Lazio, finale sbagliato: Sarri saluta davanti a soli tremila tifosi
ROMA - Mai come in questa sconfortante stagione che finalmente tramonta si è sentito un tale senso di aberrazione, si è avvertita la decadenza di tutto nella Lazio. Il maltrattato Sarri è costretto di nuovo ad andare via, stavolta non per colpa di certi giocatori, ma per certe dinamiche della società. Ha evitato il collasso, eppure... Un altro noir di Lotito.
Sarri ai saluti: lascerà la Lazio dopo la gara con il Pisa
Stasera Mau farà passerella, si fa per dire, davanti a tremila tifosi. La prima volta andò via da solo, dimettendosi, lasciando Formello dopo la sconfitta con l’Udinese. Ora cerca una via d’uscita diversa. Avrebbe meritato un tributo colossale. Saluti e addii anche per Pedro, atteso in campo da capitano come spettò a Klose. Forse anche per Gila e Romagnoli, senza rinnovo. Zaccagni, il capitano, è in bilico dopo una stagione di dolori e infortuni. Maldini non sarà riscattato. Sia lui che Ratkov, gli acquisti di gennaio, per storie diverse non sono riusciti a cambiare le sorti dell’attacco più spuntato degli ultimi anni. Altri giocatori potrebbero avere la valigia in mano, ce ne sono 9 in scadenza nel 2027. Tra questi Provedel, ci ripensano Inter e Bologna. Intanto in porta chiuderà Furlanetto, povera stella, catapultato in campo nel derby. Un’altra delle stramberie di questa stagione. Si ripartirà da Taylor, sempre che si riesca a tenerlo blindato. È un’aberrazione l’Olimpico inaridito, ora il rischio è che dei 30.000 abbonati ne resti una percentuale minoritaria. Lo è questa Lazio depredata di futuro, può solo chiudere al nono posto, non può più evitare i preliminari di Coppa Italia previsti a metà agosto. Lei, una delle finaliste. È una Lazio funestata dal Lotito più esasperante che la storia abbia mai conosciuto.
Anche Pedro pronto all'addio: sarà capitano
Sarri dopo il triplo ko con Inter e Roma (senza un gol segnato) vuole chiudere con una vittoria, l’ha chiesta alla squadra. Sperava di raggiungere quota 30 nel ritorno, è fermo a 26, può arrivare al massimo a 29. Sarebbero quattro punti in più rispetto all’andata. Il nono posto sarebbe il peggior piazzamento dei biancocelesti dall’annata 2013-14: nono posto con Petkovic (prima parte con 17 punti) e Reja (seconda con 21). Il doppio ko in campionato Inter-Roma ha prodotto un passivo di 5-0. Si rigioca all’Olimpico per la quarta volta di fila (anche se il derby da calendario era in casa della Roma). Nelle ultime 12 partite interne in Serie A la Lazio ha vinto solo tre volte (5 pareggi, 4 sconfitte). L’ultima volta che i biancocelesti hanno subito due ko interni di fila in campionato risale a febbraio-marzo 2024 (tre con Sarri in panchina). Due sconfitte consecutive in casa senza segnare non si verificano invece da ottobre-novembre 2007 (con Delio Rossi allenatore). Per tornare ai gol, tasto tolente. La Lazio (39 reti segnate in 37 giornate) potrebbe chiudere il campionato con meno di 40 gol fatti per la seconda volta dopo il 2009-10 (39 centri), il dato riguarda i campionati a venti squadre. La percentuale realizzativa è del 9.7%, il dato più basso dal 2018-19 (9.15%). È la notte dei bilanci di chiusura, dei commiati. Sarri e Pedro lasciano l’eredità incisa nella memoria del tempo. Pedrito ha inviato un messaggio a tutti, non ha parlato di risultati, prima va trovata un’unione forse introvabile, l’invivibilità tra presidente e tifosi è irrisolvibile: «Cosa auguro al club per rinascere? La prima cosa è ritrovare l’unione tra squadra, tifosi e società, bisogna andare tutti verso un’unica direzione. Questo permetterà alla Lazio di tornare grande», le parole dello spagnolo. Il rischio, sempre più, è che resti solo il vanto del passato.
