La forza e la fragilità
Sarebbe da maleducati rifiutare un regalo e la Roma è una squadra che conosce le buone maniere. Se Allegri, Spalletti e Fabregas si presentano a Trigoria con oro (sconfitta milanista col Sassuolo), incenso (pareggio juventino col Verona) e mirra (pareggio comasco col Napoli), che siano i benvenuti. Gasperini accetta i gentili pensieri, ringrazia e batte la Fiorentina. Anzi, la domina, la straccia, la riduce a macerie. Così che pure i viola, alla fine, hanno qualcuno da ringraziare: meno male che la Cremonese c’è.
Roma dominante all'Olimpico, Fiorentina troppo fragile
Dieci minuti, i primi, tanto è stata in campo la squadra di Vanoli. Poi, nello stesso identico modo che aveva permesso alla Roma di segnare all’andata al Franchi, ecco il primo gol: da calcio d’angolo, allora era stato Cristante a fulminare De Gea, stavolta l’onore è toccato a Mancini. Non era passato neppure un quarto d’ora. Altri quattro minuti, due a zero di Wesley, un altro quarto d’ora tre a zero di Hermoso. In mezzo, anche una traversa di Malen. Viola annientati in mezz’ora. La Roma è forte dentro e bella fuori, la Fiorentina è debole dentro e brutta fuori. La partita di ieri è la sintesi perfetta della stagione di queste due squadre. Quando la Roma ha alzato il volume del suo gioco, la Fiorentina è rimpicciolita fino a sparire dalla scena. Sarebbe stato difficile anche per le difese più forti della Serie A reggere l’urto di Malen, Koné e Wesley, ma di sicuro quella dei viola è stata di una fragilità spaventosa. Sul primo gol da angolo, tutti fermi; sul 2-0 la palla è rimasta in area un tempo infinito senza che nessun difensore trovasse il modo di intervenire; sul 3-0 l’opposizione di Fagioli a Koné è stata pari a quella di un peso piuma di fronte a un peso massimo; sul 4-0, la palla è volata da una parte all’altra dell’area piccola un paio di volte fin quando Pisilli l’ha messa dentro di testa.
I numeri non mentono mai
Sintesi numerica: la Fiorentina ha preso 20 gol da palla inattiva (record in A), 8 su calcio d’angolo (peggio solo Genoa e Torino) e 13 di testa (altro record). La Roma sta bene ed è convinta delle sue possibilità. Al di là dell’aspetto tecnico e fisico (troppa differenza fra le due squadre), anche sul piano tattico il movimento dei romanisti ha mandato in tilt la Fiorentina. Era Pisilli, e non Cristante, a far partire l’azione dei giallorossi e non c’è stata contromossa dalla panchina viola; gli inserimenti di Mancini ed Hermoso non sono mai stati contenuti; e quando Malen arretrava per fare la sponda e poi puntare dritto verso la porta viola, scappavano tutti invece di accorciare. Volendo trovare un lumicino in questo nuovo disastro fiorentino, è il debutto in Serie A del giovane centravanti Braschi, debutto con palo annesso. I limiti dei viola sono evidenti da sempre, ma la Roma li ha ingigantiti con 90 minuti di grande calcio. Se conta la condizione di quest’ultima giornata, sta meglio di Napoli, Como e soprattutto di Milan e Juventus. Il rientro di Koné ha restituito energia a tutta la squadra, favorendo il lavoro di Cristante e Pisilli, un giocatore che continua a crescere. Ieri ha impostato, recuperato, difeso, attaccato, creato e segnato, non ha il fisico di Koné, ma la stessa forza, la stessa resistenza. Pisilli ha 21 anni: un po’ di luce nel futuro del calcio italiano. Notizia finale: di quei 4 gol, manco uno di Malen. Che si è dovuto accontentare di un assist con trivelina e un paio di traverse. Che giocatore!
