Caso D'Onofrio, deferito Trentalange: sono addirittura 7 i capi di accusa

Alla base del deferimento al Tribunale Federale Nazionale, una serie di incolpazioni in merito alla vicenda riguardante l’ex Procuratore Nazionale dell’AIA
Caso D'Onofrio, deferito Trentalange: sono addirittura 7 i capi di accusa© Getty Images
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ROMA - La Procura federale della Figc ha deferito Alfredo Trentalange, ex presidente dell'Aia, per il caso legato a Rosario D'Onofrio, il capo della procura arbitrale arrestato per un traffico internazionale di droga. Sono addirittura sette i capi d'accusa nei confronti dell'ex numero uno degli arbitri, che si è dimesso dalla carica il 18 dicembre scorso:

a) ha omesso di assumere qualsiasi iniziativa, anche la più minimale, per accertare i reali requisiti professionali e di moralità del sig. Rosario D’Onofrio, con cui Trentalange aveva un rapporto personale consolidato di vecchia data, prima della proposta, fatta dallo stesso Trentalange, e conseguente nomina da parte del Comitato Nazionale AIA (nel marzo 2021), a Procuratore arbitrale dell’A.I.A., mentre il nominato era detenuto agli arresti domiciliari, perché condannato per gravissimi reati concernenti la detenzione di sostanze stupefacenti;

b) per aver contattato telefonicamente il Vice Presidente della Commissione Disciplinare Nazionale, avv. Andrea Sandroni, che aveva riscontrato negligenza e inadeguatezza professionale in capo a D’Onofrio quale componente della predetta Commissione, chiedendogli di non assumere nuove iniziative contro Rosario D’Onofrio, e così facendo - per proteggere D’Onofrio, - interferiva con l’attività, le prerogative, l’autonomia e l’indipendenza di un Organo di giustizia sportiva;

c) per aver omesso di assumere qualsiasi iniziativa, anche la più minimale, per controllare il possesso dei requisiti professionali e di moralità necessari per l’attribuzione al sig. Rosario D’Onofrio di importanti onorificenze e premi (arbitro benemerito e premio Concetto Lo Bello), nel mentre D’Onofrio era detenuto agli arresti domiciliari in quanto condannato per gravissimi reati concernenti la detenzione di sostanze stupefacenti;

d) per aver omesso di assumere ogni e più opportuna iniziativa, anche la più minimale, diretta ad accertare e conseguentemente intervenire affinché il sig. Rosario D’Onofrio garantisse un contegno diligente e una presenza regolare presso l’Ufficio, come richiesto dal suo ruolo di Procuratore Nazionale AIA, tenuto anche conto della rilevante mole di lavoro (1700 fascicoli l’anno) pendente presso il citato Ufficio;

e) per non aver adottato modelli organizzativi idonei ad assicurare uno standard minimo di trasparenza e di correttezza amministrativa, finalizzati all’esecuzione presso l’AIA di un’attività di controllo sui rimborsi delle spese anticipate dai soggetti facenti parte degli Organi della Giustizia sportiva AIA, comportamento che ha agevolato l’attività illecita di Rosario D’Onofrio, Procuratore Nazionale AIA, il quale - per l’esercizio delle sue funzione dal mese di marzo 2021 al mese di agosto 2022 – ha presentato richieste di rimborso spese non veridiche di rilevante entità alla FIGC e all’AIA stessa;

f) per aver comunicato e distribuito durante il Comitato Nazionale AIA riunitosi a Caltanissetta il 12 novembre 2022 un documento (notizia poi riportata dalla stampa nazionale) recante apparentemente le dimissioni dall’AIA di Rosario D’Onofrio, senza avere previamente compiuto la benché minima verifica finalizzata ad accertare attendibilità e veridicità del documento e del suo contenuto nonostante vi fossero plurime circostanze che deponevano per la non veridicità del documento stesso;

g) per aver, nel corso del Consiglio Federale del 15 novembre 2022, nel quale si discuteva il caso 'D’Onofrio', reso dichiarazioni non veridiche, in ordine alla avvenuta acquisizione di un curriculum di Rosario D’Onofrio prima della sua nomina a Procuratore AIA, ai titoli di studio e professionali posseduti da quest’ultimo e alle presunte, ma inesistenti, autocertificazioni rese dal medesimo.


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