Pagina 2 | Easier Project: "Il calcio ha un segreto e noi lo conosciamo"

A tu per tu con Nico Olivieri e Matteo Gatto, ideatori del progetto che punta a rivoluzionare lo sport ai massimi livelli: "L'eccellenza è una condizione normale, non un traguardo"
4 min
Vladimiro Cotugno

Easier Project e performance: la formula rivoluzionaria

"Nello sport si parla di essere "in the zone", essere "in flow". Quando ti riesce tutto. Ecco, noi sappiamo che essere "in the zone" è la regola e non l'eccezione. Come si fa? Quando tu guardi la nostra esperienza quotidiana, da professionista in qualsiasi campo, l'equivoco di base è credere che performance = capacità + applicazione/informazione. Che il mio meglio sia un processo additivo. In realtà, quando un giocatore si trova nel flusso, in the zone, sono momenti in cui non hanno fatto nulla per trovarcisi. Perché la performance è un modello sottrattivo: capacità meno interferenze. E questo è radicalmente diverso. Questo progetto si chiede cosa si intromette tra l'atleta e la naturale prestazione ottimale, cosa gli sta impedendo di eccellere. E questo dettaglio cambia completamente lo scenario".

Meraviglioso, in teoria. Ma nella pratica, al sodo? Come lavorate in una squadra?
"Lavoriamo sull'individuale, una relazione professionale con l'atleta o con l'allenatore, con il professionista. E questa è un'opzione, quella più scontata, più ovvia, quella in cui supportiamo l'atleta in campo e fuori. E sul fuori si apre un altro grande equivoco, l'idea che la pressione che ci mettiamo addosso, la carica, la sofferenza sia un vantaggio, qualcosa che ci aiuta a tirare fuori il nostro meglio. La "sana paura", "essere sulla corda", non c'è niente di sano. Frasi come "sono arrivato lì grazie a tutta quella sofferenza"... in realtà è "sono arrivato lì NONOSTANTE tutta quella sofferenza", pensa dove potresti essere arrivato se fossi stato bene. Perché TUTTI, poi, rivelando il grande equivoco, quando si tratta di dare consigli ai giovani o a chi vuole intraprendere questa carriera, dicono sempre un'unica cosa: divertiti".

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Come Mancini all'Europeo all'Italia prima della partita con la Spagna...
"Esattamente, ricordo bene quelle sensazioni mostrate alle telecamere. Tornando al concreto, dal lavoro individuale a quello sulla squadra: siamo sempre in supporto al mister, al leader, all'allenatore. Il modo in cui lavoriamo è con lui, capendo con lui senza prendere decisioni ma mostrando queste variabili che noi vediamo: offriamo un pezzo del puzzle in più al tecnico, che magari è impegnato a lavorare su tanti campi ma non si accorge, tornando all'esempio iniziale, che la marea è bassa. E allora si costruisce un percorso, parlare con la squadra intera, intervenire su singoli elementi… Il nostro obiettivo è tirar fuori la squadra che esiste nella visione del mister, non in una teoria asettica".

Easier Project: dove si trova l'eccellenza nello sport

"Uno strumento di lavoro che utilizziamo molto è la distinzione. È essenziale. Più ne hai, più hai comprensione di quello che stai facendo. Se hai un bicchiere di vino e non ne capisci niente, puoi dire solo che è rosso o che è bianco. Ma più distinzioni hai, più comprendi quello che hai: potrai dire che è rosso rubino, bianco paglierino, fruttato, secco… più la tua capacità di comprensione aumenta, più aumenta il godere di quella cosa. Una distinzione utile quando si parla di performance, ad esempio, è quella tra esprimersi o ricercare: da un lato c’è il ricercare, dove entro in campo con un senso di mancanza, cercando di vincere per dimostrare di essere completo, e dall’altro c’è l’esprimersi, dove io entro e so che sto bene, ho un terreno solido sotto i piedi, la mia identità non è in gioco. A quel punto entro in campo per esprimere me stesso e quello che sono, perché è la mia passione e non potrei fare altrimenti. E una è un'esperienza miserabile, l'altra è un'esperienza fantastica. Ed è là che si trova l'eccellenza. E da Federer a Del Piero, puoi sentirlo ovunque. Quanto cambia tra chiedersi "cosa posso fare oggi per darmi il permesso di stare bene e dirmi che non sono un fallito" o domandarsi "cosa voglio fare oggi per fare la differenza"?

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