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Il conto prima dell'amaro

Il conto prima dell'amaro
© LaPresse

Presentano il conto senza avere ancora finito di servire ai tavoli. Sono alla frutta, mancano ancora dolce (esaurito a febbraio), caffè e amaro. A ettolitri. Un comportamento singolare ma comprensibile.

Sono altre le cose che non comprendo. L’ho chiesto giorni fa e mi ripeto: possibile che le leghe, insieme all’Eca di Agnelli e Van der Sar, non si siano ancora rivolte a Fifa e Uefa, che hanno riserve miliardarie, invocando lo spostamento della scadenza del 30 giugno e soprattutto una poderosa iniezione di denaro? La sola serie A ipotizza un buco - nella peggiore delle ipotesi - di 550 milioni, la Premier di un miliardo e cento, la Liga di 600 e così via. Secondo una stima approssimativa il virus creerebbe una voragine tra i 4 e i 5 miliardi nelle casse del calcio mondiale. E allora chi, se non gli organizzatori del Barnum che i soldi li han fatti grazie esclusivamente ai club e alla commercializzazione degli eventi, dovrebbe fornire ossigeno ai campionati? E chi, se non il sindacato calciatori (Fifpro, Aic) che ha a cuore il futuro dei suoi assistiti, dovrebbe svolgere un’energica azione politica per indurre Infantino e Ceferin a farsi carico di parte dei danni?

La Lega sta per trasmettere la richiesta di aiuti al Governo (via Gravina). Un’azione figlia dell’eventualità non troppo remota che il campionato possa non ripartire. Sei i punti: misure economiche per sostenere il costo del lavoro, un diverso piano di ammortamento, nuove forme di finanziamento, come le scommesse sportive, una diversa organizzazione della vendita dei diritti tv (ahi ahi Melandri!) e di misure per incentivare la costruzione di infrastrutture. Richieste senz’altro legittime da parte di un sistema che da anni vive di emergenze. Figuriamoci ora. Aiuti per tamponare, non per risolvere: più logica la soluzione che aveva prospettato Galliani (un arbitrato a bocce ferme); soluzione che ha però incontrato l’ostacolo insormontabile dei tempi e delle urgenze immediate.

Capitolo 30 giugno. A breve qualcuno si preoccuperà di posticipare la scadenza dei contratti e la chiusura dei bilanci oltre quella data: in caso contrario il 70 per cento dei nostri club andrebbe in default (tesi Lotito). Una delle voci più importanti, tra quelle destinate a “riordinare” i conti delle società, è infatti il calciomercato attraverso cessioni e plusvalenze (troppo spesso fantasiose). Ma in una situazione come l’attuale chi può pensare che si possano avviare e completare delle trattative tra giugno e settembre? La richiesta complessivamente più indolore è il ritorno delle scommesse sportive e della pubblicità sul betting: assicurerebbe denaro tanto ai club quanto allo Stato (accise) che di problemi ne ha già a sufficienza. È un invito a cinque stelle, ministro Spadafora.

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