La lezione di Baldini

Non si è mai candidato a restare, ma tutto ciò che il ct ad interim consegna a chi verrà sono regole, lavoro fisico, tattica, stile di vita, fatica, empatia: Silvio ha lasciato il suo segno
Fabrizio Patania - Inviato a Heraklion
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Un tuffo nel passato azzurro, ripensando all’Under 21 di Vicini, eletto ct dopo il Mondiale messicano per sostituire Bearzot. Quel gruppo, pieno di talento, sarebbe arrivato terzo a Italia ’90 dopo essersi rivelato in Germania nel 1988. Servirebbero i nuovi Baggio, Giannini e Vialli per immaginare un futuro così luminoso. Ci mancano un fuoriclasse del livello di Yamal e il patrimonio immenso di cui dispone la Spagna per l’accostamento con De la Fuente, ct promosso dall’Under 21 e diventato campione d’Europa con le Furie Rosse. Silvio Baldini, dopo l’estate, tornerà a inseguire il titolo di categoria e il sogno delle Olimpiadi di Los Angeles, dove vuole portare Gigio come capitano.

La giovane Italia fa festa: la lezione di Silvio Baldini

FESTANella dolcissima notte di Heraklion non si è candidato alla panchina azzurra e ha tagliato corto a proposito dell’eventualità remota che il futuro presidente federale possa proporgliela. «Non mi sono posto il problema. Volevo solo rendermi utile alla Federazione in queste due partite». Ha dato una lezione al calcio italiano attraverso la completezza e la profondità del suo lavoro. Stile di vita, regole, metodologia di preparazione atletica e tattica, perché è sbagliato ritenere che non si possa trasmettere un’identità di gioco alla Nazionale, senza trascurare l’empatia con il gruppo, base principale per sviluppare un lavoro da ct. «La mia felicità? Avreste dovuto vedere come festeggiavano e ballavano negli spogliatoi questi ragazzi. Sembrava avessimo vinto un trofeo». La testimonianza di Dagasso: «Per noi è come un papà». Silvio ha rassicurato Reggiani subito dopo il rosso. «È venuto a chiedere scusa. Non c’è bisogno, gli ho detto. Giochi a calcio, puoi sbagliare. E stai tranquillo, vinciamo lo stesso. Alla fine era felicissimo» il racconto del ct.

Baldini ha messo a tacere l'arroganza di Jovanovic

CIAO JOVANOVIC. Baldini sa trasmettere entusiasmo. All’Italia ha concesso la libertà di esprimere il talento all’interno degli schemi, ribaltando qualsiasi pregiudizio. Ha piegato strane convinzioni tipo il ranking, a cui andrebbe dato il giusto peso. Ha respinto l’invito a convocare altri quattro o cinque “fuoriquota”, rendendo realmente sperimentale la Nazionale. Se non ora, quando sarebbe stato possibile testare gli Under 21? Ha messo a tacere l’arroganza di Jovanovic. Prima della partita, il ct della Grecia neppure lo aveva salutato, come avviene normalmente tra due allenatori. Qualche giorno fa discuteva le sue convocazioni. Così si è consegnato a una figuraccia, perdendo la faccia e la partita.

Baldini, disciplina ferrea e flessibilità tattica

COME KAWASAKIBaldini, spiegando con l’esempio della Brignone e dei tennisti italiani quanto dovrebbero allenarsi i nostri calciatori, ha fatto tornare in mente Francesco Rocca, un tecnico mai valorizzato a dovere dalla Figc, per la disciplina ferrea. Ritardi non ammessi, pena l’esclusione dal ritiro. Privilegi inesistenti. Solo camere doppie, niente singole e la tripla per i portieri, telefonino lasciato fuori dallo spogliatoio in cui “si parla solo di calcio”, prova del peso ogni mattina, cura dell’alimentazione. È più facile imporre un certo tipo di linea con i giovani, meno con i giocatori formati. Ne sa qualcosa Spalletti, deriso per le Play Station vietate di notte agli azzurri. Baldini in Grecia ha dimostrato flessibilità tattica giocando in maniera diversa rispetto all’esordio in Lussemburgo. «Ho uno staff formidabile. I calciatori oggi sono evoluti. Dieci giorni bastano per provare quelle due o tre cose che ti servono in partita. Il 70% del lavoro tattico lo fai anche in Nazionale». Serve compattezza, ovvio, come racconta la storia del capo-indiano. «Puoi spezzare una sola freccia alla volta, non tutte insieme. Se vai a combattere da solo, finisci come la freccia». Elementare, Silvio.


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