La bellissima frase di De Rossi sul figlio strega San Siro: "Lui suona la batteria e...". Poi parla della Roma
Dopo la sconfitta contro l'Inter, Daniele De Rossi era, per quanto possibile, sereno. Troppo divario tra le due squadre, nonostante il Genoa ci abbia provato fino alla fine. Dopo aver parlato alle tv, De Rossi ha stregato la sala stampa di San Siro parlando, anche, di suo figlio. La domanda, che si riferiva alla conferenza della vigilia, era la seguente: "Come ha reagito la squadra allo stimolo di non rassegnarsi alla mediocrità?". De Rossi ha fatto un discorso molto approfondito: "Il discorso della mediocrità, secondo me, è un discorso di vita, di calcio. Se non so o non riesco a fare una cosa, ci provo. Mio figlio (Noah, 9 anni) suona la batteria: all’inizio non ci riusciva, gli ho detto “prova, allenati, fai lezione”. La volta dopo suonava meglio. La vita si migliora, nella vita si prova. Finisci la partita e dici la frase che dico sempre a tutti: “se l’avversario sarà più bravo di noi, gli stringeremo la mano”. Una frase usata e abusata. Non parto, però, con l’idea di perdere perché è come crearsi un alibi e crearlo ai nostri tifosi".
Genoa-Roma, cosa ha detto De Rossi
A De Rossi è stato poi chiesto, inevitabilmente, della partita contro la Roma della settimana prossima. Daniele ha elegantemente "glissato", facendo un discorso più generale: "La prossima partita è una partita importante, difficile, e in casa ho la sensazione che siamo capaci di fare tante cose fatte bene. Anche fuori casa, ma in casa l’atmosfera che si è respirata nelle ultime partite in casa mi fa pensare che veramente avremo qualcuno che ci darà una mano decisiva per colmare il gap che c’è tra noi e queste squadre che sono tra le più forti del campionato. Avremo una settimana per prepararci e ci faremo trovare pronti come è successo quasi sempre, tranne la partita di andare proprio con la Roma. Se i miei giocatori hanno qualcosa in più rispetto a quelli di altre concorrenti per la salvezza? Lo spero. È molto lunga la strada, siamo ancora tutti molto vicini". E allora si torna al discorso di partita: crescere. E non rassegnarsi.