Lippi: "Ai Mondiali pensavo ci spiassero, tirammo tutti il sedere di fuori"

L'ex ct azzurro ha raccontato alcuni aneddoti sul 2006 (e non solo) nel corso di una lezione tenuta all'Università degli Studi Internazionali di Roma
Lippi: "Ai Mondiali pensavo ci spiassero, tirammo tutti il sedere di fuori"
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ROMA - Si è vestito da "professore", l'ex ct degli Azzurri Marcello Lippi, per parlare ai ragazzi dell'Università degli Studi di Roma-Unint. In una Aula Magna affollata, infatti, l'allenatore che ha vinto la Coppa del Mondo nel 2006 in Germania ha risposto alle domande degli studenti durante l'incontro sul tema "Leadership, sport e valori di gruppo": "Per creare un gruppo le cose determinanti sono le qualità di una persona di entrare nella testa dei calciatori, di farli sentire tutti importanti. Ma soprattutto convincerli che se hanno una maniera per far vedere in tutto il mondo quanto sono bravi, è proprio mettersi a disposizione della squadra e dei compagni".

Ricordi Mondiali

Poi ha rivelato che niente possa essere paragonato alla vittoria di un Mondiale: "Ho vinto tanto nella mia carriera super fortunata, ma credetemi, nulla può sostituire la soddisfazione di vincere un Mondiale con la propria Nazionale. Non ci sono Champions League o campionati che tengano. L'emozione di regalare agli italiani un Mondiale è unica. E credetemi, in Germania c'erano tanti italiani che venivano in albergo e piangevano, dicendoci 'regalateci questa gioia'. E noi gliela abbiamo regalata. È stata una cosa meravigliosa. Devo dire che a volte ci deve essere anche la componente fortuna, come quella che ci ha permesso di evitare tutte le big fino alla semifinale. Nel calcio conta anche quella".

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Sul passaggio in Cina

Lippi poi ha raccontato la sua decisione di trasferirsi in Cina per 8 anni: "Avevo vinto tutto quello che c'era da vincere e sentivo che a livello economico non avevo capitalizzato come avrei dovuto. Così, per dare una logica a quello che avevo fatto, ho scelto di accettare dopo tante proposte. L'ultima volta che mi chiamarono mi chiesero se fossi ancora deciso a non andare, perché in caso contrario avrebbero preso Hiddink (che avevo consigliato io stesso mesi prima) e stavano a Pisa proprio per parlare con un suo agente e mettere tutto nero su bianco. Allora per scrupolo chiesi quale fosse l'offerta che gli avevano proposto e mi dissero 10 milioni di euro l'anno. A quel punto risposi che potevano allungarsi fino a Milano per parlare con me... (ride, ndr) E in ogni caso ho vinto anche lì una Champions asiatica, che in precedenza non era mai stata vinta da una squadra cinese".

L'aneddoto del fotografo

Poi ha raccontato un aneddoto divertente relativo ai Mondiali del 2006: "La mattina della semifinale con la Germania ci stavamo riscaldando in un campo vicino a Dortmund, quando ho visto dei lampi di luce venire da una pinetina lì vicino. Ho avuto il sospetto che qualche fotografo si fosse appostato e spiasse i nostri schemi. Allora ho rivelato ai miei giocatori il timore ci fosse qualcuno, e ho detto: fingete di giocare, mettetevi tutti in fila, date le spalle al boschetto dove forse c'è qualcuno e al mio via chinatevi e tiratevi giù i pantaloncini. Lo hanno fatto, e ci siamo molto divertiti. Il fatto che poi non sia uscita nessuna foto dimostra che non c'era nessun fotografo acquattato. Ma dimostra anche la serenità e l'affiatamento che stava vivendo il gruppo, una caratteristica indispensabile per vincere. Perché le pur necessarie capacità tecniche non bastano se non c'è l'armonia della squadra. L'allenatore più bravo non è il più competente, ma quello che riesce a creare il gruppo".

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