Volpati: "Ho vinto lo scudetto a Verona, ora vaccino gli over 80"

Dalla Serie A alla laurea in Medicina: si racconta così l'ex calciatore del Verona, ora impegnato nella campagna di vaccinazione contro il Covid-19
Volpati: "Ho vinto lo scudetto a Verona, ora vaccino gli over 80"
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La storia di Domenico Volpati, dalla Serie A alla laurea in Medicina. Si racconta a "I Lunatici" di Rai Radio 2: "Io, ex calciatore, dallo scudetto con il Verona alla laurea in medicina: ora faccio i vaccini agli over 80. Il mio era un altro calcio e, oggi, mi piacerebbe essere un esempio per i giovani calciatori che molto spesso sono lontani dal mondo reale. Il gioco e la bella vita non durano per l'eternità".

Volpati in prima linea nella campagna vaccinale

L'ex calciatore del Verona dello scudetto ha raccontato la sua storia, che ora lo vede protagonista nella campagna vaccinale: "Come nasce il binomio calciatore-dottore? Quando ho dato la maturità nel 1970 ho preso la decisione di iscrivermi alla facoltà di Medicina e Chirurgia e mi sono sentito in dovere di portarla a termine. È stata una scelta azzardata, ma militavo tra la Serie D e la Serie C, per questo sono riuscito a far coesistere calcio e studio almeno per i primi tre anni. Sono rimasto in corso, poi sono andato un po' fuori con i tempi, perché mi sono laureato nel 1989. Ho fatto la mia strada, non so se sono un esempio, se così fosse mi farebbe piacere. I calciatori devono pensare anche al dopo, nel calcio si vive un'aria di precarietà perchè il gioco e la bella vita non durano per l'eternità. Quando tutto finisce, inizia la vita reale. E spesso i calciatori, soprattutto quelli di oggi, sono abbastanza lontani dal mondo reale".

Lo scudetto vinto con il Verona

"Lo scudetto di quella squadra parte prima dalle persone, dagli uomini, da ragazzi maturi, con la consapevolezza di poter dare il massimo e alcune volte anche di più. Quello scudetto l'hanno vinto gli uomini, prima dei calciatori. Quando trovi uno spirito di gruppo, un senso di appartenenza, questa qualità è quella che ti porta a dare il centodieci percento. Quando questo accade diventi una squadra invincibile. L'unità tra di noi continua ancora adesso, come una storia infinita. Siamo ancora amici, ci sentiamo, quando capita ci vediamo. All'inizio del campionato avevamo parlato del premio salvezza, poi partita dopo partita abbiamo iniziato anche a pensare che sarebbe stato giusto discutere il premio scudetto. Ma questo è avvenuto a marzo", commenta così Volpati sulla sua vita da calciatore professionista.

"Il calcio di oggi mi sembra un altro sport"

Si ferma poi a riflettere sulle tante differenze che distinguono, inevitabilmente, il calcio di oggi da quello degli anni '80: "E' una cosa completamente diversa. Hanno incominciato a cambiare le regole; già i 3 punti hanno cambiato qualcosa, dando più importanza all'attacco che alla difesa. Poi il portiere non può più prendere la palla con le mani, deve giocarla con i piedi. Ma noi all'epoca mettevamo in porta il più scarso e infatti ne stiamo ancora vedendo di tutti i colori. E poi il Var: ha cambiato il calcio, lo ha rallentato, e con la zona è scomparsa la partita nella partita. Il duello tra uomini non esiste più. E poi il fallo di mano: prima o poi faranno i calzoncini con le tasche, così il difensore in area di rigore per non rischiare si metterà le mani in tasca. A volte mi sembra un altro sport".

"I miei genitori più orgogliosi della laurea che dello scudetto"

"Se sono più orgoglioso dello scudetto col Verona o del fatto di essere diventato medico? Di tutte e due le cose. I miei genitori sono stati più orgogliosi quando son diventato medico. Serviva una mano in reparto vaccinazione e ho deciso di dare una mano anche io, abbiamo solo bisogno del numero di vaccini, poi non ci saranno problemi. Sono ottimista. Tra lo scetticismo e la voglia di vaccinarsi, vince la voglia di vaccinarsi." Conclude così, con l'augurio che questa battaglia al Covid-19 finisca presto, con lui protagonista di questa lotta.

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