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Il calcio obbligatorio

Il calcio obbligatorio
© ANSA

Sospetto che al presidente del Coni stiano per scadere gli abbonamenti a Sky - ne avrà più di uno, anche se il meraviglioso padre ottantottenne si è spostato su “Verissimo” - visto che ogni due per tre si preoccupa giustamente della mancanza di un accordo tra la pay per eccellenza e la lega di A. Ne ha riparlato ieri a Radio Incontro Olympia nel corso di una diretta che definirei illuminante: Malagò ha infatti confermato quello che scriviamo da tempo, ovvero che «le posizioni dei presidenti sulla ripartenza sono condizionate dalla classifica. Non ci sono i buoni o i cattivi, è nella natura umana che intervengano delle spinte in questo senso».

Le parole di Malagò sulla Virtus

La puntualizzazione del numero uno dello sport italiano - e membro del Cio - apre all’introduzione di un nuovo e più moderno concetto di sportività: quando rischi di retrocedere o di perdere un posto in Europa puoi permetterti di fare casino. Malagò ha ricordato di nuovo che «in Italia quattordici sport di squadra su quindici hanno deciso di fermare i tornei senza assegnare lo scudetto. È rimasto solo il calcio, perché il calcio è diverso, ha interessi differenti. Benissimo, mi permetto di dire che anche la Virtus Bologna avrebbe voluto vincere il campionato di basket, visto che era in testa alla classifica».

Essendo io bolognese e tifoso della Virtus da quasi mezzo secolo (Fultz, Peterson, Asa Nikolic, McMillian, Marquinho, Serafini, Brunamonti e le indimenticabili sorelle Calebotta i miei eroi, le mie eroine) mi sono sentito tirare per i capelli ancora lunghi. Ma è sul passaggio precedente che voglio soffermarmi per sottolineare i primi, immaginabili, drammatici effetti dell’annullamento dei campionati.

La bufera scoppiata in Francia

Parto dalla Francia, che il blocco del calcio l’ha attuato e il piano B l’ha praticato. L’Equipe ha pubblicato il rapporto Mediapart sulla Ligue1 ed è successo il finimondo: la federcalcio ha querelato tanto il quotidiano sportivo quanto la rivista di investigazione poiché lo studio sarebbe dovuto rimanere segreto. Cosa emerge? Che nonostante il prestito di 224,5 milioni garantito dallo Stato per far fronte al mancato pagamento dell’ultima rata di Canal Plus, quattro club sono a un passo dal fallimento, e non si tratta di società di second’ordine ma di Marsiglia, Bordeaux, Saint Etienne e Lille, gestito dal fondo Elliott - anche OM e Bordeaux hanno proprietà straniere. Per dire, nelle ultime tre stagioni il debito accumulato dallo stesso Bordeaux è salito a 184 milioni, ancora niente se pensiamo ai 429 dello United anche a causa del Covid.

E adesso, a volo d’uccello, gli altri sport italiani. L’insostenibilità dei conti, la fuga degli sponsor e il blocco del campionato hanno indotto Claudio Toti a salutare dopo una vita la Virtus Roma che proprio a lui deve la sopravvivenza. Per settimane Toti aveva chiesto anche pubblicamente aiuti al governo (per il sistema, non solo per sé), alla fi ne si è arreso. Non trascorrono giorni sereni neppure Cremona e Pesaro: stanno pensando di “autoretrocedere” in A2 (probabile che lo faccia Pesaro), anche Pistoia non è messa bene, ma per il momento attende. Cristallizzato, oltre alla classifica, è anche il mercato.

Zaytsev saluta l'Italia, il volley si impoverisce

Nel volley continua a far discutere l’“arrivederci Modena” di Ivan Zaytsev, il Ronaldo dei palasport: la sforbiciata allo stipendio non gli consentirebbe di onorare gli impegni con le banche (mutuo per la casa), perciò lo Zar ha deciso di trasferirsi un anno a Kemerovo, in Siberia, dove gli offrono una mezza milionata. Modena ha perso anche l’americano Anderson e il polacco Bednorz. Senza un grosso imprenditore alle spalle, vive di incassi (oltre 5.000 spettatori a partita) e con il rischio delle porte chiuse ha scelto la strada del ridimensionamento. E ancora: Sora non sa se parteciperà all’A1, Padova ha smobilitato e punterà sui giovani, Verona non ha rinnovato con i migliori, Bergamo femminile (gloriosa) ha detto che ridurrà il budget. Per contro, Cisterna (uomini) spende e spande.

Nel tennis, a causa dell’assenza di liquidità e della cig estesa, si è interrotto bruscamente il rapporto con l’ottantaseienne monumento Nicola Pietrangeli: taglio dell’incarico e stipendio azzerato. Il grande Nick non l’ha presa bene.

Concludo invitando nemici e detrattori del calcio a una graziosa riflessione: nel Decreto Rilancio è stato inserito il fondo salva sport – salva sport, non salva calcio – che si finanzia con il prelievo dello 0,50% sulla raccolta delle scommesse sportive online, retail e addirittura delle virtuali. Sapete quanto incide il calcio sull’intera raccolta? Tra l’85 e il 90%. Per un’urgenza di precisione, il fondo l’avrei chiamato “calcio salva sport”.

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