Platini: “Io trattato come Al Capone”
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Platini: “Io trattato come Al Capone”

L’ex presidente Uefa si difende e critica il calcio moderno: “Sono sempre stato dalla parte dello sviluppo. Oggi compri i migliori e vinci, guarda il Psg che ha un solo francese…”

PARIGI (Francia) - "Mi hanno fatto passare per Al Capone". Michel Platini non ha ancora digerito la squalifica per 4 anni che gli è stata inflitta dalla Fifa, una sanzione che lo ha costretto a stare lontano dal calcio e a rinunciare ai grandi progetti che aveva. Ospite di France Info l'ex presidente della Uefa si ritiene vittima di un'ingiustizia e ricorda di aver presentato "una denuncia contro ignoti per cospirazione criminale". L'ex fuoriclasse della Juventus e della Nazionale francese è tornato anche sul suo sostegno al Qatar per l'assegnazione dei Mondiali del 2022. "Io ho sempre lavorato per lo sviluppo del calcio e infatti quattro anni prima avevo votato per il Marocco - spiega Platini -. Ho ideato l'Europeo itinerante che si svolgerà in 13 Paesi proprio per dare a diverse nazioni la possibilità di avere il torneo, quindi di lavorare sugli stadi e su tutto il resto. Per la stessa ragione volevo portare il calcio nel mondo arabo, avevo chiesto che fossero i Mondiali del Golfo, ovvero che il Qatar coinvolgesse anche gli Emirati Arabi e il Bahrain, oltre a che si giocasse in inverno tra novembre e dicembre".

Platini: “Il calcio di oggi non mi piace”

Platini si vede ancora nel calcio, a 64 anni pensa di avere a sua disposizione ancora "un'ultima avventura da intraprendere in questo mondo, ma non devo sbagliare scelta, deve trattarsi di un qualcosa che mi piace e in cui so di poter essere utile". Il calcio di oggi non piace particolarmente a Platini, lo considera "fondato sulla ricchezza. Oggi compri i migliori e vinci". Per "Le Roi" sarebbe il caso di ripensare al limite degli stranieri in squadra, se non in generale in tutto il club. "Prendi il Psg, il presidente è del Qatar, il ds è brasiliano, l'allenatore è tedesco e c’è un solo francese in squadra. Si chiama Psg, perché è la squadra di Parigi che ha migliaia di persone che amano il club della città, ma potrebbe chiamarsi in tanti altri modi. Quando ero presidente Uefa ho cercato di creare tornei dove tutti potevano avere il sogno di vincere, ma adesso è diventato tutto più difficile". C’è spazio anche per una frecciata al suo connazionale Mbappé. "Con l'età capirà che la velocità non è tutto, quindi comincerà a giocare di più la palla e a dialogare con gli altri". (Italpress)

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