiacciato all’indietro. La costruzione a quattro, con Mancini terzino, era un’opzione supplementare. La partita era stata preparata in modo diverso. Nell’intervallo Gattuso è intervenuto con le opportune correzioni.

 

 

Da Palestra a Pisilli, panchina ricca di risorse

A Zenica vedremo una vera linea mediana a tre con Locatelli, Barella e Tonali. Distanze ridotte, più compattezza. «Dovremo prepararla bene e mi farò capire meglio» uno dei passaggi nella conferenza stampa notturna di Bergamo. La freschezza e l’incoscienza giovanile sono un fattore. Il ct ne terrà conto. Pio è in corsa con Retegui, Palestra potrebbe insidiare Politano e Pisilli è entrato benissimo, guadagnando in fretta la posizione di primo cambio a centrocampo. La panchina dell’Italia è più ricca di alternative, alla lunga dovrebbe rivelarsi un vantaggio.


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In Bosnia capienza dello stadio ridotta

Il campo rovinato dalla pioggia e dalla neve può trasformarsi in una trappola, ma l’ambiente non deve. Suggestione, cornice mediatica, accoglienza non amichevole. Gli azzurri, è chiaro, non dovranno farsi intimidire e abboccare alle provocazioni. Sono adulti, vaccinati e abituati a palcoscenici ben più suggestivi e maestosi. La capienza da 13.000 posti è stata ridotta a causa della sanzione Fifa. Entreranno solo 8.000 bosniaci. Per quanto possa essere uno stadio “caldo”, i tifosi non segnano dalle tribune. L’Irlanda del Nord a Bergamo si era chiusa dietro. La Bosnia, se vuole tornare al Mondiale, dovrà attaccare, non potrà solo difendere. La velocità nel ribaltare l’azione per favorire il contropiede di Kean diventerà un fattore. Dimarco è una freccia. Gattuso sta pensando anche a Palestra. I suoi strappi potrebbero diventare micidiali, se dall’inizio o in corsa lo vedremo.

 

 

La lucidità del ct Gattuso

Rino, nonostante un primo tempo da affanni e sospiri, a Bergamo non ha smarrito lucidità, non si è agitato, ha aspettato di rientrare nello spogliatoio per mettere a posto le cose. I cambi, indovinati, hanno inciso sulla partita in maniera positiva. Decimo e ultimo motivo, i numeri. L’Italia ha segnato 23 gol, 21 in 7 partite sotto la gestione di Gattuso, vincendone 6 su 7 e perdendo soltanto con i mostri della Norvegia. Nessuno, dall’inizio del girone di qualificazione, ha tirato (196 volte, di cui 62 nello specchio) e ha crossato (89) come gli azzurri. Sul campo di Zenica, qualificazioni per l’Europeo 2020-2021, s’impose la Nazionale di Mancini 3-0 con i gol di Acerbi, Insigne e Belotti.

 

 

 

 

 

 


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FIRENZE (dall'inviato) - Coraggio Italia, sognare il Mondiale si può e ci sono almeno dieci buoni motivi per crederci. Basterà scaraventare la paura all’incrocio dei pali, un po’ come è successo a Bergamo. Tonali ha schiaffeggiato il pallone e gli irlandesi con un destro al volo dal limite dell’area e Kean ha spento ogni apprensione con il raddoppio. Due colpi da ko.

L'autostima riguadagnata dall'Italia

Ecco la prima verità: quattro anni dopo, a una distanza di 900 chilometri in linea d’aria, ci bloccava il fantasma della Macedonia. Dal punto di vista emotivo e mentale, pesava il timore di ripetere la notte di Palermo. L’Italia affrontava la semifinale con un solo vero allenamento e venendo dal crollo di San Siro a metà novembre con la Norvegia. Ora è diverso. Questa è una finale da dentro o fuori. Le tensioni condizioneranno anche i bosniaci. Gli azzurri hanno ripreso confidenza con il campo e riguadagnato autostima. Potevamo segnare più di due gol all’Irlanda del Nord.

 

 


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