Crisi Milan, Braida attacca: "Club senza identità, Ibra non è un uomo forte"

L'ex ds rossonero non risparmia critiche verso la società: "Vedere la squadra in questo stato mi fa star male. Cacciare Maldini in quel modo è imperdonabile"
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Il clima intorno al Milan peggiora sempre di più, così come la classifica che lo vede al nono posto a ben 11 punti dalla Juve quarta, posizione che vale la qualificazione in Champions, quello che sembrava l'obiettivo minimo della stagione. Una crisi a cui non ha messo fine neanche il cambio in panchina da Paulo Fonseca (ora al Lione e squalificato per nove mesi) a Sergio Conceiçao, che sta pensando a misure drastiche per risollevare la squadra. L'ex ds rossonero Ariedo Braida, dirigente a Milanello dal 1986 al 2013, non ha dubbi su quale sia il problema di questo Milan: "Sono triste: vedere il Milan in questo stato mi fa star male. Questo club è in preda a una crisi di identità e a una mancanza di sentimento di appartenenza" ha affermato alla rivista Sofoot. "Sono stati fatti grossi errori per anni, a tutti i livelli, e la conseguenza è che abbiamo un club e una squadra senza identità. L’avevo predetto a inizio stagione che non sarebbe stata una squadra competitiva: il club è troppo instabile, non c’è una direzione chiara, gli allenatori si succedono e la rosa cambia ogni anno. Per essere ambiziosi serve continuità, per esempio lasciando lavorare un allenatore per due o tre anni, dieci se possibile".

Braida: "Ibra è solo un comunicatore"

Braida ha criticato fortemente la scelta di mandar via dalla società una leggenda del Milan come Paolo Maldini: "Licenziare Paolo è stato un errore grossolano, e cacciarlo in quel modo è imperdonabile. Maldini è una leggenda che lavorava molto bene e rappresentava al meglio l’istituzione". E il suo sostituto non lo convince affatto: "Ibrahimovic non è un punto di riferimento. Non ha ancora le competenze e l’esperienza per essere un uomo forte, capace di dirigere un club, è solamente un comunicatore".

Braida: "Nel Milan non ci sono leader"

Tanti errori da parte della dirigenza, ma Braida chiaramente dà colpe anche a chi scende in campo con la maglia del Milan: "I giocatori sono responsabili, ma è difficile essere performanti in un club senza identità. Ciò che manca, è una guida, un uomo forte come lo era Berlusconi. Con lui e Galliani c’era una linea direttrice". Tra i calciatori rossoneri, seppur talentuosi, c'è un'evidente mancanza di leadership: "Leao, Theo, Maignan sono giocatori di talento, ma non sono dei leader in grado di unire la squadra e rilanciarla. E non hanno la costanza e la personalità per essere dei leader. Nessuno oggi lo è al Milan". Infine Braida spiega cosa farebbe se fosse ancora il ds del Milan: "Prenderei 4-5 giocatori italiani, come all’Inter per esempio. Ciò permette di creare un'identità, e poi prenderei dei giocatori con carattere e personalità, è la cosa più importante".


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