Onore a Mihajlovic, paga gli errori di Berlusconi e Galliani: il Milan doveva esonerare loro

Allegri, Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic, Brocchi: 5 allenatori diversi in 27 mesi. Silvio zamparineggia, anche se il presidente del Palermo è insuperabile. Tutti gli errori di una società che da 5 anni non vince nulla. Ecco perché
Onore a Mihajlovic, paga gli errori di Berlusconi e Galliani: il Milan doveva esonerare loro© LaPresse
Xavier Jacobelli

ROMA - «Vi presento il signor Mihajlovic, l’uomo che fa per noi: contenderà lo scudetto alla Juve e insegnerà ai nostri calciatori come si battono le punizioni». Silvio Berlusconi, Milanello, 3 luglio 2015.

MILAN, CHE BUFERA: ESONERATO MIHAJLOVIC. SQUADRA A BROCCHI

Allegri, Seedorf, Inzaghi, Mihajlovic, Brocchi. Cinque allenatori diversi in panchina nell’arco di 27 mesi, di cui quattro oggi a libro paga. Berlusconi zamparineggia, anche se, in materia di esoneri, il presidente del Palermo rimane un fuoriclasse insuperabile. E’ malinconica e deprimente l’ennesima rivoluzione milanista, terribilmente ingiusta nei confronti del quarantasettenne tecnico serbo, mentre il primo augurio che si possa fare a Brocchi è non fare la fine di Seedorf e Inzaghi.

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Berlusconi non poteva trovare un modo peggiore per solennizzare il trentesimo anniversario della sua gestione, che non ha mai vissuto giorni così bui. Appallottolando le veline di regime, la verità è semplice: Mihajlovic paga gli errori strategici del club, le ripetute invasioni di campo del proprietario e le cantonate di mercato che Galliani continua a prendere da cinque anni. Da quando la società commise l’imperdonabile errore di mollare Pirlo.

Da allora, acquisti sballati, giocatori non da Milan, rinnovi contrattuali sconcertanti. Allegri messo alla porta, come se nulla fossero uno scudetto, una Supercoppa di Lega, un secondo e un terzo posto conquistato dopo che gli avevano raso al suolo l’organico. Poi, il diluvio: Seedorf, catapultato dal Brasile a Milanello, contrattualizzato sino al 30 giugno 2016, accolto in pompa magna nel gennaio 2014 e scaricato come un pacco postale sei mesi più tardi, dopo un girone di ritorno durante il quale aveva totalizzato meno punti soltanto di Conte e Garcia. Bruciata una Bandiera con la B maiuscola, lo stesso destino è stato riservato a un’altra leggenda milanista, sacrificato sull’altare di un guardiolismo in salsa arcoriana: Filippo Inzaghi, mandato allo sbaraglio con un organico che definire inadeguato è un eufemismo (52 punti in 38 gare, media 1,36, decimo posto finale).

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E allora, ecco Mihajlovic: 49 punti in 32 partite (media 1,53), attualmente sesto in classifica, finalista di Coppa Italia dove il 21 maggio avrebbe dovuto affrontare la Juve, un traguardo riguadagnato dopo 13 anni. Tutto inutile. E’ da settembre che Sinisa è sulla graticola di Berlusconi: battute, frecciate, preavvisi di licenziamento ed effimeri attestati di fiducia, visite a Milanello lastricate di buoni propositi e pessime, sorrisi di plastica per i fotografi, disquisizioni pubbliche e private su “giuoco” e bel “giuoco", il possesso palla, la mentalità offensiva, l’obbligo di giocare con due punte e bla bla bla, come se questo fosse ancora il Milan di Sacchi o di Capello, di Baresi e Van Basten, di Ancelotti e Gullit. E lasciamo stare la settimana che ha preceduto la Juve, scandita dal totosuccessore (Brocchi; Lippi con Brocchi; Lippi; Di Francesco) e sigillata dalla rimpatriata ad Arcore fra Berlusconi, Galliani e Sacchi: anche Giobbe si sarebbe leggermente alterato, figuratevi MIhajlovic. Nel frattempo, dal Natale 2014, quando Galliani ritirò le dimissioni dopo il siluro di Barbara che, con il fatidico comunicato all’Ansa del 3 novembre precedente, aveva colato a picco il mercato del Braccio Destro, la guerra guerreggiata Via Aldo Rossi non è mai finita e, sino a quando Silvio non taglia il nodo gordiano per stabilire chi comanda e chi obbedisce, la confusione regna sovrana.

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Per non dire degli assillanti problemi di bilancio: secondo il quotidiano Milano Finanza le perdite dell’esercizio 2015 dovrebbero attestarsi attorno ai 90 milioni di euro, dopo il rosso di 91 milioni di euro del 2014. Il che significherebbe sfiorare i 340 milioni di passivo dal 2010 a oggi. Se non ci fosse la Fininvest a ripianare i deficit (oltre 200 i milioni di euro versati negli ultimi due anni), i dolori sarebbero fortissimi. Aggiungete gli oltre 90 milioni di euro spesi male sul mercato estivo 2015 e viene naturale rivolgere un pensiero all’inafferrabile Mr Bee Taechaeubol. Era il 31 luglio 2014 a Milano quando, in mondovisione e fra reciproci inchini, Berlusconi e il broker thailandese annunciarono di avere raggiunto l’intesa sul 48% del pacchetto azionario, valutato 480 milioni di euro dall'anguillesca cordata asiatica i cui membri, evidentemente, avevano le mani insaponate. Il cassiere del Milan li sta ancora aspettando. Mihajlovic è stato costretto a fare un triplo salto mortale carpiato senza rete di protezione. Ha dato l’anima, si è arrabbiato, ha sbuffato, ci ha creduto sino in fondo, se tutti i suoi giocatori l’avessero imitato sin dal primo giorno, oggi pomeriggio a Milanello a dirigere l’allenamento del martedì ci sarebbe ancora lui. Non gli è bastato. Ha avuto il coraggio di lanciare in serie A a 16 anni Gianluigi Donnarumma, che un giorno diventerà il Buffon del terzo millennio e, intanto, vale già 30 milioni di euro. Ha fatto in tempo a rivedere contro la Juve un barlume di Balotelli, ha pagato una difesa abborracciata, un centrocampo dove da cinque anni manca l’uomo di qualità, un attacco dove Bacca ha segnato 14 gol, ma si è ritrovato troppo solo. Il Milan ha esonerato Mihajlovic, ma doveva esonerare Berlusconi e Galliani. Onore a Sinisa, uomo vero.

Milan: ufficiale l'esonero di Mihajlovic
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Milan: ufficiale l'esonero di Mihajlovic

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