Juve, se vincere non è più l’unica cosa che conta: i calcoli per la Champions

Un complicato intreccio di risultati per 90 minuti ad alta tensione. L’ipotesi estrema è quella di un arrivo in quattro a 71 punti
Giorgio Marota
4 min

Lo strano e paradossale epilogo del campionato costringerà la Signora, fino a ieri mattina regina del proprio destino, a fare i salti mortali per non restare a bocca asciutta. E andare oltre i propri limiti potrebbe anche non bastare: i bianconeri adesso dipendono addirittura da due risultati, quello della Roma e quello del Como. Gasperini è avanti di due punti, Fabregas invece è appaiato ma con gli scontri diretti in vantaggio. Sono passati 78 giorni dal gol di Gatti nel recupero di Roma-Juve, la rete che sembrava aver fatto girare il vento della corsa Champions. E 36, cioè poco più di un mese, da quella di Boga a Bergamo che ha permesso a Madame di agguantare il quarto posto al termine della 32ª giornata. In una manciata di settimane Spalletti ha dilapidato il patrimonio accumulato con fatica, precipitando in 90' appena dal terzo al sesto posto. Si riparte da qui.

Calcoli Max

La situazione delle avulse è una ragnatela dalla quale si esce soltanto con la calcolatrice nella mano. Nel caos avvincente dell'ultima giornata, comunque, qualche certezza c'è: Milan e Roma, battendo Cagliari e Verona, potrebbero infischiarsene dei risultati altrui e brindare all'Europa che conta senza restare incollate alla radiolina (o allo smartphone). Ai rossoneri sarebbe sufficiente anche il punticino, però c'è un caso in cui pareggiare diventerebbe maledettamente pericoloso per Allegri: il sorpasso della Roma (vincente) al terzo posto e l'arrivo a pari punti con la sola Juventus; in quel caso quarto arriverebbe Lucio per la differenza reti generale. In tutte le altre situazioni di classifica avulsa possibili, il Milan sarebbe dentro. Con Juve, Milan e Roma appaiate, infatti, piangerebbe soltanto Gasp.

L'ipotesi 71 punti

La fattispecie della grande ammucchiata a quota 71 punti (vittorie di Como e Juve, pareggi di Milan e Roma) va ancora considerata possibile: in quel caso, il Milan sarebbe terzo, il Como quarto, la Juve quinta e la Roma sesta. Mancini e compagni dovranno stare parecchio attenti a questi incroci, perché se è vero che adesso si trovano nella condizione ideale di poter pensare soltanto al proprio impegno, è altrettanto ovvio e noto che si trovano in svantaggio negli scontri diretti - il vero punto debole della stagione dei capitolini - con tutte le avversarie dell'alta classifica. I giallorossi sarebbero penalizzati anche in ogni arrivo sinergico con altre due contendenti. Se non dovesse vincere a Verona, la Roma andrebbe in Champions con sole due combinazioni. La prima vien da sé: se tutti replicassero l'eventuale flop di Gasp al Bentegodi (lui pareggia? Tutti pareggiano. Perde? Tutti perdono). La seconda? Con un pareggio in quel di Verona e l'arrivo a 71 punti condiviso solo con Milan e Como. Come detto, se nel gruppone ci fosse anche la Juve la storia cambierebbe (per la Roma in negativo, non per la Juve in positivo). Baturina e colleghi, tutto sommato, potranno godersi il finale con il cuore abbastanza leggero: giocare le coppe è già un bel traguardo. Il quarto posto resta alla portata, però dipende dai passi falsi di Milan e Roma.

 


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