Sinner, da Vagnozzi a Cahill: tutti gli uomini dello staff per la svolta

A 22 anni l'altoatesino è passato da predestinato a supernova: grazie al suo team di primo livello ha migliorato mentalità, tecnica e scelte tattiche
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Alessandro Nizegorodcew

Una vittoria che arriva da lontano. Una stella già brillante, oggi luminosa supernova. Il successo su Novak Djokovic e, ancora di più, il come ha saputo sconfiggere il numero 1 del mondo, certificano l’ingresso di Sinner nell’Olimpo del tennis internazionale. A 22 anni, con tutta la carriera davanti a sé. Una crescita costante, non visibile ai più, nata grazie alla ferrea volontà di Jannik e dipanatasi nei mesi grazie a un team di livello assoluto. La “crew” di Sinner, i cui professionisti sono stati selezionati in maniera minuziosa nel tempo, è una delle chiavi di volta dei recenti successi. Le vittorie pesanti hanno iniziato a prendere forma in estate con il Masters 1000 di Toronto per poi deflagrare tra Pechino, Vienna e Torino, dove Jannik ha sconfitto uno dopo l’altro Medvedev (due volte), Alcaraz e Djokovic. Oggi la luce di Sinner brilla accecante, ma è attraverso il passato che si può ricostruire ogni singolo passo di crescita. 

Sinner, da Piatti a Vagnozzi

Gli anni a Bordighera con Riccardo Piatti hanno rappresentato la perfetta base di partenza per lo sviluppo di un potenziale campione: cultura del lavoro, allenamenti iper professionali e ingresso shock nel circuito ATP. Cambiare (a febbraio 2022, quando era n.10 ATP) è stata una scelta coraggiosa, criticata da molti ma rivelatasi vincente. Jannik è uscito dalla comfort zone per costruire un team internazionale. Alex Vittur, manager dell’altoatesino (l’agente è invece Lawrence Frankopan, che si occupa anche del rapporto con la stampa), ha sicuramente avuto un ruolo importante dimostrando lungimiranza. Costruire, senza eccessiva fretta, con le persone giuste. Simone Vagnozzi, che pochi anni prima aveva portato Cecchinato in semifinale al Roland Garros e Travaglia al best ranking, non era un nome da copertina. 

Sinner, il fisico

Il diktat di Jannik, 12 mesi fa, è stato chiaro sin da subito: costruire una parte atletica sempre più resistente e performante, capace di reggere il confronto con i big del circuito. Un percorso iniziato durante l’ultima preparazione invernale, che dovrà portare Sinner a migliorie importanti anche nel prossimo fuori stagione. A curare il corpo dell’azzurro sono il preparatore fisico Umberto Ferrara, il fisioterapista Giacomo Naldi (ex Virtus Bologna) e l’osteopata Andrea Cipolla, già collaboratore di Vagnozzi nelle stagioni precedenti.  

Sinner, la tecnica

A dare valore assoluto al team ci ha pensato Darren Cahill, ex n.22 ATP e coach tra gli altri di Agassi, Hewitt, Murray e Halep. L’allenatore australiano ha portato mentalità vincente oltre a una grande conoscenza tecnico-tattica. Il connubio Vagnozzi-Cahill (e non era scontato) ha funzionato dal primo giorno. Due “problem solver” a servizio di Sinner, che oggi affronterà Rune: migliorie al servizio, il cui movimento è stato modificato più volte, una risposta sempre più sicura e l’inserimento di fondamentali variazioni come smorzate, attacchi a rete e “slice” di rovescio. Non guasta il fatto che Cahill, Vagnozzi e Vittur siano stati tutti tre, seppur con diverse fortune, giocatori professionisti. 

Sinner, la consapevolezza

Tenuta fisica, migliore tecniche e crescita tattica sono elementi che hanno portato, inevitabilmente, a una forza mentale eccellente. La capacità di elevare il proprio tennis nei momenti importanti è il risultato (psicologico) di un lavoro che racchiude ogni aspetto del tennis di Sinner. Jannik scende in campo, oggi, sapendo di poter battere tutti. E chi sta dall’altra parte della rete, che sia Djokovic, Medvedev o Alcaraz, ne è pienamente consapevole. 


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