Juve c’è un caso da 100 milioni: da Openda a Zhegrova e David, il piano mercato si complica
La partecipazione alla prossima Champions League è un pilastro fondamentale per la sostenibilità dei conti, ma la Juve prevede sacrifici limitati e sopportabili nel caso in cui Spalletti e i bianconeri non centrassero l’obiettivo del quarto posto. La semestrale consolidata del bilancio al 31 dicembre 2025 già anticipava il raggiungimento della soglia del 70% nel rapporto tra costo del lavoro allargato e ricavi (in aumento) al 31 marzo 2026 nel rispetto dei nuovi parametri federali. Mercato libero in Serie A, possibili restrizioni di rosa per la prossima stagione in Europa o di sanzione economica per il potenziale sforamento della Football Earning Rule nel triennio 2022-2025. Si va verso un settlement agreement con l’Uefa di cui si discuterà nel mese di giugno, a stagione conclusa, “con effetti economici presumibilmente non rilevanti” si legge nella relazione del club bianconero di fine anno. Le reali preoccupazioni di Elkann e della dirigenza sono invece legate al mercato in uscita. Troppi acquisti sbagliati nelle ultime due estati e complicati da ricollocare a certe cifre. Offerte al ribasso potrebbero condizionare il mercato in entrata perché l’ad Comolli, Chiellini e Ottolini dovranno muoversi con la calcolatrice alla mano.
Il caso e le minusvalenze
Il quadro dei diritti pluriennali dei bianconeri è illuminante (pagina 40 della relazione) controllando il prezzo storico dei cartellini e il valore residuo a fine 2025 che determina, in caso di cessione e in base al prezzo, plusvalenza o minusvalenza. Il paradosso legato a Openda: è scattato l’obbligo di riscatto (40 milioni in 4 rate annuali) ma la Juve lo ha preso in prestito oneroso (3,3) e il 31 dicembre, come acquisto a titolo temporaneo, non era ancora entrato nel conto economico. La soluzione ideale ora sarebbe ricollocarlo in prestito per congelarne l’ammortamento (10 milioni a stagione) confidando in una possibile rivalutazione. Di fatto verrebbe spostato in avanti il costo del belga. Sono gli altri a preoccupare. Cabal, più di tutti, è in uscita. Ha bisogno di giocare, fatica a reggere il livello della Juve, è costato 12,4 milioni e aveva un valore residuo di 8,4 a dicembre, destinato a scendere di poco tra un mese. Prendete Koopmeiners: è complicato immaginarne una cessione. Sotto i 30 milioni genererebbe un deficit in bilancio. Spalletti e la dirigenza si orienteranno in base alle offerte, alle intenzioni dei giocatori, alle esigenze nell’allestimento dell’organico per la prossima stagione. L’olandese può essere considerato in bilico perché sta giocando poco, non per la valutazione. Diversa è la situazione di Zhegrova, per cui servirebbe una proposta da almeno 12-13 milioni e lo stesso ragionamento vale per David, il cui destino verrà deciso in estate. Il canadese, tra commissioni e premio alla firma da svincolato, è entrato in bilancio con un costo di 12 milioni. Se la Juve lo vendesse a luglio, la plusvalenza potrebbe essere irrisoria.
Le riflessioni e il futuro
Altri asset invece garantirebbero, oltre all’incasso, un guadagno contabile. Gatti, Miretti e forse Adzic in possibile uscita, ma potrebbero essere pedine ancora funzionali alla causa di Spalletti, considerando i vincoli in rosa (servono almeno 4 italiani e 4 prodotti del vivaio). Milik ha spalmato l’ingaggio e prolungato sino al 2027, ma a fine anno pesava ancora oltre 2 milioni in bilancio e non sarebbe stato conveniente svincolarlo. A partire da luglio, il club bianconero farà i conti anche con i possibili rientri per fine prestito, non tutti da considerare rinforzi come Nico Gonzalez, un top da 30 milioni.
