Caso D’Onofrio, ecco chi è che pagherà

I vari pezzi del puzzle cominciano a comporsi, Trantalange riunisce sezioni: monologo di 28 minuti senza alcun contraddittorio
Caso D’Onofrio, ecco chi è che pagherà© Getty Images
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Edmondo Pinna
TagscalcioArbitriProcuratore

ROMA - Il caso-D’Onofrio, l’ex procuratore dell’AIA arrestato perché ritenuto, da chi indaga, colpevole di spaccio internazionale di sostanze stupefacenti e già condannato nel 2020 a 2 anni e 8 mesi perché sorpreso con 40 chili di marijuana, comincia a far cadere le prime tessere di un puzzle che potrebbe essere molto più grande di quello che sembra. La notizia, ieri, arriva direttamente dall’AIA ed è, per certi versi, sorprendente, per quanto scontata. Il presidente della sezione di Cinisello Balsamo, la stessa di D’Onofrio, è oggetto di «proposta di decadenza» che sarà «discussa e deliberata» da un Comitato Nazionale straordinario (domenica). La stessa sezione sarà commissariata. Perché in una seduta «del Consiglio Direttivo Sezionale (…) sono emerse notizie e circostanze riferibili al Sig. D’Onofrio Rosario suscettibili di dover essere immediatamente comunicate per conseguenti valutazioni e che ne era stata omessa la segnalazione agli organi preposti per il seguito di competenza». Tradotto: la verità sull’ex procuratore dell’AIA era nota all’interno della sezione (onestamente si faceva fatica a credere il contrario, Cinisello non è Tokyo), ma nessuno aveva comunicato nulla. Quindi: via il presidente, sezione commissariata. Tutto chiaro? Insomma. Anche perché, sempre ieri, il vertici dell’AIA avevano riunito sezioni e CRA (227 persone circa) per un incontro su Zoom: molti si aspettavano, oltre alle spiegazioni, un dibattito. Ed invece: 26’ di monologo del presidente Trentalange, che ha spiegato anche come Gravina in CF li abbia appoggiati (in via Allegri in serata sono caduti dalle nuvole, le indagini vanno avanti, ancora una decina di giorni), 2’ e spicci per il vice Baglioni e fine delle trasmissioni, senza quel contraddittorio tipico di trasparenza e condivisione. Molti non hanno gradito, ci saranno prese di posizione formali?

Verifiche

In Federcalcio, dove è arrivato il faldone che riguarda le indagini su Rosario D’Onofrio da parte della DDA di Milano (più di mille pagine, c’è chi dice addirittura duemila), intanto cominciano a farsi alcune domande. Perché il primo tassello è andato al suo posto. Qualcuno, quindi, all’interno dell’Associazione Italiana Arbitri, sapeva. Era l’unico? E’ quello che si domandano gli investigatori. Possibile che Giuseppe Esposito, presidente della sezione di Cinisello Balsamo, si sia tenuto tutto per sé? L’AIA ha ribadito anche in Consiglio Federale martedì di essere all’oscuro di tutto e di sentirsi «tradita», tesi sostenuta anche ieri sera, durante il monologo via web (convocato prima per il 17 dicembre, poi per ieri) per giustificare (anche) il duro colpo politico derivante dalla perdita degli organi di giustizia domestica (Procura e corti giudicanti), che passeranno dal 1 gennaio sotto l’egida della Figc (ma fino al 15 dicembre, la giustizia domestica arbitrale pare continuerà a lavorare alacremente). Uno scacco che ieri è stato liquidato con un (sintetizziamo): «Meglio così». Ma le domande sono diverse: possibile che nessuno, sul territorio, sapesse nulla? Neanche al CRA Lombardia? Domande alle quali gli 007 federali proveranno a dare una risposta.

Benemerenza

Ma non è l’unica domanda che si pongono dalle parti di via Allegri. C’è la questione della benemerenza, conferita a D’Onofrio il 30 marzo del 2022 (le news che lo riguardano sul sito dell’AIA sono state cancellate) mentre era agli arresti domiciliari. L’art. 52 del Regolamento AIA elenca i requisiti che servono per poter ricevere questa onorificenza. Su proposta del presidente dell’AIA, la si può concedere anche a chi non raggiunge il top della carriera, ma che almeno non abbia avuto sanzioni disciplinari e (punto “e”) soprattutto non abbia «riportato condanna penale passata in giudicato per reato non colposo a pene detentive superiori a un anno ovvero a pene che comportino l’interdizione dai pubblici uffici superiore ad un anno». Appunto. Nessuno ha verificato? Tutti a fidarsi dell’autocertificazione? E’ vero che D’Onofrio aveva presentato un curriculum (ovviamente non veritiero) che sfavillava ma nessuno ha mai sospettato nulla, nessuno ha fatto una verifica più approfondita visto che si trattava di una benemerenza per i più meritevoli «in relazione al contributo offerto all’Associazione o per altre speciali ragioni»? 


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