L’emiro Cristiano Ronaldo all’ultimo ballo

CR7 ha detto sì all’Al Nassr di Rudi Garcia, guadagnerà mezzo miliardo fino al 2025 e vuole trascinare ancora il Portogallo
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Roberto Maida

Ormai è un segreto farlocco, perché tutti sanno che Cristiano Ronaldo concluderà la carriera in Arabia Saudita: non c’è niente di ufficiale ma il potentissimo agente Jorge Mendes ha detto di sì all’offerta che non si può rifiutare arrivata dall’Al Nassr, la squadra allenata dall’ex romanista Rudi Garcia. Ronaldo guadagnerà mezzo miliardo di euro netto fino al giugno 2025, quando avrà compiuto 40 anni. Sarà il calciatore più pagato del mondo, anche davanti al trio del Psg composto da Mbappé, Messi e Neymar. Ma se ci stiamo concentrando, più o meno giustamente, su una proposta economica e commerciale senza precedenti, forse trascuriamo il risvolto sportivo della vicenda: se il Portogallo stasera viene eliminato dalla Svizzera, non vedremo forse mai più Ronaldo in una grande partita di calcio. Questo è il suo ultimo Mondiale, salvo miracoli bionici, ma rischia di essere anche la sua ultima recita di alto livello.

Divisivo

Intanto, il dilemma tecnico ha acceso un dibattito popolare: il Ronaldo di oggi è una risorsa o un freno per le ambizioni del Portogallo? Il 70 per cento dei tifosi in patria, secondo un sondaggio del giornale sportivo A Bola, preferirebbe che andasse in panchina. Forse lo stesso Fernando Santos sarebbe felice di escluderlo, a maggior ragione dopo il diverbio dopo la sostituzione contro la Corea che il ct aveva inizialmente minimizzato. Ieri però Santos è stato duro e onesto nel commentare l’atteggiamento del suo campione: «Lì per lì non mi ero accorto della sua reazione. Poi, l’ho rivista in tv e vi dico che non mi è piaciuta. Proprio per niente. Detto ciò, certe situazioni si risolvono internamente e noi lo abbiamo fatto: Cristiano è pronto per la partita con la Svizzera come tutti gli altri». Non ha chiarito se Ronaldo giocherà titolare: «È disponibile, io metterò in campo la formazione che ritengo più idonea per la partita» ha tagliato corto il ct, che non si è sbilanciato neppure sul trasferimento in Arabia Saudita. «Non ne abbiamo parlato - ha assicurato - sono questioni che riguardano la sua vita e la sua carriera. Io so che Cristiano oggi è completamente concentrato sulla Nazionale».

Tensioni

Non è proprio la vigilia più semplice per il Portogallo, che tra l’altro viene da due eliminazioni agli ottavi tra Mondiale ed Europeo. Ronaldo fin qui ha segnato un gol su rigore contro il Ghana, diventando il primo calciatore della storia a obliterare cinque biglietti diversi, ma nelle due successive partite non ha mai tirato nello specchio della porta. Gli era successo solo altre due volte nelle precedenti 18 in un Mondiale. Anche i compagni più importanti non sembrano più riconoscergli la leadership tecnica. Inoltre Cristiano, come il rivale Messi prima della partita con l’Australia, non ha mai segnato nelle sei partite mondiali giocate a eliminazione diretta. Il declino del fuoriclasse, che a quasi 38 anni pretende ancora una squadra che giochi in funzione dei suoi record personali e per questo ha rotto i rapporti con il Man United, è l’elemento angosciante di un gruppo pieno di talento offensivo. Se per accontentare Ronaldo devi sacrificare Leao, tanto per dirne una, forse i conti non tornano più. «Ma Rafa nel Milan gioca in un modo diverso - chiarisce Santos - perché ha più libertà. Con noi deve occupare una posizione più precisa. Comunque ha talento e ho grande fiducia in lui». Eppure, in Qatar gli ha concesso solo 59 minuti (con un gol), contro i 235 di Ronaldo: pensate se non avesse avuto fiducia.


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