Koeman si ribella: "Il rigore al Real? Una commedia di Sergio Ramos"

Dopo la sconfitta per 3-1 con il Real, la seconda consecutiva in campionato, il tecnico del Barcellona entra in polemica anche con la classe arbitrale: “Ogni volta il Var ci danneggia. Mai una decisione a nostro favore”
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Stefano Chioffi

Nel Barcellona era stato allenato da un professore come Cruijff e aveva deciso una finale di Coppa dei Campioni con un tiro da autovelox - una punizione da 180 chilometri all'ora, durante i supplementari - spegnendo i sogni della Samp di Mancini e Vialli. Qualche vecchio amico catalano, in estate, gli aveva consigliato di rinunciare all’offerta del club blaugrana e di non lasciare la vita tranquilla da ct della nazionale olandese. Non ha rimorsi, non si è pentito, Ronald Koeman, ma non immaginava di sicuro che si sarebbe trovato a gestire una squadra in eterno conflitto con i dirigenti. Messi litiga con il presidente Bartomeu. Piqué accusa il club di calpestare l’amore dei tifosi e la fiducia dei giocatori. Il Barcellona è inquinato, avvelenato dalle rivalità, dai contrasti interni per un mercato che i leader del gruppo non hanno condiviso e per la cicatrice legata alla cessione di Suarez all’Atletico Madrid del Cholo Simeone. Rapporti guasti, avariati, compromessi.

Messi ha giurato che non rinnoverà mai il suo contratto, in scadenza a giugno, se il 15 marzo Bartomeu verrà rieletto dai soci. E la sconfitta al Camp Nou contro il Real Madrid (1-3) rischia di accentuare i disagi di una stagione contaminata dalle polemiche. Bartomeu è arroccato nella sua torre d’avorio. Parla solo con Koeman, al quale ha chiesto in estate di rivoluzionare il Barcellona senza farsi condizionare dai nomi. Meno costi e più talenti del vivaio; ingaggi tagliati del 30% e stop agli acquisti stellari. L’opposto di quanto pretendeva Messi. Ansu Fati è il simbolo di questo rinnovamento imposto dal bilancio e dagli effetti della pandemia: ha segnato contro il Real, è diventato (a 17 anni e 359 giorni) il più giovane marcatore nella storia del “Clasico”, ha sfiorato la doppietta. Titolare come Pedri, altro diciassettenne e altro gioiello della cantera, trequartista che deve sopportare il peso dei paragoni con Iniesta. E poi il terzino destro Sergiño Dest, classe 2000, scuola Ajax, doppio passaporto americano e olandese, e il baby portoghese Trincão, vent’anni, ala destra, ex Braga, che ha come procuratore Jorge Mendes.

Il Barcellona è dodicesimo in classifica dopo cinque giornate. Ha perso due partite consecutive in campionato: 1-0 con il Getafe e 1-3 con il Real. Koeman è in crisi, mentre Zidane ha ripreso a navigare in acque più calme, cancellando i ko con il Cadice e lo Shakhtar. Il francese non ha perso, da allenatore, nessuno dei suoi sei “Clasicos” al Camp Nou: tre vittorie e tre pareggi. Meglio di Zizou, nella storia dei “blancos”, c’è solo Miguel Muñoz, imbattuto in sette sfide. Koeman ha cercato di risollevare subito il morale dei giocatori e dei tifosi del Barça: "Abbiamo giocato bene e creato tante occasioni. Risultato ingiusto. Alcune decisioni dell'arbitro Juan Martínez Munuera non le ho capite. Sergio Ramos ha fatto una commedia in campo e alla fine ha ottenuto il rigore dell’1-2 che ha cambiato direzione alla partita. Non c'è stata una lettura corretta dell'episodio. Colpa del Var, nessuno si è accorto che è stato Sergio Ramos a trattenere per primo la maglia di Lenglet e a sbilanciarlo. Cosa ho detto all’arbitro? "Per te è rigore? Ok, per me non lo è”. Spero che un giorno qualcuno possa spiegarmi come funziona il Var in Spagna. Qui si ricorre alla tecnologia solo per andare contro al Barça. Mai un episodio a favore. Ci hanno negato un rigore su Messi a Siviglia. E non hanno espulso due avversari nella gara con il Getafe”.

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