Perché i gol al Mondiale arrivano dopo l’hydration break? La curiosa statistica su Vinicius, Haaland e…

Le nuove pause, obbligatorie e codificate, ribaltano spesso le partite
Giulia Mazzi
5 min

Stadi con l’aria condizionata, espansione a 48 squadre e spettacoli da Super Bowl. Dopo una settimana di competizione a marcia serrata, il processo di americanizzazione del Mondiale procede spedito. Ma tra tutte le tradizioni a stelle e strisce che la Fifa ha introdotto nel nuovo torneo extralarge ospitato da Stati Uniti, Canada e Messico ce n’è forse una che ha impattato più di tutte: non solo sulla fruizione dello spettacolo ma anche sull’andamento della gara e spesso anche sul risultato finale.  

L'impatto dell'hydration break

Stiamo parlando dell’hydration break, la già tanto discussa pausa di idratazione codificata e resa obbligatoria. La Fifa l’ha presentata come uno strumento introdotto per far fronte al clima torrido (che finora non si è mai presentato), al primo momento utile dopo il 22’ di ogni tempo: tre minuti in cui il cronometro continua a scorrere ma le squadre si fermano, bevono, tirano il fiato. Non solo: spezzano il ritmo della gara, parlano con l’allenatore e si riorganizzano tatticamente. Lo ha confermato anche Nagelsmann: «La pausa per bere è stata utile per ribadire quanto avevamo già studiato alla lavagna», ha detto dopo il pari tra Olanda e Giappone. Il ct aveva aspettato per effettuare una tripla sostituzione, un meccanismo ormai assorbito nella pratica da tutte le nazionali e che rischia di cambiare profondamente la natura e le basi del gioco stesso: non più a due ma a quattro tempi. 

 

Decisiva

Qualche numero per capire quanto questo nuovo cooling break sia diventato determinante: su 62 gol segnati nei primi 7 giorni di competizione, ben 14 sono arrivati nei minuti immediatamente successivi all’hydration break. Quasi uno su quattro. E in molti casi i gol sono stati decisivi. Ma non è soltanto il numero dei gol quanto la loro natura: in 9 casi la rete ha fatto poi la differenza, cioè ha portato una squadra in vantaggio o a pareggiare. L’esempio più clamoroso è Australia-Turchia 2-0, finora uno dei risultati più sorprendenti della 1ª giornata. Nel primo tempo i Socceroos hanno effettuato un solo tiro prima del 22’, ne hanno poi effettuati tre dopo la pausa e hanno trovato il gol del vantaggio con il primo tiro dopo la ripresa. Anche il 2-0 è arrivato dopo il secondo hydration break, in uno dei momenti di maggior pericolosità della TurchiaNessuno vuole fermarsi quando le cose girano bene, si sa: l’inerzia si spezza e il rischio poi è quello di andare sotto. Come successo all’Iraq: prima della pausa aveva un indice di pericolosità più marcato rispetto alla Norvegia, al ritorno Haaland ha trovato il vantaggio. Una cosa simile era successa anche al Brasile, con Vinicius in gol dopo il break e una mezz’ora di dominio del Marocco. Un gol pesantissimo, che ha fissato poi il pareggio. Ancor più pensante il gol di McGinn che ha deciso Scozia-Haiti: quando è arrivato? Esatto, dopo la pausa.

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Senza considerare che gli hydration break consentono alle emittenti televisive di staccare sulle pubblicità, con un giro stimato da centinaia di migliaia di dollari. Insomma, un intervallo a bordo campo a tutti gli effetti che piace molto agli inserzionisti ma poco agli addetti ai lavori. Van Dijk è lapidario: «Non è una cosa che mi piace». Rassegnato Deschamps: «Non si tratta più di due tempi, ma sostanzialmente di quattro tempi parziali. Questa è la decisione presa e quindi giocatori e allenatori si adattano a questa nuova realtà». Klopp è stato più duro: «Queste cosiddette pause per l’idratazione ci sono state presentate come uno scudo per il benessere dei giocatori, ma non sono altro che una gabbia dorata costruita per gli sponsor». 

 


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