© Paltrinieri

Paltrinieri a Los Angeles, come lui non c’è nessuno

Ancora minorenne si presentò a Londra nel 2012: in vasca è l’unico italiano a salire sul podio per tre edizioni dei Giochi

Paolo de Laurentiis
Paolo de Laurentiis

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Pubblicato il 12.11.2024, 16:24 (Aggiornato il 07.03.2025, 12:37)

Il viaggio di una vita. Una medaglia alla volta Gregorio Paltrinieri ha segnato l’ultimo decennio del nuoto italiano e anche internazionale. Vincendo molto, qualche volta perdendo, conquistando tutti in acqua e fuori. Neanche lui avrebbe mai immaginato, lasciata Carpi da adolescente per trasferirsi al centro federale di Ostia, di essere ancora al centro del mondo dell’acqua. L’oro olimpico di Rio 2016 negli amati 1.500, dominati dal primo all’ultimo metro come raramente accade ai Giochi, è solo il diamante di una carriera inarrivabile, costruita mettendosi sempre in discussione, aprendo nuove strade che poi tutti hanno percorso, come l’accoppiata piscina-acque libere.

Unico

Greg ha nuotato ovunque: vasca, mari, laghi, fiumi - non ultima la tanto discussa Senna - e l’Olimpiade di Parigi lo ha consacrato. Nessuno, in Italia, era mai riuscito a salire sul podio in tre edizioni dei Giochi diverse. Oro nei 1.500 a Rio, argento negli 800 e bronzo nella 10 km a Tokyo, argento nei 1.500 e bronzo negli 800 a Parigi. Ognuno ha il suo talento e quello di Paltrinieri è nella testa. Altri probabilmente (o forse sicuramente) nuotano meglio, sono più eleganti, scivolano meglio sull’acqua. Lui tecnicamente può essere meno composto, meno potente. Ma alla fine è sempre lì. La sua capacità di analisi e di mettersi sempre in discussione, la costanza negli allenamenti, l’ambizione che non sconfina mai nella presunzione sono i suoi talenti che ha imparato a gestire e coltivare.

Gli uomini di Greg

Sceglie le persone e si affida completamente a loro: all’inizio Stefano Morini, il guru delle piscine, che a Ostia lo ha cresciuto e formato non solo tecnicamente. Insieme hanno sbancato Rio. Poi la necessità di staccare con un periodo in Australia, Greg cittadino del mondo adorato anche dai suoi avversari. Mesi di tempo per metabolizzare l’oro olimpico, così scontato che quasi non è riuscito a goderselo. Solo a distanza di anni ha cominciato ad apprezzarlo, a considerarlo per quello che era: una straordinaria impresa sportiva e non solo il compitino di un predestinato. In mezzo al Covid il cambio di allenatore, da Morini a Fabrizio Antonelli, un salto generazionale perché Fabrizio era ed è un allenatore giovane, preparatissimo, ambizioso e discreto (anche lui). Da lì è cominciata la seconda parte della carriera, tra vasca e acque libere, la grande passione di entrambi. I risultati sono arrivati, ovunque.

Da Londra a Los Angeles

Il viaggio non è ancora finito, perché Greg sta pensando di rilanciare fino a Los Angeles 2028, quando avrà 34 anni. Sarebbe la sua quinta Olimpiade, perché nel suo palmarès c’è il quinto posto nei 1.500 a Londra 2012, quando era ancora minorenne. Preistoria. Ha attraversato tre generazioni di nuotatori restando sempre competitivo, firmato un record del mondo (nel 2015, 1.500 in vasca corta: 14’08”06) e teoricamente avrebbe potuto anche chiudere il cerchio a Parigi non tanto per le medaglie ma perché il destino gli ha regalato una strana coincidenza: il tempo nuotato nella finale dei 1.500 è stato praticamente identico a quello di 8 anni prima che gli aveva dato l’oro a Rio (14’34”57 in Brasile, 14’34”55 in Francia). Il viaggio invece continua, il suo è quello della fidanzata Rossella Fiamingo, spadista, un’altra abbonata alle medaglie olimpiche. Già da tempo fanno coppia fissa, senza eccessi, ragazzi normali che incidentalmente stanno facendo la storia dello sport italiano. Sembra incredibile, ma quella di Greg poteva essere anche più ricca perché Tokyo 2021 lo ha vissuto non solo con l’inferno del Covid e dopo Covid ma - nel suo caso - anche con quello della mononucleosi. Lì, tre anni fa, avrebbe potuto sbancare vincendo tutto (800, 1.500 e 10 km). È tornato “solo” con due medaglie, la sensazione di un’incompiuta che gli ha dato la forza di rilanciare fino a Parigi. Doveva essere l’ultima. «Ora stacco qualche mese e poi decido». In realtà già dopo qualche setttimana la voglia è tornata. Los Angeles non è dietro l’angolo, 4 anni sono tanti. Ma la strada, ancora una volta, è tracciata. Greg vuole esserci, magari da portabandiera.