La replica di Sarri a Lotito, le stoccate sono continue: resa dei conti a fine anno
ROMA - Lotito a Sarri a fine mercato: «A casa mia comando io, gli altri sono dipendenti». Sarri a Lotito ieri l’altro: «L’allenatore sono io e decido io dove gioca Maldini». Casa Formello ormai è un po’ casa Cupiello, opera teatrale tragicomica, ma pur sempre teatro. La Lazio invece si trova a vivere una realtà nell’irrealtà. Lotito e Sarri, rispondendosi, sono arrivati al duello finale.
Stoccate continue tra Lotito e Sarri
Come rissose comari vanno avanti all’ultima stoccata, legati da un contratto di convivenza con scadenza 2028. La resa dei conti è rinviata a fine stagione. Nel frattempo infuriano le repliche alle dichiarazioni dell’uno e dell’altro. È stato Sarri, mercoledì dopo l’Atalanta, a ribattere implicitamente all’ultimo fuorionda di Lotito al telefono. Uno dei temi era l’utilizzo di Maldini: Lotito rivendicava l’acquisto da attaccante esterno e ricusava Mau per l’utilizzo da centravanti. La risposta di Sarri è arrivata puntuale così come era successo a Lecce. Lotito aveva addossato all’allenatore le partenze di Castellanos e Guendouzi. Sarri replicò: «Dire che i giocatori vanno via per colpa mia è brutto anche perché quelli che sono partiti a me hanno detto cose diverse».
Ennesimo 'fuorionda' al telefono per il presidente
Presidente e allenatore, è palese, sono destinati a combattersi sempre. Pensare che a fine anno si siedano al tavolo facendo finta che non sia successo niente non è ipotizzabile. Sarri spera di arrivare al traguardo almeno con la finale di Coppa Italia in tasca e un piazzamento più dignitoso di quello attuale (11º posto). Dopo Torino ha interrotto il lento precipitare della squadra, spera ci sia la controprova lunedì contro il Sassuolo. Lotito lancia il sasso e nasconde la mano. Ieri, uscito da Palazzo San Macuto, dopo l’audizione presso la Commissione parlamentare d’inchiesta sul fenomeno delle mafie, ha provato a far passare la famosa telefonata come una patacca: «Quelle che sentite voi non le conosco. Parole mie? No, sono parole che vengono diffuse con la mia voce, è diverso». All’ingresso era apparso altero, era stato sfrontato e provocatorio.
Lazio, i possibili scenari a fine stagione
In questa rumorosa e movimentata sarabanda si trova a vivere la Lazio, non solo Sarri. Tutto si svolge intorno a loro. È come se a Formello ci fosse l’ossessione del remake, come se ciclicamente si verifichi un cortocircuito di passato e futuro. Lotito e Sarri vanno avanti ognuno per la propria strada. Il rischio è che l’uno diventi l’alibi dell’altro. Il presidente, rispetto a Sarri, deve misurare l’abisso della propria solitudine. Mau è il paladino riconosciuto dai laziali, la guida riconosciuta dalla squadra. Ha già guardato al futuro: «Il prossimo dev’essere l’anno uno». Sarri, comunque andrà, se resterà o no, di sé ha dato un’immagine di resilienza ed è in corsa per una finale di Coppa Italia. Lotito, comunque andrà, deve fare i conti con un organico di 12 giocatori in scadenza tra il 2026 e il 2027, non sa ancora se il mercato sarà di nuovo a saldo zero (molto probabile). Rischia di cambiare panchina per la terza stagione di fila e di perdere anche i 30.000 abbonati. Ha annunciato “Lazio 2032” «un piano industriale fondato su sostenibilità economica, crescita patrimoniale e competitività sportiva». Come sentirsi più ricchi mentre ci si impoverisce.
