Falso nueve, vero Felipe: si fa grande per la Lazio

Con Sarri riesce ad essere più continuo e decisivo. A Bergamo un gol gioiello e che show: da record per scatti dribbling e recuperi
4 min
Daniele Rindone
TagsFelipe Anderson

Il falso nueve è il nuovo Felipe, ultimo magheggio della Sarri School. Mau ha creduto di nuovo nella sua strana idea per ripensare il tridente tutto stelle filanti e perfezionare il calcio-bellezza della Lazio. Il nuovo Felipe la sua partita da falso nueve e da vero 10 l’ha giocata tra le linee. Ha sottratto punti di riferimento all’Atalanta, ha spaziato su tutto il fronte d’attacco, è stato una delle chiavi del dai e vai sarriano. E’ da sempre un pallino di Sarri, l’amletico Felipe, imprescrutabile perfino a se stesso. Mau l’ha trasformato nell’impressionante Felipe, già da ala, adesso anche da finto centravanti. Il gol di Bergamo è un gol-bijoux: palla sotto la suola, dribbling secco su Koopmeiners e destro nell’angolino destro di Sportiello. Tutto in decimi di secondo, un piacere per esteti e buongustai. Gasp, si sa, marca a uomo. Felipe s’è sottratto subito alle grinfie di Demiral, deputato a tampinarlo. Ha giocato corto. Lavoro pulito, lavoro sporco. Fuori dall’area più che dentro l’area. E’ stato la bussola del gioco offensivo e partendo centrale può tirare di più. Pipe, non restando mai fermo, non ha mai avuto nessuno addosso, la mossa è stata utile per contribuire a sabotare le mosse di Gasp.

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La crescita

E’ il Felipe che Mau ha sempre pensato che dovesse essere, fin dal giorno del suo arrivo: decisivo. Allenare mente e cuore è la tattica migliore, questa ne è la dimostrazione. Il primo Felipe abbracciato dalla Lazio era un talento fragile, esplose all’improvviso con Pioli, altro cultore del calcio ragionato. Oggi, a 29 anni, dopo aver frequentato lezioni sarriane di talento e carattere, è arrivato ad offrire gran parte del meglio di sè e può continuare a perfezionarsi: «Sarri mi ha chiesto tanto e l’ho capito, mi dà sempre fiducia. Ed è quello di cui ho bisogno». «Felipe ha il tasto on/off», diceva l’anno scorso Sarri. Ha lavorato e continua a lavorare per tenerlo sempre acceso, per non consentirgli di spegnersi o mettersi in pausa. Lo ha trasformato da solista in corista, lo ha reso più feroce e concreto. Il nuovo Felipe a Bergamo ha capitalizzato l’unico tiro in porta, 100% di realizzazione, ma la sua partita è andata oltre il colpo del ko: ha piazzato il secondo scatto record (10,99 chilometri/orari), ha corso per 12.289 chilometri (terzo dopo Vecino e Milinkovic), ha giocato 71 palloni (Milinkovic 110), ha centrato 5 dribbling, recuperato 5 palloni, vinto 4 contrasti, concluso 38 passaggi positivi, completato 4 sponde e 9 verticalizzazioni. Oggi Felipe è il simbolo della crescita tattica e mentale della Lazio. Senza Immobile, senza centravanti, è nata una soluzione alternativa alla Ciro-dipendenza. Una soluzione che andrà verificata in partite con avversari diversi dalla Dea. Sarri ha insistito sulla formula con Felipe falso nueve, ha annunciato (prima di Bergamo) che toccherà anche a Pedro e Cancellieri. Felipe resterà in pole, aspettando il ritorno di Immobile. La bacchetta di Mau nel frattempo orienterà il futuro: ha trasformato la difesa in un muro, la Lazio in una giostra, i dubbi in frutti, Felipe Anderson in Felipe Anderson. 


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