Malagò in corsa per la presidenza della Figc dopo Gravina: c'è solo un ostacolo da superare
ROMA - I non pochi sostenitori del “Mala-gol” hanno già tracciato un sentiero. Se esiste un uomo - questa la loro tesi - in grado di rappresentare un argine credibile alla volontà della politica di fagocitare il calcio, quello dev’essere l’ex numero uno del Coni, il dirigente che il governo ha sradicato da Palazzo H senza neppure la proroga che chiedeva (mentre ai presidenti federali veniva cancellato il limite dei mandati) per arrivare da presidente a Milano-Cortina. Le Olimpiadi nostrane Malagò ha saputo comunque viverle da mattatore ben oltre la carica di guida della Fondazione, grazie a quello stile da leader e da frontman che gli viene piuttosto naturale. E che per certi versi attrae pure la politica pallonara disorientata dalle dimissioni di Gravina. Ma come, Malagò proprio ora che bisognerebbe andar d’accordo con il governo Meloni, al quale andare chiedere soldi, sgravi fiscali e misure a sostegno del movimento? È la controtesi di chi già rumoreggia al pensiero di Giovanni padrone di Via Allegri. Sulla carta potrebbe apparire come un paradosso. Eppure diverse big del campionato si stanno già muovendo per costruirgli una candidatura su misura. Che, attenzione, rischierebbe di naufragare nel caso in cui uno dei punti del programma fosse, come diceva De Laurentiis, la riduzione a 16 del numero delle squadre. Le piccole si sfilerebbero e ci sarebbe subito un bel guaio politico.
