Il dribbling moderno, così cambia la scuola tecnica del calcio

Simone Riccardi e la sua academy EJ Football sono già il futuro: ecco come i ragazzi di oggi imparano il controllo del pallone attraverso esercizi mai visti prima. E così cambia il metodo di saltare l'avversario.
Il dribbling moderno, così cambia la scuola tecnica del calcio
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ROMA - Il calcio modernissimo. Quattro, cinque, sei punto zero. Così si evolve anche la tecnica di base, gli esercizi attraverso i quali si insegnano i fondamentali. E cambia l’antica arte del dribbling: oggi può essere scomposto, come un tiramisù nei ristoranti post moderni. Chissà cosa ne potrebbero pensare il Barone Causio e MaraZico Conti - tanto per restare alle nostre radici - che la capacità di saltare l’uomo ce l’avevano innata dai campetti dell’età infantile. Oggi no, tutto è cambiato. Insieme all’addio al valore del gol in trasferta, all’entrata in campo della tecnologia, allo studio dei valori attraverso gli algoritmi, ecco anche l'approfondimento delle Skill, colpi che fanno saltare in piedi gli spettatori e lasciano invece sul posto gli avversari. Genialità alla Neymar o alla Messi per tornare all’attualità. Colpi che il technical coach Simone Riccardi insegna da anni, riscuotendo successo in diverse scuole calcio del NordEuropa. Olanda e Belgio soprattutto.

CRESCITA. Così, accanto alle molteplici figure che oggi affiancano l’allenatore, ecco anche il maestro di dribbling, di tecnica in generale, di capacità di controllo del pallone. Possibile? Sì, oltre al nutrizionista e al match analyst, c’è la scuola di tecnica, che non consiste più - o non soltanto - nel restituire al volo la palla (di interno o di collo, almeno così si diceva una volta...) nelle mani di chi te la passa cento e cento volte ancora. Ma il pallone si fa sfilare sotto la suola e si fa ripartire veloce con l’altro piede; o si fa girare intorno ai conetti con giri di gambe che assomigliano sempre più a un balletto, quasi una danza rituale; o, ancora, si alza la palla improvvisamente con colpetti di punta salvo poi farla riatterrare improvvisamente in un’altra direzione rispetto a quella dell’alzata. Neymar e la sua scuola, appunto. Per arrivare al top, a Mbappé probabilmente, e magari ai suoi 150 milioni per una firma a 23 anni. E tutto ciò alcune scuole calcio, anche di grandissimi club continentali, lo insegnano ai propri allievi fin dalla giovanissima età. Sei, sette anni. Così che il controllo del pallone e la conseguente capacità quasi di scivolarci sopra diventino il pane quotidiano.

METODO. Sempre cento e cento volte ancora. «Non la devi guardare, la devi sentire» ama ripetere Riccardi ai suoi tanti giovani allievi riferendosi alla palla. Ragazzini che si divertono e crescono con la consapevolezza del pallone tra i piedi. Da tenere a testa alta. I critici obiettano che certi colpi o capacità - Skill appunto - non fanno il giocatore e che in partita servono fino a un certo punto. Vero, ma sicuramente il “sentire” la palla fa tutta la differenza del mondo. Capacità, dunque, che si ha innata e che si può anche allenare nel corso degli anni. Se in età infantile ancora meglio, perché i bambini sono spugne, nei movimenti quanto nella testa. Un’altra mazzata per gli amanti del calcio di una volta, quello dello stadio e non delle partite da acquistare su Amazon? Probabilmente sì: ma inutile starci troppo a pensare, ormai, perché il tempo vola e il percorso di cambiamento è già nella sua piena maturazione. Tanto che dopo una lunga fase di calo di appeal - dovuta anche agli ultimi tre anni orribili del mondo tra pandemia e guerra - la curva dell’interesse dello sport più popolare del mondo sta già risalendo e una scuola come quella ideata e messa in piedi da Riccardi è guardata con interesse anche da diverse squadre italiane.

TEORIE.  E così, mentre Chiellini si augura che la scuola dei marcatori torni a far “sentire fisicamente” l’avversario «come faceva Cannavaro», nei ruoli d’attacco si studiano i colpi che possono eludere proprio quel contatto fisico, anticipandolo e... dribblandolo. Con la pianta che fa cambiare improvvisamente direzione al pallone; o con un tacco che mette fuori causa il pressing di un mediano. I brasiliani, per esempio, colpi del genere li fanno sulla terra a piedi scalzi proprio da bambini. Ebbene: ora esiste anche la possibilità di impararli giorno dopo giorno nelle scuole calcio di chi ha capito che il calcio va a un’altra velocità. Per intenderci: le ultime epoche sono cambiate a ritmi ventennali con le velocità di Maradona, Ronaldo il Fenomeno e proprio Mbappé. Ora siamo al nuovo step. Potrà servire alla scuola italiana per raggiungere i ritmi di crescita che nell’ultimo decennio hanno avuto, per esempio, Belgio e Portogallo? E’ ciò che si augurano le squadre italiane che hanno contattato Simone Riccardi e i suoi collaboratori. Tanto ormai lo staff tecnico, tra chi è davanti al monitor e chi sul campo, è composto da almeno una decina di persone. Tanto vale cominciare anche a far “sentire” il pallone e a studiarne i possibili giri attraverso i movimenti di gambe e piedi. Poi se si è "portati" in maniera naturale meglio ancora. Ma come dice Ibra «nemmeno tu sai dove puoi arrivare attraverso l’esercizio di tutti i giorni». Al calcio moderno.


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