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Ancelotti esclusivo: "Juve, la nuova formula Champions potrebbe essere un vantaggio"

«L’imprevedibilità della final eight non è da sottovalutare. Al Psg non avrà fatto piacere pescare l'Atalanta. Per vincere questo trofeo servono i generali"

Ancelotti esclusivo: "Juve, la nuova formula Champions potrebbe essere un vantaggio"
© 2020 Pool

«Mi sa che ci hanno scoperto».

Scoperto chi? E in che senso, Carlo?

«Il campionato si è chiuso con tante risse».

E allora?

«La pandemia, i suoi effetti sul calcio, gli stadi vuoti e il volume dei microfoni tenuto bello alto hanno rivelato la vera natura di noi allenatori».

E quale sarebbe?

Si fa una bella risata: «Siamo delle teste di cazzo».

Ancelotti è in vacanza fino al 13, lo raggiungo al telefono, il frinire che-fa-tanto-estate delle cicale ci accompagnerà per l’intera chiacchierata: sue, le cicale, visto che non frequentano le redazioni. Non ancora. O forse sì. Della Champions Carlo è lo specialista indiscusso: ne ha vinte cinque e una sola volta ha lasciato la finale agli altri. «Oltretutto quella giocata meglio, la più bella» dice. «Le altre, tutte più equilibrate. A Istanbul eravamo stati superiori al Liverpool, avremmo potuto chiudere il primo tempo 4 o 5 a 0, e non con tre gol di scarto come è avvenuto. Poi è andata come è andata. Quando siamo arrivati ai rigori sapevo già che avremmo perso. E pensare che avevo la miglior batteria di rigoristi possibile, Pirlo, Sheva, Kakà, Tomasson, Serginho, a differenza di due anni prima quando fui costretto a presentare tre difensori su cinque. Kaladze e Nesta oltre a Serginho».

Cosa serve realmente per vincere la Champions?

«Incoscienza, fortuna e coraggio. Nel 2003 passammo i quarti battendo l’Ajax all’ultimo secondo e ci furono i due pari con l’Inter, 0-0 e 1-1. Come disse Joseph Conrad, “It is the mark of an inexperienced man not to believe in luck”, è il marchio dell’inesperto non credere nella fortuna».

E come aggiunse Guardiola, «in Europa chi si difende è perduto».

«Questa te la sei inventata: non l’ha mai detto. Ti difendi se sei meno bravo dell’avversario ed è una condizione che Pep non ha vissuto. Nel calcio non esiste un solo modo, una sola interpretazione vincente. Certo, incidono i valori tecnici e l’imponderabile, il pallone sfugge al calcolo». [...]

Per la Juve la Champions è diventata un’ossessione: può realmente condizionarla?

«Un’ossessione, ma anche una fortissima motivazione. Le due cose viaggiano insieme. La Champions viene vissuta dal club come un notevolissimo investimento non solo emotivo. Io penso che quando si raggiunge una finale si sia già fatto il massimo, il resto è nelle mani di Dio».

Se passerà il turno col Lione si ritroverà, come gli altri sette, alle prese con una formula anomala. E potrebbe essere un vantaggio, visto che la Juve le finali le perde spesso nei quindici giorni che precedono l’evento.

«Sì, l’imprevedibilità della “final eight” può rivelarsi un vantaggio. Decisione in partita unica, tante finali, non una soltanto». 

Leggi l'intervista completa sull'edizione del Corriere dello Sport-Stadio oggi in edicola

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