Sinner e il segreto del coach Vagnozzi che ha migliorato il suo gioco

A Jannik mancava solo di battere l’ultimo big, il numero 1, Djokovic per la definitiva consacrazione: un anno pazzesco da 59 match vinti, sei finali e 4 titoli
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Alessandro Nizegorodcew

Sfatato l’ultimo tabù. Jannik Sinner sconfigge Novak Djokovic alle Nitto ATP Finals superando l’unico big (sino a ieri) ancora assente dal personale tabellino del campione azzurro. Un successo che rappresenta la chiusura di un cerchio apertosi a inizio 2023, quando Sinner si è presentato al via della stagione senza aver vinto alcun Masters 1000 e con un misero record di una vittoria e quindici sconfitte contro i Top5 ATP. «Vince solamente i tornei 250», dicevano. «Non impensierisce mai i big», sentenziavano. Il lavoro, invece, soprattutto se supportato da un immenso talento, paga sempre. Simone Vagnozzi, coach di Jannik dal febbraio 2022, ha sempre sottolineato come fosse necessario attendere tre stagioni prima di poter vedere in campo un giocatore completo sotto ogni aspetto: tecnico, tattico, fisico e mentale. Il tennis non è una corsa contro il tempo, non è una gara sui 100 metri piani. Si tratta di una vera e propria maratona, durante la quale si devono affrontare tante diverse difficoltà; dalle sconfitte brucianti agli infortuni, passando per scelte dolorose ma necessarie (come il cambio di guida tecnica). 

Sinner, un 2023 da sogno

La stagione di Jannik Sinner ha modificato l’idea di molti. Le 59 vittorie (con sole 14 sconfitte) da gennaio a oggi hanno frantumato il precedente record di Corrado Barazzutti, che si era fermato a 54 successi stagionali nel 1978. Ben sei le finali raggiunte nel 2023 con quattro titoli conquistati: l’ATP 250 di Montpellier, i ‘500’ di Pechino e Vienna e il Masters 1000 (primo della carriera) di Toronto; senza dimenticare la prima semifinale Slam a Wimbledon. In carriera Sinner è arrivato a dieci titoli nel circuito maggiore superando Fognini e raggiungendo Panatta. Una serie di risultati che ha portato l’altoatesino al n.4 della classifica mondiale eguagliando, anche in questo caso, l’eroe del 1976 (quando il romano vinse Roma, Parigi e la Coppa Davis). 

Sinner, le statistiche contro i Top 5

Se Jannik era giunto a dicembre 2022 con una sola vittoria (su sedici) contro Top5, oggi la musica è totalmente cambiata: nella stagione in corso Sinner ha conquistato 8 sfide su 12 passando dal 6,25% al 66,6%. Per poter raggiungere tali risultati Jannik, insieme al suo team, ha dovuto migliorare ogni fondamentale, ogni soluzione tattica, senza dimenticare un fisico molto più resistente e una forza mentale sempre più disarmante (per gli avversari). Sono caduti come mosche: Alcaraz, Medvedev (contro cui aveva perso 6 volte su 6), Tsitsipas, Fritz, Rublev e, alla fine, anche Novak Djokovic. Da sconfiggere i Top5 a diventare uno di loro il passo è breve. Il successo al ‘China Open’ ha portato (finalmente) Sinner nel gotha del ranking mondiale, palesando in un sol colpo due grandi verità: una nuova consapevolezza di Jannik, capace di sconfiggere chiunque su ogni superficie (grandi meriti a coach Cahill), e quella degli avversari, che hanno preso atto della crescita esponenziale di Sinner

Sinner, l'obiettivo Slam

L’approdo ufficiale tra i big del circuito mondiale deve essere, per Sinner, solamente un punto di partenza. I Masters 1000 aumenteranno di numero anno dopo anno, ma saranno i tornei dello Slam a sancire l’ingresso o meno nella storia (internazionale, non solo italiana). Il lavoro sotto il profilo fisico che andrà svolto durante la prossima preparazione invernale (Jannik la cita in ogni intervista) sarà il punto focale che permetterà a Sinner di arrivare pronto ai Major con una base di resistenza e brillantezza atletica mai vista prima. Obiettivo: muscoli (senza esagerare) e reattività, oltre che capacità di mantenere il livello alto per cinque set. 

Sinner, la crescita e i miglioramenti

Nel dettaglio, la crescita di Jannik Sinner è riscontrabile in diversi (e altrettanto importanti) fattori. Su tutti, probabilmente, il servizio, divenuto un’arma eccellente nel bagaglio tecnico di Jannik: maggiore potenza e precisione, capacità di utilizzare diversi angoli e una tranquillità tecnica nell’esecuzione del colpo che toglie pressione all’azzurro nei momenti importanti. Traduzione: quando c’è bisogno, arriva l’ace. Il dritto è cresciuto in maniera speculare. Da colpo di pura potenza ad arma (anche) di manovra. La risposta, forse seconda solamente a quella di Djokovic, è stata perfezionata. Le variazioni sono invece la ‘chicca’ portata avanti con grande volontà da coach Vagnozzi. Sin da primi allenamenti il tecnico ascolano ha voluto inserire attacchi a rete, volée, slice di rovescio, colpi più stretti (e meno potenti). All’inizio apparentemente con scarsi risultati. Oggi, tutto quel lavoro, si sta palesando in maniera evidente. Perché un conto è lavorare su ampi margini di crescita, un altro è riuscire a mettere in campo, ogni giorno, in ogni allenamento, un’incredibile fame di migliorie e vittorie. Il vero segreto di Jannik Sinner


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