Tavecchio, un kicker da film: “C'è vita oltre quei pali”

Giorgio Tavecchio, trentanni, milanese di origine ma da una vita in America con la famiglia, è kicker nella Nfl. Tagliato di recente - ma lì è quasi normale - aspetta una chiamata. Si allena, lavora per la sua azienda e si coccola la sua Natalia.
Tavecchio, un kicker da film: “C'è vita oltre quei pali”
3 min
Francesca Fanelli

C’è un mondo oltre quei due pali. La sua vita è sempre stata lì, fissa all’interno, in quel pezzo di campo, poco meno di 3 metri. Vita da kicker nella Nfl, la National Football League americana. Giorgio Tavecchio è un rigorista, quello che viene selezionato per fare un tiro e via. Detta così sembra riduttiva, ma attorno all’idea si sprigiona tanta energia. Ore di allenamento, una vera e propria vocazione, la carriera a volte appesa a una telefonata: tutto per 1,3 secondi, tanto ci si impiega per calciare il pallone ovale. Una frazione. Tavecchio, trentenne milanese, trapiantato in America con la famiglia da piccolo, l’ha girata parecchio la Nfl, in 8 anni ha cambiato sei squadre, ora è a Los Angeles. «Spero di rientrare presto, qui non esiste una finestra di mercato, magari ti chiamano alle sei di sera, alle otto voli su un aereo, vai in campo, calci e torni indietro - racconta - Uno sport... volatile, non ci sono certezze o stabilità». Nel frattempo - anzi quando era agli Atlanta Falcons - ha girato un cammeo nell’ultimo film drammatico della Disney, uscito qualche giorno fa su Disney+. Il titolo è “Safety - sempre al tuo fianco”, ispirato da una storia vera, quella di Ray McElrathbey, ex giocatore di football, safety della Clemson University, che tra le difficoltà, aiutato dai compagni di squadra riesce a emergere e anche a occuparsi del fratellino di 11 anni. Tavecchio interpreta se stesso, fa il kicker. «Girarlo è stato pazzesco, con 85 mila persone, un solo calcio di riscaldamento a bordo campo. Mi sono divertito».

   Lo sport gli ha allenato testa e vita. Liceo, università, una stagione qui e una là e da un anno e mezzo una attività aperta in società con Vincenzo D’Amato, un’azienda di prodotti piemontesi tra vini, paste, confetture, per insegnare il culto del cibo, un vero itinerario enogastronomico. In attesa di una telefonata (“perché si vive così, sono stato tagliato a novembre dai Titans e ora aspetto un’altra chiamata”) passa le notti a far pacchi natalizi e sente spesso gli affetti italiani. Da un anno nel suo cuore c’è Natalia, la fidanzata che a Saronno è vicina di casa della nonna di Giorgio. Per la pandemia sono lontani, ma chissà che prima o poi le distanze non si riducano: «Lei mi riempie il cuore e mi ha insegnato a investire in qualcosa di diverso dallo sport. Essere kicker mi fa vivere in un flusso, mi dà emozioni incredibili quando calcio il pallone, ma ora so che c’è vita oltre quei due pali». L’Italia... «Sono venuto diverse volte per campi di addestramento, potrei tornarci ma ora con il virus è difficile». Il fratello a Londra, i genitori a San Francisco, lui cittadino del mondo. «Non c’è un luogo perfetto, la mia narrativa è binaria: c’è un’America costiera più progressista e quella centrale più tradizionale, ma qui ognuno può esprimere ciò che è. C’è libertà ma anche responsabilità. Sono fortunato a essere qui, ho avuto tante opportunità e credo di averle sfruttate. Ma non mi fermo».

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